Rosa! #1: Ho sposato uno zombie

rosa giulia canetto

Giulia Canetto, Rosa

Se siete nostri lettori conoscete già la nostra proverbiale maestria nelle rubriche: Casual Friday chiusa dopo un anno dall’ultimo arrivato, GATTINI falliti perché non abbastanza , sortite uniche, romanzi incompiuti, racconti abbandonati, le sole eccezioni sono di Sergio Gilles Lacavalla (qui e qui). In poche parole. Questa volta però è diverso: Luca Marinelli, che non ha mai lasciato nulla di intentato, ci ha convinti a colorare Verde di Rosa. Una volta al mese, da oggi (che doveva essere ieri). Come ha fatto? Così: “È da un po’ di tempo che ce l’ho in testa, un rosa sparato e poi niente, me lo immagino quando chiudo gli occhi, ci coloro i baffi alle tipe sulle parole crociate quando vado al gabinetto, me lo sogno, me lo sogno sempre, i miei sogni ormai sono come essere sospeso in una nuvola di zucchero filato, e c’è una voce che mi ripete ROSA, ROSA, ROSA, chissà se anche i profeti da giovani hanno cominciato così.
Allora ho fatto questo: sono andato dal nostro amato Commissario e gli ho detto che la letteratura rosa aveva bisogno di essere valorizzata, che non era possibile continuare senza che esistesse uno spazio in Italia che portasse in alto il nome troppo spesso denigrato della letteratura rosa e che la big babol, anche se fa davvero schifo come sapore, è una cosa che ci ricordiamo tutti perché è così rosa che non te la puoi scordare mai. Ho concluso esclamando, mentre lui aveva già sollevato un paio di sopraccigli: facciamo ROSA! Permettimi di dimostrare che il rosa non è un genere secondario, che tutto si può fare in chiave ROSA! Ti prego, non te ne pentirai.
Quando mi ha detto di sì doveva essere parecchio ubriaco, e dato che sono un chiacchierone doveva anche aver creduto che non mi sarei messo di buona lena a radunare una banda di pazzi che scrivessero su ROSA! per operare una rivalutazione, per mostrare che – a discapito di quello che si è portati a pensare – il ROSA! Ha infinite possibilità.
Il primo di questi pazzi, io credo, non poteva essere che Ferruccio Mazzanti. Ferruccio ce le ha tutte le caratteristiche per essere il primo a buttarsi con ROSA! È un visionario, ha una scrittura importante e ama gli zombie. E allora sono felicissimo di cominciare così, con Ho sposato uno zombie.”
La copertina è di Giulia Canetto.

I

Di solito torno a casa verso le otto di sera e mio marito non c’è, non ha cucinato, non ha rimesso a posto il divano, non ha svuotato la lavatrice o riempito la lavastoviglie, non ha pulito il bagno, non ha spento la tv e non si è neppure spazzolato i denti. Trovo solo dei suoi messaggi in segreteria.
Dice: Aaaerghsreaghghgh!
A volte grida AAAAAAAAAAEEEAAEAEAEAEAESERRRRRRRR!!!
Dei giorni invece biascica: gngnblublugngngn!

Io so cosa vorrebbe comunicarmi. Lo conosco da così tanti anni. È fatto così e lo amo nonostante tutto. All’inizio pensavo che fosse una cosa ingiusta e mi lamentavo, ma col tempo ho imparato che la mia negatività non porta a niente e che se faccio le cose le devo fare per me stessa. Così mi preparo qualcosa da mangiare, sistemo i cuscini del divano, stendo i panni, lavo i piatti e getto la spazzatura in cantina. Ecco, se c’è una cosa di cui mio marito si occuperà sicuramente è sistemare la spazzatura. In fin dei conti è bello sapere che il mio uomo manterrà sicuramente almeno uno dei propri impegni. Lo farà di notte o domattina, ma so che lo farà.

