GATTINI™#21: MERCOLEDÌ 11

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DeadTamag0tchi after Andy Wahrol, GATTINI

GATTINI è il contenitore degli orrori indifferenziati di Verde, ogni qualche venerdì qui e su Facebook. Impossibile ma probabile che quando ideavamo questa rubrica noi si pensava pure a racconti come Mercoledì 11. D’altronde ogni giorno indossiamo una maschera, no? È il tenore di questo inside joke che Max Cabrerana si è divertito a scrivere per gli amanti dei cari vecchi franchise horror (o horror franchises se preferite, naziglotti dei nostri ecostivali), che tante risate ci hanno regalato ma adesso anche basta (l’orrore è ovunque). La copertina è di DeadTamag0tchi. È venerdì, miao.

“Non indossavo maschere di pelle umana tutto il giorno, avevo anche altro da fare.”
Ed Gein, detto Il macellaio di Plainfield, durante un colloquio con il suo psichiatra.

Mercoledì 11 giugno.
Michael ‘The Shape’ Myers e Thomas Hewitt detto “Bubba Faccia Di Cuoio” sono da Jason Voorhes per festeggiare il suo compleanno, sul Lago Cristallo. Festoni, palloncini e arti mozzati decorano il campeggio. Bubba Faccia di Cuoio si serve una Carlsberg e dice: «Ehi Jason devi togliermi una curiosità».
«Spara».
«Ma perché festeggiamo il tuo compleanno l’11, non sei nato il 13?»
«In realtà sono nato mercoledì 11 giugno», fa Jason, «ma per il regista suonava male e allora ha spostato il mio compleanno di due giorni. Sai com’è il mondo del cinema…»
«Sfondi una porta aperta», fa Bubba Faccia di Cuoio toccandosi il volto mascherato. «Tipo io le maschere le ho sempre odiate».
«E allora perché la tieni sempre su?» chiede Jason.
«Per via degli sponsor. Se mi beccano senza, recedono il contratto, sono costretto nonostante I grossi problemi a livello di relazioni con le fighe».
Poi rutta, si guarda intorno e dice: «Certo che l’hai rimessa su bene la baracca».
Jason indossa la sua solita maschera da portiere di Hockey su ghiaccio. Ha un cappellino a elica colorato rosso e blu in testa, dato che è il festeggiato. Fa ruotare il machete sul tavolo come nel gioco della bottiglia.
«Con il gruzzolo che ho messo su coi film della serie Venerdì 13», dice, «ero indeciso se comprare un tre alberi rotta Hawaii o dare una ripulita al Campeggio di Lago Cristallo».
Gli occhi sbattono dalle fessure tonde della maschera: «È che soffro il mal di mare».
Con un dito scorre la lama incrostata di sangue del machete, su e giù: «Gli sarebbe tanto garbato a mamma come ho risistemato il campeggio! Quella stronza…Uuuh! M’è scappato!»

Si mette la mano davanti ai quattro buchi all’altezza della bocca: a volte gli escono così, senza pensare. Guarda verso il muro la testa impagliata di Pamela Voorhes, sua madre, coi capelli corti e biondi di vent’anni fa, illuminata dal basso da tante candele. Sembra la Madonna di Lago Cristallo con quel colorito che è tra il grigio, il verde e il vomito, lì in cornice, appesa al muro come un alce, un orologio a cucù o un quadro di paesaggi alpestri. In realtà vuole tanto bene alla mamma. Solleva la maschera, le dà un bacio sulla guancia. Nelle occasioni speciali lei gli parla, quando deve prendere una decisione importante, su chi, come e quando uccidere una nuova ragazza. Nove su dieci, a sua madre, le ragazze che lui le presenta non vanno bene. Nascono sempre discussioni.

«E a casa da te? Come va?», domanda Jason a Bubba. «Voglio dire: continuate a far fuori ragazzi in gita?»
«Abbiamo aperto un Bed&Breakfast», dice Bubba, «ma ormai il turismo nella zona è in calo».
«Eh. La crisi».
«Se ti va, un week end puoi venirmi a trovare», dice Bubba, «mia madre prepara pasticci di carne che sono la fine del mondo».

