IL GATTO ROSSO

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Giulia Pex, Il gatto rosso

Nato in un’epoca in cui per telefonare fra città differenti c’era bisogno di un centralinista che provvedesse alla teleselezione, Alfredo Martinelli è oggi un tipo molto informatizzato e possiede anche un cellulare personale. Le sue storie sono ambientate in una dimensione spazio temporale in cui la moderna tecnologia è inesistente e le vicende sono permeate da un magico realismo sempre in bilico fra l’onirico e il possibile (qui tutte le sue pubblicazioni). Con Il Gatto rosso è per la prima volta su Verde.
L’illustrazione inedita è di
Giulia Pex.

Se pensate che aver paura di un gatto possa essere un eccesso, forse è perché non avete conosciuto quello a pelo rosso della famiglia al secondo piano del palazzo in cui abito.
Quando qualche mese fa si sono trasferiti ha subito attirato l’attenzione di tutti i condomini. Si muove sicuro, con spalle larghe e gambe robuste che sembrano corte e tozze, perché sbucano da sotto un corposo e lungo pelo. La facciona ha baffi lunghi, bianchi e setosi, che si spostano all’unisono come antenne di un satellite. Gli occhi non guardano, indagano l’anima fino a giungere alle più lontane e profonde paure dell’inconscio. Libero, passeggia fra le scale, i balconi di noi tutti e i tetti dell’intero quartiere.

All’inizio noi condomini abbiamo preso timorosa confidenza con la nuova e possente figura che aleggiava sul palazzo. Successivamente abbiamo iniziato ad apprezzare anche le sue qualità di cacciatore. In poche settimane sono spariti quegli odiosissimi piccioni dai cornicioni con tutti i loro fetidi e infetti escrementi. Sono scomparsi anche i topi che, di tanto in tanto, si affacciavano dalle fogne e tra i basoli delle strade. L’ordine era stato ristabilito grazie al bell’esemplare di felino domestico e lui ne era consapevole. Oramai incontrarlo per le scale significava scansarsi per farlo passare; anche salendo con le buste della spesa non muoveva la sua sinuosa e sicura presenza.

I proprietari o, per meglio dire, la famiglia che l’ha portato con sé e presso cui dormiva con maggiore frequenza, lo veneravano come una divinità. Solo un paio di volte mi sono fermato a parlare con loro e il discorso è caduto immancabilmente sull’idolo di casa, al quale si rivolgevano come a una persona. Non ho mai sentito chiamarlo o pronunciare il suo nome e quando ne parlavano dicevano “lui”.
Ad esempio: «La sera non guardiamo la TV, perché “lui” non gradisce».
Oppure: «Non cuciniamo mai la verdura, sa com’è, a “lui” certi odori non piacciono». E altri discorsi analoghi.

Ormai il quartiere è invaso di gatte incinte e cuccioli ovunque. Durante il periodo della riproduzione, il concerto del miagolio è così intenso e senza tregua che l’ultima volta sono andato a dormire per qualche giorno dai miei.
L’aspetto più allarmante della vicenda è che “lui” sta diventando sempre più prepotente e pretenzioso anche con noi condomini.
Sempre più persone l’hanno trovato a rovistare nel frigo, nella dispensa o sulla tavola da poco imbandita, mangiando quel che di più prelibato era disponibile. Avvicinarsi o scacciarlo è impossibile. Quando si trova il coraggio di fronteggiarlo apre la bocca mostrando i lucidi e aguzzi denti ed emette un miagolio che farebbe rabbrividire anche un sordo.

In casa mia è giunto tramite il balcone. Ho sentito sbattere contro la finestra, girare la maniglia, mi son avvicinato e l’anta m’ha colpito dritto in faccia. “Lui”, miagolando scocciato, è andato direttamente sul lavandino dove stavo pulendo del pesce appena comprato.

Stamane, rientrando, ho visto gli addobbi funebri. Per le scale ho chiesto a una del pianerottolo e m’ha detto che hanno fatto il funerale a “lui”. Pare che il corpo non sia stato trovato perché sbranato e mangiato da grossi cani randagi. Mancava da qualche giorno e sembra che sia stata ritrovata soltanto la corposa pelliccia rossa.

Poiché era considerato uno di famiglia, ho visto persone che hanno portato il pranzo ai coinquilini del felino.
Per non apparire scortese, ho anche io portato loro parte del mio pasto. Avevo preparato la polenta con il coniglio e sembra che l’abbiano gradita molto.
Dopo tutto, senza peli e testa, era difficile riconoscerlo.

Alfredo Martinelli

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