BUIO PESTO@TODO MODO #8: IL MERCATO DI KHLONG TOEY

Ferruccio Mazzanti

Ferruccio Mazzanti, fotografia di Francesco Vignozzi

Quanti racconti a tema Buio Pesto abbiamo letto il 13 maggio scorso alla libreria Todo Modo di Firenze? Quanti ne abbiamo pubblicati? Quanti ne mancano? Quanti ne mancano escluso Il Mercato di Khlong Toey di Ferruccio Mazzanti (qui in video, qui invece su un golem di sabbia)? Le fotografie sono di Francesco Vignozzi?*

E poi improvvisamente, dopo non so quanti minuti che camminiamo, la morfologia della città si trasmuta repentinamente. Stiamo provando a capire dove è questo posto, questo Phahon Yothin dove abbiamo fissato col nostro informatore segreto che deve darmi la mia rivoltella, quando le case si fanno più basse e gli alberi più continui e improvvisamente cominciano queste bancarelle che sono infinite e che emanano un odore violento di sangue e morte. È un vero e proprio – mi spiegherà più tardi l’uomo di Bangkok – mercato alimentare.

E inizialmente si tratta, entrando dall’angolo tra Th Ram IV e Th Narong (due grossi viali che qui sono considerati quasi secondari, mentre in una qualsiasi città europea verrebbero visti come invasive autostrade urbane) di un labirintico mercato di animali vivi/spezzettati disposti in quartieri a seconda della famiglia di appartenenza. La prima parte, che è al coperto, è un labirinto buio dove tubi di gomma nera riversano dentro a enormi secchi di plastica un fluido stranamente marroncino, che tracima (il fluido marroncino) rendendo il suolo una palude di cemento dove camminare in punta di piedi. Nelle varie pozze stanno affogando fazzoletti di carta, unghie mangiucchiate, pezzi di plastica, lische di pesce, piccole ossa di roditore e mozziconi di sigaretta. Ci sono qua e là enormi cumuli di materiale non categorizzabile.

Questo è il quartiere degli animali marini, ovvero montagne di granchi blu legati con elastici le cui uniche parti libere di muoversi sono bocca e occhi. Uno sopra l’altro come ebrei nella Germania degli anni quaranta. E gamberetti su distese di ghiaccio. E aragoste incapaci di difendersi. E pesci gatto del Mea Nam Chao Phraya che annegano nell’aria. E aringhe cinesi affumicate e barramundi lunghi anche due metri con la faccia sprofondata dentro a secchi gialli e la pinna dorsale smangiucchiata dagli insetti e cernie di varie tonalità con la loro grossa bocca risucchiante e lutjanidae rosate come l’alba con la pupilla vitrea e le squame secche e pesci castagna con la testa involuta rispetto al corpo e pesci luna pallidi come una vergine baciata da un vecchio macellaio e improbabili pesci re dai colori sgargianti e sgombri e tonni e macarelli e totani e seppie e polpi e calamari e meduse e vongole screziate e cozze verdi e ostriche maculate, capesante a forma di ventaglio.

I venditori sono sorridenti. Quando passi annunciano un Ciao come se tu fossi il loro amante. Tu alzi la mano in risposta sentendoti schiacciato dal passaggio al quartiere successivo, quello del pollame.
Ci sono sì e no quattro file parallele lunghe trecento metri di tavoli coperti da ombrelloni rossi dove sì e no seicento persone stanno macellando il famoso Gallus Gallus. Sono vere e proprie tonnellate di pezzi di carne spennata ricoperta da insetti maculati.

Zack! Gridano i lucenti coltelli sollevati verso l’alto. Scrak! rispondono le ossa disarticolate.

Grandi ceste di filo spinato mettono in mostra le pollastre ancora in vita, con l’alopecia incipiente della paura e gli occhi da dinosauro vicino all’estinzione. Non sarà certo voltandosi dall’altra parte che Tutto-free-lance potrà scattare una fotografia di stampo ambientalista, visto che sottili uomini meccanizzati afferrano rane e rospi immobilizzati sventrandoli con un gesto tanto repentino da lasciar senza fiato le bestie a sangue freddo. Queste rimangono con la loro piccola, delicata coratella da anfibio tutta rovesciata verso l’esterno senza poter morire dissanguate. Io vedo la loro bocca gonfiarsi mentre l’aria entra nei loro polmoni a cielo aperto. Vedo il loro cuore che pulsa lentamente, quasi un tic nervoso, e le gambe anteriori e posteriori immobili come un edonista mentre si concede all’ardore di una prostituta. Sono supino come questo odore di morte. Il sole a mezzogiorno fa evaporare le sigarette. Le grosse montagne di peperoncino si ammorbidiscono accanto alla faccia scarnificata di un maiale: sembra una maschera di carnevale: sembra che rida. A Chinatown troverai enormi pinne di squalo, in tutta la loro spermatica colorazione.

Nel mercato ci sono blatte volanti che si friggono in olio di palma, mentre grossi ragni petrolchimici avanzano a passi lentissimi verso le tue gocce di sudore.

Click balbetta la macchina fotografica.
Pffffff sibila la sigaretta intrappolata tra le tue labbra.
Ascolta chi canta tutte queste
cose strane
chi non le sente è pazzo

solo potresti gridare pure te
nella notte
ora
che chi aspetta il buio
ha qualcosa da nascondere

saremo cento volte pazzi
a mezzogiorno
a cantare
tutte queste cose pazze

e lei mi ha detto
vorrei solo parlare con te
non scopare
non sposare
non scappare
solo parlare
ed io le ho detto
che io posso solo cantare
di notte
cioè ora
come un pazzo

Ferruccio Mazzanti_2

Fotografia di Francesco Vignozzi

Ferruccio Mazzanti

*(9,7,2, 1, sì)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...