Michael Myers è silenzioso. Soffia nella trombetta di carta. Quella s’allunga e fa peeee, poi s’arrotola su se stessa. Michael, con la maschera che era una faccia di gomma del capitano Kirk, con i capelli che sembrano un nido di fagiani, i buchi della bocca e degli occhi allargati, le sopracciglia dipinte, tutta verniciata di bianco. Continua a suonare senza sosta quella cazzo di trombetta che da sui nervi a tutti.
«Michael, hai due sole espressioni», dice Bubba, «con o senza il coltello in mano». Michael strozza l’ennesimo pee pee e ribatte: «Oddio. Non che voialtri a livello espressivo siate molto più comunicativi!»
«Mike, stavo solo scherzando, checca isterica del cazzo».
«Cosa ne so io, se scherzi o sei serio o piangi, con quella faccia che sembra pelle di pollo arrosto?»
Il guardaroba di Faccia di Cuoio in fatto di maschere prevede tre cambi: la ‘Maschera da Assassino’, la ‘Maschera da Nonna’, la ‘Maschera da Ragazza Dolce’. Le indossa a seconda di come gli gira. Oggi gli gira quella da Assassino.
«Chi di noi può dire di conoscersi veramente?», riprende Mike. «D’altronde ogni giorno indossiamo una maschera, no?»
«Ecco, ci risiamo», sbuffa Bubba.
Jason prova a cambiare discorso per non rovinarsi la festa: «Quello scemo di Freddy Kruger dov’è?»
«Deve lavorare su un incubo fino a tardi. Ha detto di iniziare senza di lui», spiega Bubba, poi prende un sorso di Carlsberg e sforza una scoreggia.
«Ci scommetto la testa che ti sei sgommato nelle mutande!»
«Credo proprio di sì».

Nemmeno questo strappa una risata a quel muso lungo di Michael Myers che sta sprofondato sulla poltrona, con gambe e testa sui braccioli, a soffiare nella trombetta.
«Guarda che è il mio compleanno, non il mio funerale», dice Jason.
Mentre Bubba aiuta il festeggiato ad apparecchiare, asciuga i piatti sul suo grembiule chiazzato di sangue.
«Lascia stare Mike, il suo ragazzo lo ha mollato due giorni fa».
«Ma chi? Quello spiantato di Hannibal Lecter? Dio santo. Quello lì non ho mai saputo se gli piace la carne o il pesce».
«Pesce», interviene Michael, «gli piace il pesce».
La trombetta s’allunga come la lingua di un camaleonte, fa peee peee.
Aveva avuto una crisi di pianto prima di andare alla festa e a Bubba era toccato di convincerlo per telefono a raggiungerli perché lui non si sentiva in vena.
«Uno come te che ha fatto a pezzi la sorella e una settantina di persone, figuriamoci se queste cose non le supera».
Quello stronzo di Hannibal lo ha lasciato per un tizio conosciuto su internet che gli ha offerto il suo fegato per cena. Ha preferito il fegato di uno sconosciuto al suo cuore gonfio d’amore.

Lo stereo suona l’album “Girl You Know It’s True” dei Milli Vanilli e Michael è disteso in poltrona con i piedi che oscillano. Comincia a sentire l’effetto della Torazina e delle tre seghe che si è sparato per il nervoso prima di uscire di casa. La trombetta gli scivola dalla bocca e lui s’addormenta.
Firenze. La città che Hannibal ha scelto per festeggiare la loro luna di miele. Oltre le tende bianche e svolazzanti della finestra si vede Piazza della Signoria. Hannibal in ginocchio, tira fuori la linguetta attraverso le fessure della museruola che gli copre metà della faccia. La sua lingua serpeggia sul suo dardo dell’amore di Mike. Come la usa lui, nessuno. Michael suda dentro la maschera in lattice, appoggia una mano sulla testa di Hannibal. Gode come un riccio. Il tubare dei piccioni che volteggiano su Palazzo Vecchio.
Dolore.
È come se gli avessero staccato l’uccello a mors… Rosso sulla faccia di Hannibal, sangue che schizza sulla finta museruola che cela il suo sorriso. E Michael realizza che mettere il suo coso in bocca a un cannibale impenitente è stato alquanto azzardato.
Ha un brivido lungo la schiena, millepiedi d’acciaio la percorrono. Unghie, fredde e lunghe unghie di metallo. Grattano.
La maglia a righe rosse e verdi.

