IL FILM PIÙ BELLO DELLA STORIA DEL CINEMA (ARREBATO)

Fermi tutti! Pierluca D’Antuono è tornato (calma: In fuga dalla bocciofila, non su Verde) con un pezzone sul super cult Arrebato (qui se parlate spagnolo, qui se non temete spoiler) riassumibile in una premessa (“faccio un pessimo Facebook”=CAPS LOCK e condivisioni a caso) e quattro punti: Arrebato=filmone; Arrebato+Sert Torpignattara=”è possibile che io stia enfatizzando alcuni particolari”; film in versione originale senza sottotitoli=ok perché “i film non sono libretti d’istruzione”? (NO); BASTA NICOLINI.
L’illustrazione è di 
DeadTamag0tchi.

Nell’estate del 2011 mi ero già congedato dall’idea di pubblico e mi sentivo talmente libero da permettermi di fare un pessimo Facebook. Ero intabarrato nel più pesante dei caps lock d’incontinenza mai indossato prima e ridefinivo la mia dipendenza condividendo tutto quello che leggevo con un senso di esaltazione maniacale che manifestavo agli orari più improbabili della giornata. Internet era un oceano bellissimo e infinito, Facebook una mangrovia da cospargere di longform commentati senza misura sul decennale dei fatti di Genova e la strage di Utoya, l’incoronazione di Giggino ‘a manetta e la liberazione di Milano, la consueta cornice romana di Casa Bellonci e la morte di Osama Bin Laden, le conseguenze del caso Parolisi e il revival dei gruppi Electric Eye. Verde non aveva ancora un nome e rischiò di non averlo se avessi fatto seguito a quella idea di sostituirlo con il logo di un limone verde, durissimo e acerbo eppure pieno di vita. Le cose presero un’altra piega quando incontrai per la prima volta Arrebato. Non me ne parlarono al Dams, che pure avevo frequentato, ma nei dintorni del Sert di Torpignattara, dove il film godeva di un autentico e a ripensarci oggi inverosimile, è possibile che io stia enfatizzando alcuni particolari, stato di culto religioso; i muri del quartiere erano ricoperti di battute e citazioni di intere sequenze del film e nelle salette di Via Serbelloni oscuri gruppi senza tastiere suonavano pezzi velocissimi intitolati La maledizione di Rosa Crespo, L’ultimo fotogramma rosso, Due volte, due sogni, due dosi, due deliri o Il famoso pene di Fight Club.

Continua su In fuga dalla bocciofila

Pierluca D’Antuono

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