Risolvibile

C’è un nuovo racconto di Paolo Gamerro (mancava da un po’), “una piccola parte di una cosa più grande che sto provando a scrivere.” Il disegno è di Cristiano Baricelli. È lunedì, tranquilli, tutto è Risolvibile. Buon inizio di settimana.

Chiara torna a casa completamente rimbambita (per via delle notti insonni, dello stress e della colonscopia appena fatta, o meglio, per via dei sedativi che le hanno somministrato e che ancora sono in circolo nel suo corpo), piangendo. Dietro di lei, suo padre, corrusco, dice che il dottore gli ha comunicato che si tratta di rettocolite ulcerosa, e io smetto di leggere di colpo Internazionale, mi alzo dal divano e dico che mi dispiace, deglutisco e ripeto che mi dispiace molto. Al padre, intendo, perché Chiara si è buttata sul letto a piangere, tra poco si riaddormenterà di nuovo.
«Ce l’aveva anche tua sorella, vero?» mi chiede il padre di lei, che mi è sempre sembrato un grande stronzo gelido antipatico, ma che ora pare un vecchietto triste e preoccupato, smunto e con gli occhi piccolini. Guardo il suo cappotto color cammello, il dolcevita nero e stropicciato, i capelli spettinati, i pantaloni larghi e le scarpe da corsa. Sono stati in ospedale tutta la mattina.
«Certo» lo rincuoro senza poi avere nessuna voglia di rincuorare un pezzo di merda del genere, «l’ha avuta anche mia sorella: stessi esatti sintomi di Chiara (quindi dimagrimento, sangue nelle feci, diarrea acuta più volte nell’arco della giornate, esami del sangue sballati, emoglobina quasi del tutto inesistente), ma si è curata. È una malattia cronica dell’intestino ma ci possono essere lunghe fasi in cui è remissiva; la seccatura è quando è appunto in fase acuta, bisogna quindi assumere protettori gastrici e farsi i clisteri, due al giorno a volte, mattina e sera, e all’inizio non è uno scherzo, ma passa. Vado da Chiara…»

Il vecchio mi ferma prendendomi per un braccio e, guardandomi dritto negli occhi, mi ordina di starle molto vicino: teme per la sua sanità mentale. La vede depressa da mesi. Ci sono pomeriggi, in studio, che si chiude in bagno a singhiozzare.
Io e il vecchio ci stiamo pesantemente sul cazzo a vicenda. Chiara lavora nello studio legale del vecchio, sono entrambi avvocati, io sono un bel disoccupato di trentadue anni che sta cercando di riscattarsi con un corso di reinserimento lavorativo a Como, che tutti sappiamo non sortirà nessun effetto positivo. Sto facendomi un culo così per rimettermi in carreggiata. Ma il vecchio qui mi vedrà sempre come il fancazzista che se ne sta a casa a leggere Internazionale senza mandare uno straccio di curriculum. E tanto per la cronaca, poi la chiudo, mi ha fatto male che mi abbia chiesto in questo modo di mia sorella. Mia sorella si è suicidata qualche anno fa, cosa che il vecchio sa bene ma non gliene è mai fregato niente (mai una domanda), e ora invece la strumentalizza per rassicurarsi sulle sorti della figlia. Gli dico di stare tranquillo, che ci penserò io. Quindi lui dà un’occhiata alla casa: cucina e salotto. Percepisce disordine, ci sono libri ovunque, la televisione è accesa a basso volume. Poi squadra me: Vans, pantaloni larghi e felpa di Thrasher Magazine: un teenager vecchio, patetico.

Il vecchio mi chiede un bicchiere d’acqua. Anzi no, una birra. Gli propongo una Coca, perché in casa siamo senza birra, e allora lui dice di no, se ne va e prima di andarsene mi lascia in mano i documenti della diagnosi medica. Le cure che Chiara deve fare: il necessario da comprare in farmacia. Il vecchio mi odia. Telepaticamente sembra comunicarmi trovati un lavoro, fallito. Un lavoro vero, non le stronzate che combinavi all’assessorato alla cultura. Un lavoro vero, soldi veri. Sei fatto della stessa pasta di quella raver di tua sorella. Che è morta. E cosa ti aspettavi?

Chiara piange sul letto, io la abbraccio e le dico che non è nulla di inaffrontabile. La bacio sulla testa e lei si stringe a me. La coccolo e le chiedo se vuole un bicchiere d’acqua, mi risponde di sì e io mi alzo, sistemando il suo corpo che sa di sudore dolce e buono in modo armonico sul letto. Io mi stappo un coca e mi mangio un acido, poi le porto una Evian fresca. Domani al corso di reinserimento lavorativo ci sarà di nuovo il life coach. Un cretino romano, sudatissimo, in giacca e cravatta. Dice che tu vali. Che non devi farti mettere sotto dai tuoi competitor, anche se sono più skillati di te. Questo è un ambiente challenging (che ambiente?), ai colloqui devi andarci con un bel blazer blu, quella cosa del dress to impress pare importante; devi lavorare sul tuo personal branding, devi dire che sei assolutamente committed per questo lavoro, devi credere in te e non fare domande banali; Però domande intelligenti sì: quindi non chiedere com’è il turnover aziendale ma fai commenti brillanti basandoti su tutto quello che hai studiato sull’azienda e sui tuoi prossimi datori di lavoro. Dopodiché arriveranno le solite due tipe dell’agenzia interinale e ci chiederanno come sta andando la ricerca del lavoro, ci ripeteranno come si stende un cv e quanto sia significativo oggi averne anche uno video. Giovedì invece lezione di public speaking: dove le metto le mani quando parlo davanti a una platea? Come devo muovere gli occhi?

L’acido ha fatto effetto, mi sento fatto e giro meditabondo per casa. Mi manca mia sorella. Mi viene da piangere, se ci penso. Torno poi agli occhi del vecchio, così pieni di paura. Teme che la rettocolite ulcerosa possa diventare un tumore. Già se la vede smangiata dalla malattia, la giovane avvocata, mentre io rubo i soldi alla famiglia e me ne sto tutto il giorno a leggere e a scrivere cazzate. Sono fisso sul fatto che non ho lavoro e sono praticamente mantenuto da una ragazza ricca che mi vuole bene. Ma si stuferà, comincerà a odiarmi come suo padre, e l’aria oggi è carica di malinconia e di paura e tremo per l’angoscia, non avrei dovuto mangiarmi l’acido, il trip sta salendo alla grande e sono paralizzato dal solito nugolo di pensieri neri che mi girano attorno alla testa.

I clisteri che deve farsi Chiara sono gli Asacol da 2 mg l’uno. Principio attivo: Mesalazina. Eccipienti: Polisorbato 20, Macrogol Monostearato, Sodio edetato, Potassio metabisolfito, Sodio benzoato, Acqua depurata, Propano, Isobutano, n-Butano.
Bella storia. Chiara mi chiama dalla camera da letto e le dico che arrivo. E che le voglio bene. E che tutto è risolvibile. E che sì, ancora, arrivo (non so in che condizioni, ecco). Soltanto un attimo, solamente il tempo di sedermi sul divano e, con la testa tra le mani, cominciare a piangere.

Paolo Gamerro

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