GATTINI™#23: MERIDIANA JONES

gattinideadtamag0tchi

DeadTamag0tchi after Andy Wahrol, GATTINI

Maggio 2014, Verde 24 segnava i due anni di pubblicazione del nostro cartaceo. Per l’occasione ci facevamo accompagnare da cinque autori (su sei: eccezione scaramantica Jacopo Marocco) mai apparsi prima sulle nostre pagine: Sergio Peter, Filippo Santaniello, Luca Antonini, Filippo Parodi e l’allora sconosciuto poeta ventiduenne Luca Marinelli (1992), la più giovane penna della nostra gloriosa storia. Primato che si infrange oggi contro la biografia di Paolo Avian, “nato a Savona il 6 maggio 1995. Tramite i giri della vita, sbarca sulla sponda del Naviglio Grande di Milano e si innamora della città. La città non ricambia sempre. Lì però studia i capolavori del maestro Quentin Tarantino e decide di percorrere la sua stessa strada come sceneggiatore. Di giorno lavora in un call center, di notte scrive e sperimenta con il suo Final Draft craccato. Ama il Darjeeling Tea e ha dei piedi bellissimi.”
Meridiana Jones è il suo esordio su GATTINI, il contenitore degli orrori indifferenziati di Verde, ogni qualche venerdì qui e su Facebook.
La copertina miao è di
DeadTamag0tchi.

Sono una stelluzza assorta e opaca che danzicchia con le dita sulle lucette dell’apparecchio.
L’incandescenza della sigaretta si scioglie nella lattescenza nebulosa del fumo che si disperde tra le infinite galassie dei neon tutt’attorno. Gli schermi lampeggiano, folgorano, dettano gli spaziotempi alle mie pupille. Infiniti big bang mulinano sul perno dell’esistenza, a gruppi di tre si allineano realizzando ogni volta una permutazione differente: infiniti mondi possibili.
In nessuno dei quali io ritiro la vincita.

La slot dà, e pure tanto, non si pensi che non dia; è che pretende anche molto in cambio: come una persona. Tutto sta nel non lasciarsi sottomettere, è esattamente come l’amore. Solo che puoi quantificare il tuo sentimento; ogni mattina alle cinque, quando esci da qui a salutare la luce di un astro vero, almeno sai la cifra che hai buttato. In amore no: il conto ti si presenta dopo anni e anni ed è un salasso ingiusto e sproporzionato.

Berto, o Aldo, non ricordo, il proprietario insomma, lui tossicchia discreto e mi accorgo che ho appena bestemmiato ad alta voce perché ho perso senza preavviso un moltiplicatore che doveva pagare, doveva per forza, mannaggia a lui.
Di tanto in tanto mi domanda se io non abbia una famiglia con cui stare a quest’ora e io gli dico che la mia famiglia è Meridiana Jones, il fustazzo cartoon che sta disegnato sulla macchina mangiasoldi e che ogni tanto compare sullo schermo e si toglie il cappello per complimentarsi ironicamente del modo in cui gioco. La leggenda narra che se fai jackpot, Jones ti mostra il nespolo.
Ci passo le nottate con lui; gli parlo, lo ammiro, lo insulto e quando gli occhi mi si chiudono per la disperazione, lo sogno; lui sorride sempre, mica come quel relitto di mio marito, pace all’anima sua.

Meridiana Jones e il suo cappello e la sua frusta con cui acciuffa i frutti tintinnanti che escono dalle tue tasche, quelle monetine sonanti, stelline di metallo che spariscono nel buco nero a fessura di fica dell’universo, e mettono in moto il destino dal di sotto della corteccia di questa dimensione. È fisica: il metallo diventa un dato, un numero, il numero esplode in luci e colori, i fotoni irraggiano il cervello, sparaflashano e il cervello scioglie nei neuroni un orgasmo nervoso di ansia ed estasi; è divino. Tirare la leva e premere i tasti è puro sesso, un amplesso reiterato che però non pecca di una certa eleganza.

E questa è la sera buona, l’allineamento dei pianeti parla chiaro: mentre comete e meteore di altri avventori mi sfrecciano al fianco, soccombono, sfavillano e poi scemano in un tramonto galattico, ecco che resto impassibile a operare il marchingegno della dea fortuna. Lo dico a Berto, o Aldo, e lui mi domanda se non è forse così tutte le sere. Mai bestemmiare gli dei, lo sgrido, io ti do il pane, infedele: portami rispetto se ti assicuro che questa è la sera buona. Rido sguaiatamente.

Stasera è la sera buona. Meridiana Jones è mio, calerà le brache e sprizzerà scintille d’oro nel mio ventre accogliente.
È il calore tra le gambe che mi suggerisce il momento giusto. La moneta da due euro, terra piatta e inabitata, la spingo sotto la gonna fino a battezzarla con l’alchimia della mia eccitazione; l’umore la tramuterà in una fortuna.

E quando, una volta infilato il pegno, accarezzerò la leva, finalmente Meridiana Jones eiaculerà il suo universo: scaricherà monete, metallo, numeri, pianeti, stelle, dimensioni intere, fortune e persino amori, nuove vite e infinite opportunità. Meridiana Jones sconfiggerà la morte.

E infine scenderà pure lui, minuscolo minuscolo, partorito da quella macchina motrice delle cose. Finirà dritto dritto in me e mi amerà, e io sarò la sua donna ricca e gigante.

Paolo Avian

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