SILLOGE DI PEGASUS

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Demonia, Slurp

Ciao, siamo appena rientrati da Firenze (è stato un successo, qui QUASI tutti i video, presto anche i racconti) e già ripartiamo per Torino: domani, sarà grande festa. Riprendiamo fiato con Silloge di Pegasus di Franco Sardo e una illustrazione di Demonia.
Buon IDAHOBIT a tutt.


Invito

Ed è così bello un invito a pranzo
Pubblicami e indagami e comprendimi
Indosso il mantello della visibilità
Il seme in tasca e la sua esplosione

Poi quando ti guardi nello schermo
Mi sembri un po’ già dimenticarti
E davanti a quei satelliti perduti
Non provi anche tu una certa paura?

Siamo tutti nati decontestualizzati
Ma amare il mare è un ponte sul mare
Alla fonte ci animano i meme animali
Missili di vita senza tempo sul cuore

Prendi un attimo mentre tutto bagna
Disintossica una relazione a tre
Ciò che è che vuoi e i cambiamenti
Tu porta te io leggo i miei versi

La sua pelle è la cenere di un vulcano gentile

La sua pelle
È la cenere di un vulcano gentile

La gente fuori dalla metro sorride da sola
Leccata dal sole in una mattina d’inverno

Nei pensieri un canto

Il tempo scivola secco
Sui ghiacci di un passato smagnetizzato

Una trasparenza condivide il fumo stiracchiato
Nella stanza delle macchine che russano

La notte ti sprona a camminare sulle tue parole

I suoi baci
Sono lumache curiose di assaggiare la nebbia dell’anima
L’amico lontano da rivedere in settimana
Il cellulare una pietra di luce che sintetizza una galassia
Questi versi che scoppiano
Sull’elettroencefalogramma della riga
La strada sconosciuta fra i pini e la spiaggia

Quest’epoca di religione che aspetta il nuovo pane

I suoi occhi calde terre umide come due primavere
Una a seguire l’altra

So

Dell’Universo so
Ciò che può saperne una parola
D’ogni storia che verrà raccontata
Nella sua infinita lingua dimenticata

Della Terra so
Che è ogni lacrima cementata
Da rabbia di vivere adolescente
Una colonna tra le rovine della gioia

Di noi due so
Che ogni bacio è un vento blu
Foglie dei sogni radici di vita
E come fare il nostro amore svuoti il cielo

Di me stesso so
Ciò che io imparo volendolo
Dall’entropico giardino del tempo
Dove ogni seme è un attentato anarchico

E tu che sei bella

E tu che sei bella
Come un porcino umido
Il tuo corpo è una rete
Senza limiti e senza fili
Le tue ciglia sono lo scafandro
Con cui il tuo spirito
Perlustra l’abisso
Di un campo di trifogli
Sfocato di libellule
Sperimentato dalle margherite
In una servitù militare
E fai il video

Poi lo cancelli
Ti chini al cospetto di un limone
E cullata dalle riunioni
Del consiglio dei ministri
T’addormenti e sogni
Lampi plebei

Pegaso

Si stendano le mie ali
Alla velocità in cui
Il tumultuoso nucleo di questo pianeta
Si scarica sull’etere
Nei fulmini di un ciliegio

Franco Sardo

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