BUIO PESTO@TODO MODO#3: HO INGHIOTTITO LA TUA OMBRA

Francesco Quaranta

Francesco Quaranta, fotografia di Francesco Vignozzi

Ho inghiottito la tua ombra è il racconto che Francesco Quaranta ha letto a Firenze il 13 maggio scorso, nel Buio Pesto della libreria Todo Modo (vi abbiamo già detto che ci sono quasi tutti i video della serata? Qui il motivo per cui quasi).
La fotografia è di
Francesco Vignozzi.

Incolli le manine al tavolo che sai crema, ma ora è pece. In guardia, scaltra, tesa. Un nastro di sole sprizza dalla fessura della tapparella, genera l’appiglio luminoso che squarcia la superficie a cui ti stringi, sfugge avanti con lo scorrere del giorno. Stirati più che puoi, Penelope, per afferrare la luce. Tanto prima o poi dovrai cedere.
O vuoi forse arrischiare uno scatto verso l’interruttore invisibile?
Ho già inghiottito la tua ombra. Ti peso addosso.

La lucetta di Topolino eclissata, i peluches segregati anni luce da te, lo specchio della credenza buco nero oltre l’orizzonte degli intenti. Nessuno crede a una marmocchia.

Papà pretende tu vinca la paura, nemmeno fosse una guerra, da bravo soldatino. Non sa che potrei spolparti con le mie fauci d’ossidiana. Ti estinguerei da dentro, rimarrebbe un guscio vuoto, da buttare.
Come il costume di Batman, tua unica arma, ora afflosciato nella spazzatura. Non si addice a una signorina, sostiene la zia, meglio quel cappelluccio chiazzato di colori ipocriti, inutili nella tenebra.

Sudi freddo, combatti il tremito nel brivido della mia bava che ti scivola per la nuca.

Papà ti ha vietato di piangere, pensa basti la volontà a sradicare un terrore. Lui è convinto di avercela fatta, con i suoi gin di prima mattina e i suoi ansiolitici crepuscolari. Quando gli parli di me, non mi riconosce.
E ti vuole bene, tutti te ne vogliono. Ma vogliono bene alla Penelope che non teme il buio, a quella che indossa vestitini a fiori e fiocchetti rosa, che non scoccia e non si arrampica e non gioca a pallone, l’amica di Barbie. Precisi angoli di te da lasciar avvizzire per amarti meglio.

La luce ti sfugge dalle dita come un ennesimo, insensato rimprovero. La preghi di restare, piccola e disperata, ora e sempre. Capirai, cederai. Lasciati dilaniare dalla mia fame paziente…
La porta albeggia, papà è un angelo fiero che sorge sulla cucina. Hai superato la prova.

Perché piangi, Penelope? Non piangere proprio adesso, c’è il gelato.
Forse hai intuito infiniti corridoi di porte che sbattono e interruttori che si spengono. Tu, sola tra specchi offuscati, riflettori di giudizio.
Forse sai che anche avanzando, correndo, invecchiando, ti sarò col fiato sul collo, in attesa tra le ombre del disappunto.

Francesco Quaranta

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...