«Uno, due, tre, e Freddy vien da te».
«Quattro, cinque, sei, al sicuro più non sei».
Freddy, col cappello di feltro, la faccia che sembra scamorza fusa.
«Sei, sette, otto, e il tuo culo è il mio salotto».
Quel burlone muove tutte e quattro le dita d’acciaio, canta: «sette, otto, nove, se ti svegli non sai dove».
Bubba faccia di cuoio e Jason notano che Michael si contorce sulla poltrona. Finisce a terra, proprio come quei film horror, in cui da un brutto incubo non ci si sveglia se non da morti.
«Otto, nove, dieci, apri gli occhi e siamo amici».
È il solito scemo di Kruger, si dicono Bubba e Jason. Quattro linee di sangue si disegnano sulla schiena di Michael, lame che gli strappano la tuta. Alla fine spunta la testa di Freddy che fa un salto e si mette in piedi. Raccoglie il cappello da terra e lo scuote su una gamba. Si dà una stirata con quella faccia da superstite d’incidente aereo e poi fa: «Uno, due, tre, e Freddy viene per te!»
«Ma perché non entri dalla porta come tutti gli altri?», si lamenta Bubba mentre Freddy abbraccia Jason e gli fa gli auguri.
Già Michael Myers non ha mai sopportato Freddy, e ora non soltanto quello scemo gli ha interrotto il pompino nel sogno, ma gli ha pure fatto a brandelli la tuta blu da meccanico che indossa dal ’78. Lui è geloso delle sue cose e poi oggi ha i cazzi suoi. Sotto la maschera sta bruciando dalla rabbia. Stringe i pugni e scoppia a frignare. Finché Bubba gli fa un coppino e gli ricorda che è il momento di iniziare i festeggiamenti per Jason.

Le luci si spengono, restano solo le candele sotto la testa della signora Voorhes. Bubba entra in salotto con una torta di compleanno alla panna con sopra una miriade di candeline. Tante quante le vittime di Jason e Pamela dall’Ottanta in poi, almeno quelle ufficiali.
«No amici, ma che vi siete messi in testa?» Jason gongola imbarazzato mentre quelli cantano “Tanti auguriiii a teee” e Michael Myers fa peee peee con la trombetta.
Jason giura che anche la testa di sua madre dal muro sta cantando: “Tanti auguuuriii, caro Jason, tanti auguuriiii a teeee!”
Si piega per soffiare sulle centotrentadue candeline. Soffia e soffia, ma dai buchi della maschera gli esce sì e no il fiato per spegnerne dieci, gli vengono le stelline agli occhi per lo sforzo.
Allora Freddy si sente chiamato in causa: fa un rutto e nella stanza viene il buio.
Quella grossa testa di cazzo. Era meglio se Freddy non lo invitava nessuno. Finisce così tutti gli anni.
Pure le candele di mamma Voorhes si sono spente. A Jason gli si gonfia la vena: è dal film “Jason vs Freddy” che non lo sopporta. Cerca a tastoni il Machete e presto è tutto un colpire, uno schizzare di crema chantilly e panna. Quando qualcuno trova l’interruttore, la torta è sparsa sul vestito e la faccia di tutti, spiaccicata sulle pareti.
«Scusatemi», soffia Jason e poi corre in bagno a far sbollire l’incazzatura.
«Cazzo! Jason il senso dell’umorismo non sa nemmeno dove sta di casa», commenta Freddy.

Per farsi perdonare, Freddy decide di portare tutti in un localino di strip tease niente male che conosce lui. Prendono il furgoncino di Mike, che poi è l’unico con la patente o le mani adatte alla guida. È un furgoncino della Nando’s pizza, il lavoretto che il ragazzone s’è scelto per arrotondare.
Mentre gli altri si litigano il posto a fianco del guidatore, Michael pensa che vorrebbe tornare a casa sua, stasera non è proprio serata. Non si è ancora ripreso dalla storia di Hannibal: a chi starà mangiando il fegato adesso? Quale Chianti ci abbina? Lo farà sul tavolo dove loro due facevano l’amore? Nemmeno nel finale di Halloween II, quando gli danno fuoco come a un camino, era rimasto scottato così come con Lecter. Si accorge di essere veramente un muso lungo. In genere non è così con gli amici.
La luna piena si riflette sull’argento del Lago Cristallo. Michael per un momento pensa di sterzare all’improvviso e finire in acqua. Poi si dice che la vita può sorridere ancora. Alla fine del tunnel c’è sempre una luce. O un tipo con l’accetta.
Ed eccoli lì: Jason, Bubba Faccia di Cuoio, Freddy, bevono, tirano da un cilum ricavato da una tibia, fanno casino. In radio c’è “In-A-Gadda-Da-Vida” degli Iron Butterfly. Freddy è fuori di testa, Bubba vorrebbe ripassarlo alla motosega, ma Jason gli dice di rilassarsi. Michael si lascia coinvolgere.
Le storie d’amore passano, ma i veri amici restano, pensa Michael. Come direbbe Hannibal: amici pochi ma buoni.

