BUIO PESTO@TODO MODO#1: ESTINZIONE

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Luca Marinelli, fotografia di Francesco Vignozzi

Il 13 maggio scorso una nutrita delegazione di Verde era a Firenze, alla libreria Todo Modo, in compagnia degli inseparabili sodali In fuga dalla bocciofila. A partire da oggi, ogni mercoledì, pubblicheremo i racconti inediti a tema Buio Pesto che abbiamo scritto apposta per la serata. Cominciamo con Estinzione di Luca Marinelli (qui anche in video).
Fotografia di Francesco Vignozzi.

Ma tutto a un tratto anche il tempo disse sono stanco, e il buio fu. Finale, come aveva già deciso.
Che cos’è questo silenzio? Che ci ha portato via anche il conforto di una parola discreta, (sulla) via delle stelle e delle loro catene di fusione dell’idrogeno, (sulla) via del carbonio e dell’ossigeno, (sulla) via dell’acqua e noi a percorrerla, ma solo per poco.

Era – nelle ridotte sezioni prospettiche di certi microcosmi privati – la promessa di una musica, di un canto; era l’eterno, oasi della memoria, della nostra ingenuità tardiva furioso miraggio. Mi ricordo di essere stato, e che voi eravate con me: mi ricordo della grande fuga a perdere, delle automobili lasciate lì, mi ricordo delle urla di pietra sui volti di gesso, mi ricordo quel cielo che fu, il sole e gli alberi e le case e le cose tutte che furono, un attimo soltanto, e dopo non essere più.

Mi ricordo. Sono morto, siamo tutti morti: in quel ramo di latte di soli azzurri, bianchi e rossi e arancioni non si guarda vicendevolmente più nessuno. Mi chiedo come io possa ricordare ancora soffiando questa cenere di tempo in volute di parole che non sono le mie. Non ci sono – è il mio grido di straziante silenzio al gioco del silenzio – io: non ci sono, non riesco a vedermi le mani, l’universo adesso è una tazza di cereali che galleggiano senza un vero perché.

Cereali al miele come stelle, latte parzialmente scremato di due giorni fa, una tazza di Pluto presa quella volta a DisneyWorld, il tavolino di IKEA vicino alla finestra, la finestra chiusa di legno PVC con un gommino mezzo staccato mezzo rotto, il meteorite fuori che taglia il cielo in due, lo fa sanguinare di rossi, di viola, di verdi aurora, di blu. La gente che si getta in questa grande fuga a perdere, le urla di pietra sui volti di gesso, gli alberi, le case, le cose, e basta. Perché il sole e il cielo non ci sono quasi più. Le mie pupille che si dilatano, come a voler fare scorta di luce prima del buio pesto.

Luca Marinelli

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