Quaderno blu cretese #3: Il primo giorno nudo di un nudista

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Giulia Pex, Quaderno blu cretese

In estate, sulla spiaggia di Glyka Nera, impazza il gioco non mentale del sì o no. Tu arrivi, i ragazzi del bar ti guardano e cercano di capire se sei nudista o no: in genere i vecchi quasi sempre sì, i giovani quasi sempre no (sarebbe meglio il contrario?). D’altra parte il bagno di notte si fa sempre nudi, perché tanto non ci si vede (o solo un poco) e no, non è il caso di avere paura perché la statistica ci dice che il mare di notte non è pericoloso (la fonte è ignota, facciamo a fidarci).
Come sappiamo tutte queste cose? Semplice, ce le ha dette Simone Lisi (sì o no?), nella terza parte (la penultima, l’estate è finita) del Quaderno blu cretese, meravigliosamente illustrato su misura da Giulia Pex, che esiste, oh se esiste, mica come l’infanzia e le Grecie mentali minoiche (bonus: la verità su Kindle vs Libro).
E voi: sì o no?

Quando arrivi alla spiaggia di Glyka Nera i ragazzi del bar ti guardano e fanno un gioco: sì o no? Poi il fratello maggiore che gestisce il racket dei lettini comunica l’esito di quel gioco non mentale. Quando si presentano al bar a prendere una bottiglietta d’acqua i fratelli guardano il maggiore e lui dà le risposte: nudista sì, o no. È difficile giocare, capire chi lo sia e chi no, ma in genere i vecchi quasi sempre sì, mentre i giovani quasi sempre no, seppur i fratelli del bar pensano sarebbe molto meglio il contrario.

*

I nudisti romani volevano lapidare il guardone italiano che sembrava così per bene e poi si era rivelato essere il più sporcaccione di tutti, là con il suo berretto e ciabatte e la sua macchina fotografica puntata a zoommare la fica della romana.
Ahò! Ma che stai a fa’? A maniaco!
Poi la moglie così per bene del guardone (lui era tornato al suo lettino facendo finta di non capire il romano, fingendosi bielorusso), che certamente da anni doveva gestire quella cosa del marito, facendo finta di niente ha detto solo: andiamo via.
Poi Diana ha preso la nostra macchina fotografia usa e getta Kodak e ha detto, io vado a fare due foto alla spiaggia, visto che come al solito non si era accorta di niente, e io ho pensato vabbe’, questa volta per lei è finita.

*

Terza persona che incontro che scrive. Il padre giovane con il lettino vicino a noi. Di fatto disegna, ma scrive anche. Nel disegnare, dal modo in cui impugna la matita e definisce i tratti denota professionalità, ma non mi sembra che stia lavorando. L’ho osservato a lungo cercando di capire cosa stesse disegnando, ma non l’ho capito. Un padre che scrive e disegna. Anche io su questo quaderno ho disegnato qualcosa, ieri, per la prima volta dopo molto tempo, cercando quei volti greci che ho disegnato per anni, sempre lo stesso volto o quasi.

*

I giovani o meno giovani padri di oggi leggono alle loro figlie o figli di oggi libri con protagonisti animali del tutto o quasi del tutto estinti.
Il puma.

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Cosa avrebbe detto mia nonna Alba di queste spiagge nudiste? Eppure quando lei era ancora viva il figlio minore in quelle spiagge ci portava la moglie e il figlio di otto anni, in altre nazioni, ma il continente era sempre quello. Sempre scroti penduli, abbronzati o ustionati, tette calanti o meno, tette vecchie e tette giovani in grado ancora di opporsi alla caduta, e poi vicini intenti più o meno a fare finta di nulla.
Che avrebbe detto Alba Lisi da signorina fu Casini di quei corpi intenti nelle più comuni attività da spiaggia (borghesi) senza degenerare in orge o imboscamenti?
Eppure io me lo ricordo di una ragazza che doveva essere fatta o fumata o forse no, che all’epoca della mia infanzia dormiva sulla spiaggia del camping Le Conchiglie con un rigolo di sangue che le colava sulla gamba. E allora?
Mi scandalizza forse?