II

Il lunedì, quando esco da lavoro, mi piace rilassarmi con Giorgia al Caffè degli Artisti, dove beviamo uno Spritz e chiacchieriamo di quanto sia faticoso oggigiorno essere donne. Non solo la società ci impone di essere così tante cose tutte insieme: casalinghe, donne in carriera, oggetti del desiderio, meretrici, madri, sportive, intellettuali, ma dobbiamo sopportare anche quella frettolosità affettiva che caratterizza tutti gli uomini quando la fiamma dei primi mesi di sesso si è un po’ raffreddata. È come se il destino degli uomini fosse quello di trasformarsi in bistecche di maiale congelate. Stasera Giorgia mi ha addirittura confessato che suo marito preferisce guardare un film piuttosto che parlare con lei. O ascoltare la musica piuttosto che parlare con lei. O uscire senza di lei piuttosto che parlare con lei.

Scherzando ma non proprio le ho risposto che il mio neanche lo vedo più. Mi tocca fare tutto a me in casa. Vorrei soltanto che qualche volta mi dicesse che mi ama, che sono bella, che pensa solo a me. E invece il suo linguaggio è come regredito ad un livello barbarico. Il suo atteggiamento poi è collerico, sembra che non gli vada mai bene nulla. A volte ho il sospetto che le sue sinapsi si siano sciolte a causa di tutte le birre che ha trangugiato in vita sua.
Quando ce ne siamo andate, ci siamo abbracciate e baciate, io e Giorgia, poi sono tornata a casa e ho trovato un messaggio di mio marito in segreteria.
Diceva: Arararararararaanananandnfdnfhjheddhcdhggngngnggngg
Ho rimesso a posto il divano. Mi sono riscaldata qualcosa da mangiare. Ho pulito il bagno. Mi sono lavata i denti. Ho buttato la spazzatura in cantina. A quella almeno ci pensa mio marito, lo so per certo. Lui non è come gli altri uomini, quando si tratta di fare certe cose.

III

Il martedì, invece, la mattina non lavoro. È una splendida occasione per andare a fare un po’ di compere. Mi piace da morire lo shopping. Prima vado ai mercati all’aperto e contemplo tutte quelle occasioni a due euro l’una ammonticchiate sopra a dei tavoli. Ci sono anche libri e orribili paninari che vendono cadaveri affettati col coltello. Di solito mi compro cinque o sei indumenti che poi, provandoli una volta tornata a casa, scopro sempre che non sono della mia misura.
Dopo i mercati all’aperto, gironzolo in centro tra un negozio e l’altro, fermandomi a bere un caffè nei bar letterari. Mi sento come una turista in un film degli anni Sessanta. Magari a Parigi o a New York o a Katmandu (sono sempre voluta andare a Katmandu).

Respiro a fondo e ho la sensazione di essere libera. Qualche volta mi sembra che tutto abbia un senso. Intendo questa routine. Intendo il susseguirsi dei giorni. Intendo il perseverare nelle scelte che ho fatto, come il lavoro, il matrimonio, il senso di abbandono nonostante la mia intensa vita sociale. Spesso il martedì compro anche costosi completi da sera. E alle due entro a lavoro. E alle otto sono a casa. Mio marito non c’è. Un suo messaggio in segreteria afferma che: gngnngblblblblblbblblbnununununugngngndudu.
Rimetto a posto il divano. Guardo la tv. Stendo i panni. Getto la spazzatura in cantina. So che ci penserà mio marito, stanotte o domani mattina.

IV

Questo mercoledì pioveva. Sono andata a lavoro a piedi, con l’ombrello. Mi è sempre piaciuta la pioggia. Ho scattato alcune fotografie ai riflessi del cielo specchiati nelle pozze. E l’umido che penetrava lentamente attraverso la pelle dei miei stivali. E le auto che sollevavano l’acqua con le ruote, le luci dei semafori che si smembravano, tutte quelle persone che scendono dagli autobus e scappano sotto la tettoia. Io, dal canto mio, ho un impermeabile rosso che diventa una specie di gonna all’altezza delle ginocchia. Ma quando la sera sono tornata a casa completamente bagnata il divertimento era finito già da un pezzo. E mio marito non era a casa. Un suo messaggio in compenso era in segreteria, un messaggio in cui blaterava:
blblblblblbllblblblbAAAAAARARRARARARRARARARA!!!!
A volte penso che sia affetto dalla rabbia. Ho passato l’aspirapolvere. Ho guardato un film. Ho gettato la spazzatura in cantina. So che ci penserà mio marito. Stanotte. O domattina.

