GATTINI™#31: REALITY

Marco Canneva nasce e vive a Genova. Intrapresi studi farmaceutici si dedica contemporaneamente alla filosofia e alla letteratura francese. Dopo essersi improvvisato traduttore di alcuni ottocenteschi racconti d’oltralpe, e averli molestati con stravaganti dissertazioni, è ora impegnato nella scrittura di storie “originali”. Con Reality è per la prima volta su Verde via GATTINI™ (il nostro contenitore degli orrori indifferenziati).
La copertina è di
DeadTamag0tchi.

Camminava a piedi nudi sulla neve, sentiva la pelle dei piedi lacerarsi. Giù a valle aveva raccolto bacche e castagne, ma tutti i suoi muscoli, anche quelli involontari, imploravano proteine animali. Immaginò una carcassa di capriolo, invitante, succulenta: i pochi liquidi gli si condensarono in bocca. Il senso di colpa lo terrorizzò.
«Senti la natura. Accettala», si ripeteva.
Forse non era ancora pronto a quell’escursione in solitaria, per un attimo pensò che non avrebbe dovuto accettare la sfida. Ma che pubblicità per la sua scuola di Yoga se fosse riuscito nell’impresa! Aveva passato settimane seduto sul suo pavimento riscaldato a visualizzare tormente e temporali, s’era allenato a sopportare una privazione dopo l’altra; solo cinque giorni prima era convinto d’aver raggiunto uno stato contemplativo in grado di accogliere tutto. Ora però aveva paura. Temeva perfino che qualcuno lo stesse seguendo. La meditazione lo avrebbe riportato in comunione con il tutto. Si mise nella posizione del loto.

Era una giornata splendida ed era affamato. La spessa giarra del suo mantello lo proteggeva dal freddo. Da due giorni ormai seguiva quei due, ma il secondo non gli interessava: troppo nutrito e troppo forte; impugnava poi quella grossa scatola nera che finiva in un minaccioso cilindro frontale: di certo un’arma degli uomini per far fuori quelli come lui. No, la sua preda era il tipo davanti. Sapeva che era debole perché avvertiva l’odore di adrenalina e la strisciata spossata degli scarponi sul sentiero. Lo vide fermarsi e sedersi. Pensò che fosse pazzo, e che gli uomini lo fossero tutti.

«Dio, che merda», imprecava seguendolo. «Millecinquecento euro per stare dietro a un coglione che con due castagne crede di poter camminare chilometri».
Capiva che la produzione trovasse stuzzicante buttare un buddista vegetariano in mezzo a una tormenta, ma a lui chi pensava? Sì, certo, pasti regolari e un satellitare col quale chiamare il rifugio per farsi venire a prendere a sera…Troppo poco! Al suo ritorno avrebbe chiesto una modifica del contratto.
Attraverso l’LCD vide il tipo fermarsi; non gli sembrò una buona idea, ma ne approfittò per filmare due paesaggi. Indugiò sul saltellìo della grandine fra i rami di un faggio smagrito. Poi impostò una panoramica, a metà della quale trasalì: un animale giallastro procedeva, col dorso inarcato e teso, verso il tipo seduto a gambe incrociate. Aprì la bocca per avvertirlo, ma la professionalità ebbe la meglio: lo seguì con l’obiettivo puntato. Corse dietro al lupo. Vide le sue zampe accelerare e poi librarsi nel balzo. Filmò ancora per una decina di minuti.

Finì il turno alle ventuno. Tornato a casa mise nel forno una pizza surgelata, stappò una birra e prese il DVD passato dal collega.
«Che storia. Guardatelo tutto stasera, fidati», gli aveva suggerito nello spogliatoio dell’ospedale. «Me l’ha dato un mio amico. Lavora negli studi della Discovery. Sai, fanno quei reality sulla sopravvivenza. È roba forte. Non si trova in giro».
Inserì il disco e si accomodò sul divano di pelle bianca con l’Heineken che gli congelava la mano destra e il pollice dell’altra sul play. Un uomo era seduto nella posizione del loto, con i palmi delle mani sulle ginocchia sferzate da una neve obliqua.
«Che coglione, già avrà avuto la circolazione a puttane con quel freddo. E poi si mette in quella posizione che blocca tutto. Non si sarà neanche più alzato», ragionò tra sé e sé.
Si alzò e andò in cucina per prendere un’altra birra. Quando tornò vide una sola secchiata rossa sporcare il candore dello schermo.
«Bah. Vediamo se è già iniziato Masterchef», disse.

Marco Canneva

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