Doveva essere un segreto nella nostra famiglia quando poi alla fine dell’estate tornavamo nella casa padronale di Sesto Fiorentino a mangiare primo e secondo come veri borghesi. Chissà davvero cosa avrebbe detto Alba, perché non c’è nostalgia di allora (direi che i corpi erano uguali, le donne all’epoca non si depilavano le fiche, tutto qui), penso un momento a nonna Alba senza sovrastrutture, ma forse è impossibile e mi chiedo se in fondo la borghesia non sia proprio questo: segreti, incoerenza e pranzi.

*

Regole per fare il bagno di notte:

1. Il bagno di notte si fa nudi, perché tanto non ci si vede, o solo un poco;
2. Il bagno di notte nudi presuppone anche un bacio, lasciarsi un po’ andare, una sospensione della legge solare;
3. Il mare è buio, potrebbe fare paura, ma non è il caso di averne. Chi fa il bagno di notte è come un adolescente che va in motorino senza casco, o fa altre cose pericolosissime o sfida addirittura la morte: i numeri sono dalla sua parte, e così quel bagno notturno. Troppi pochi casi statistici si sono accumulati nella suddetta vita per rappresentare un vero pericolo;
4. Una volta terminato il bagno notturno e si esce, è la fine, fa un freddo cane e non c’è modo di asciugarsi;
5. L’ultima volta che l’ho fatto io – a Diana non ho avuto il coraggio di chiederlo perché me la immaginavo con un altro uomo – è stato a Dubai, fuori c’erano trenta gradi.

*

Sono diventati avidi, i cretesi. Quando è accaduto? Quando hanno imparato l’inglese? Quando sono arrivati i turisti da tutta Europa e ognuno voleva una stanza, un’insalata, un pezzetto di spiaggia?
Comunque in questo bar l’ouzo costa ancora due euro.
C’è che mi confronto con delle Grecie mentali, minoiche, irreali come lo è l’infanzia. L’infanzia è una finzione, non sono stato bambino mai, e le foto mentono tutte.
Il punto è uno: i cretesi prima dell’arrivo dei turisti, durante l’inverno, lavoravano la terra, ora hanno smesso. Vivono solo di turismo estivo, dura da aprile fino a ottobre. D’inverno che fanno? Forse qualcuno ha mantenuto una parvenza lavorativa, ma hanno pance enormi, non potrebbero coltivare gli olivi, né fare nulla. Per questo hanno chiamato gli slavi.
Così è.

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Sbronzarsi d’ouzo in Grecia da solo, ed è subito La vita in tempo di pace, di Pecoraro.

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Phoenix Beach è un posto talmente bello che sembra finto. Anche il nome infatti sembra finto. Ricorda la location per un romanzo di Fitzgerald, o un Cameron, o un giallo. Tutto sembra lontano. Le persone che sono qui leggono tutte, parlano a un volume di voce estremamente basso.
Tra loro c’è una coppia di ragazzi, francesi, giovani, che fumano, sono uguali a me e Diana. Hanno un amico, francese di sicuro anche lui, indossa una camicia di lino e cammina veloce come se avesse da fare. Va a comprare le sigarette per lei a Loutro, che dista circa venti minuti a piedi. Lui poi è tornato (l’amico) e ha lascito le sigarette per lei sulla sdraio (sono sigarette straniere), ha lasciato il pacchetto sopra l’asciugamano della ragazza, che era a fare il bagno.
Non vi sono automobili.

Diana legge ed è completamente assorbita dalla lettura. Succede una volta ogni due o tre anni che sia così presa e di solito piega quel momento in ossessione per l’autore.
Io non la disturbo, non ho voglia di fare niente. Scrivo così, tanto per, giusto perché ci sta bene nel quadro generale, ma adesso, tra un momento, la smetterò e resterò in contemplazione.