V

Il giovedì esco da lavoro alle sei e allora vado in palestra. Mi devo tenere in forma, soprattutto con l’avanzare dell’età. Giorgia, che ha un corpo da favola, mi ha consigliato di fare pilates, che rassoda i glutei e il giro pancia e io, come sempre, le ho dato ragione. All’inizio era una fatica quasi insopportabile, ma col passare dei mesi l’allenamento si è fatto meno duro ed io mi sono sentita più energica e vitale. Basta coi momenti di depressione e tristezza, si deve essere sorridenti e piene di entusiasmo. Alla fine della lezione sono sudata fradicia. Mi bevo un litro di acqua che il dietologo mi ha consigliato per la ritenzione idrica e mi faccio una doccia prendendomi tutto il tempo che mi va. Poi torno a casa. Mio marito non c’è. Un suo messaggio in segreteria mi ricorda che fgnfgnfgnfgnfgnfgnfgnfgnfgnfgnfgnf.
Mi lavo i denti. Butto la spazzatura in cantina.

VI

Il venerdì sera ceno sempre insieme alle mie amiche. Di solito siamo io, Carolina, Giorgia, Costanza, Vanessa, Lucia, Michela, Carlotta, Giulia, Ester e Marta. Non è che tutte le volte siamo tutte, qualche volta manca una o l’altra, ma è la nostra serata tra donne e ci teniamo particolarmente. Ceniamo fuori, di solito a qualche ristorante etnico, e dopo andiamo a bere e facciamo un po’ le pazze, come se il tempo non fosse passato sul serio. Flirtiamo con qualche uomo, a volte scrivendo il nostro numero leggermente modificato nella loro rubrica del telefono, ridiamo fino a farci venire il mal di pancia, a volte gridiamo canzoni nella notte e andiamo a ballare in qualche club dove ci vuole la tessera per entrare. E parliamo male sempre e comunque dei nostri ragazzi. È buffo come sia possibile che tutte noi si sia ancora capaci di amarli data la freddezza e il distacco con cui ci trattano. È come se non fossero più capaci di comunicare con noi. Se almeno avessero delle amanti, tutto questo avrebbe un senso e invece io so per certo che mio marito non sarebbe mai in grado di compiere un’azione del genere. È come se tutti i lavori che ha dovuto fare gli avessero trasformato il cervello in un purè di fagioli, liquefacendogli i desideri. A volte mi sembra che voglia solo mangiare e mangiare e mangiare. O bere e bere e bere. Tutto il resto non gli interessa più.

A notte fonda torno a casa e vedo la luce della segreteria che lampeggia. Ascolterò il messaggio domattina. Tanto sarà mio marito, che non è in casa, che mi dice ghnghnghng.

VII

Di sabato mi alzo sempre all’ora di pranzo. Ascolto i messaggi in segreteria e mio marito mi dice che AEAEAREARAESAEAEAEAEAEAESAS
Il pomeriggio poi non faccio nulla. E la sera mi guardo un film. E prima di andare a letto butto la spazzatura in cantina. Ci penserà mio marito, no?

VIII

La domenica è il giorno delle pulizie. Pulisco tutta la casa a fondo. Passo lo straccio sui pavimenti, raschio le vie di fuga tra le mattonelle del bagno, adoro spremere il barattolo del Wcnet dentro a tutti i più remoti e irraggiungibili angoli di ceramica del water. Poi sbatto i tappeti fuori dalla finestra e spolvero tutti i mobili e lavo i vetri delle finestre e cambio le lenzuola del letto e quando ho finito di pulire ogni più impensabile centimetro quadrato, come se pulire fosse un modo per dilazionare il tempo, per farlo scorrere più lentamente, allontanare le cose che veramente non vogliamo fare, quando non c’è più niente da fare, allora vado giù in cantina. Accendo la luce e mio marito è lì, circondato dalla plastica distrutta dei sacchetti della spazzatura, col suo telefono in mano, la faccia marcia e la bava che gli cola dalla bocca, che grida e grida AAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
Ed io penso che non so come sia possibile, non so proprio come sia possibile, ma lo amo ancora.

Ferruccio Mazzanti

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