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La verità ultima sul kindle – divoratomi Le benevole, fagocitatomi le percentuali di libro completate; sono di nuovo tornato al cartaceo, il libro Umami, un libro d’esordio di una messicana che a Diana è piaciuto, un libro che le aveva consigliato Pietro dicendole che era un libro femminile e che una tizia gliene aveva comprate cinque copie e aveva anche intenzione di tatuarselo da qualche parte sul corpo; a me non sta dispiacendo, ma non sono nemmeno entusiasta – la verità su Kindle vs Libro è una, ovvero: che il libro è più comodo da impugnare, tutto qui, lo si maneggia meglio.
Fine.
Il kindle è più comodo in viaggio e in casa non abbiamo spazio per i libri, non abbiamo spazio per niente in effetti, ma il libro è più comodo da impugnare. È tutto.

*

La spiegazione più logica al perché ci sono solo donne su questa spiaggia: un tempo erano qui con i loro uomini, ma il loro rapporto – Ah, sventurata e innocente idea, la loro! – non ha resistito a un giro in canoa. C’è chi addirittura l’ha noleggiata non per un’ora come me e Diana (rischiata collisione con gli scogli, crisi di panico, insolazione, ribaltamento, e abbiamo riportato la canoa dopo mezz’ora scarsa), ma addirittura per l’intera giornata. Non hanno nemmeno finito le vacanze, hanno anticipato il rientro la mattina dopo.

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Qui, di poeti come me, di pittori da tovaglietta del ristornate come me, ne hanno visti e ne vedono passare dal V secolo avanti Cristo.

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Il barista cretese con le cuffie bluetooth ha anche un tatuaggio con un cuore trafitto che gli si addice molto di più della cuffie, uno di quei tatuaggi che vanno di moda oggi finto scolorito, finto fatto in galera, però vero.
Il bar del porto, l’ultimo bar buono rimasto, è gestito da un oste scorbutico che ti tratta male e che ha indosso cuffie bluetooth. Penso segua il notiziario, ma non voglia ammorbare il suo pubblico (cioè i suoi avventori tedeschi, io non c’entro) con parole incomprensibili. Perché in verità l’oste scorbutico è buono. Lui è colui il quale con il suo fare si oppone al completo sprofondare di Chora Sfakion nella barbarie.

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Per anni, anzi per tutta la vita, ho creduto che tra i miei genitori quello problematico fosse il rapporto con mio padre. Oggi penso a come sia in-conosciuto il rapporto con mia madre, il che mi porta a concludere che di me non so assolutamente niente.

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Il primo giorno nudo di un nudista.
Perché c’è un primo giorno di ogni cosa e anche il nudista più navigato, che lo fa da anni e anni, anche quando non lo faceva ancora nessuno e lui fu il primo a Creta a spogliarsi: anche lui avrà avuto la sua prima volta. E quella volta avrà pensato: Ah, come sto bene senza questo inutile sovrappiù, ora sì che sono finalmente me stesso e questi vestiti ora lo capisco, li ho sempre trovati qualcosa di estraneo.
Sì.
Ma quel giorno avrà provato anche un po’ di imbarazzo, si sarà guardato attorno e si sarà sentito osservato: almeno un poco, magari pochissimo.
Io cari nudisti ad ogni modo vi osservo, non so se è la vostra prima volta, ma vi osservo. Sappiatelo. Poi comunque la smetto, non vorrei che ci provaste gusto: volevo solo giudicarti un po’, scusami amico nudista, chissà magari un giorno ci arriverò anche io.

*

Vogliono i condizionatori, ma non i rumori dei condizionatori. Le televisioni, ma non i rumori delle camere vicine. La cipolla per cena, ma non il sapore macilento al mattino. Allora noi scrittori pensiamo a delle soluzioni, il silenziatore per i condizionatori, il condizionatore che fa il rumore del mare, delle onde, del vento. Ma ogni nuovo desiderio porta un nuovo s-desiderio e si va avanti così, sempre cose più complesse a corregger un qualcosa che in fondo non c’era neanche tanto bisogno.

CONTINUA (qui tutti gli episodi)

Simone Lisi

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