Arrivati al locale, Jason non ha nemmeno il tempo di ambientarsi che una ballerina lo trascina sul palco e lo spoglia. Gli strappa le mutande a morsi. Fred, Mike, Bubba cantano: “Nuudo! Nuudo!”
Jason sta con la maschera da Hockey e il culo nudo, la ragazza gli mette al collo la cintura dei pantaloni e la usa come guinzaglio. Lega un cazzo finto sulla sua maschera e lo fa sdraiare, gli si siede sulla faccia. Scatta l’applauso.
Dopo lo spettacolo, Jason sprofonda nel divanetto al tavolo con gli amici e offre da bere a tutti.
«Raga, il più bel compleanno della mia vita».
La ragazza dello spettacolo li raggiunge, si siede sulle ginocchia di Jason: bionda, grandi tette rosee, calze a rete rosse, un tatuaggio con un diavoletto sull’inguine destro. Si chiama Angela. Di dove sei, quanti anni hai, ti piace che ti sputino in faccia quando scopi, Jason pensa che non è il genere di ragazza che piacerebbe a sua madre.
Bubba e Freddy dicono che Angela la offrono loro e il festeggiato riesce appena a dire grazie da tanto che è commosso.

Montano tutti sul furgoncino di Mike per continuare la serata: è decisamente il momento di qualche dolcetto, scherzetto e omicidio, ora che la serata ha ingranato.
«Ma raga, ci siamo dimenticati il regalo!», dice Michael che è tornato di buon umore.
Bubba si dà una pacca in fronte e poi tira fuori da un sacchetto una scatoletta nera.
«No raga, così mi viziate», fa Jason inclinando e scuotendo la testa. È una scatoletta placcata in metallo con cerchi, semicerchi, rettangoli, strani simboli e arabeschi.
«Bella!»
In realtà sembra uno di quei rompicapi cinesi, riciclato in chissà quanti Natali, compleanni, matrimoni, Halloween.
«Guarda che lo devi aprire, pirla», dice Mike con gli occhi alla strada. E Bubba ride sotto la maschera. Freddy, si scaccola con una lama nel naso. Allora Jason cerca di aprire il cubo, si sforza in ogni modo, poi prende il machete per spaccarla.
«Non è una noce di cocco, sii delicato».
Fatto sta che nessuno riesce a capire come aprire la benedetta scatola finché Angela non preme un pulsantino.
Il cubo s’illumina di luce blu. Diventa un tetraedo, poi un dodecaedro cilindrico, un icosaedro a stella, un tetraedro troncato, e un rombicubottaedro.
Poi a tutti gira la testa.
Come un coniglio che esce dal cilindro, viene fuori un tizio pallido, pelato come il guscio d’un uovo, la testa piena di spilli che sembra venuto da una seduta d’agopuntura per masochisti.
«Puntaspilli Hellraiser!», si stupisce Bubba.

Puntaspilli Hellraiser, con la faccia bianca e gli occhi che sono due bottoni neri, schiacciato tra gli altri sul sedile di dietro, fa: «Ti farò raggiungere vette di dolore così alte che alla fine un orgasmo ti sembrerà uno starnuto».
«Ragazzi, era già più che sufficiente la puttana», fa Jason.
«Io non c’entro», dice Freddy, «io volevo regalarti Call of Duty 8».
«Il dolore dell’anima è eterno», continua Puntaspilli.
«Certo che sei pesante», gli dice Freddy che se lo ritrova di fianco.
«Conoscerò la tua carne!»
«Guarda, finché non si parla di pesce…»
E Puntaspilli: «La sofferenza è la mia unica moneta».
Ha il fiato che si vaporizza, come se in bocca avesse un frigorifero.
«Dell’inferno assaggerete tutte le pene», dice l’alito di ghiaccio di Hellreiser.
«Ok, ok, scusate, lo riporto dove l’ho comprato, tanto ho conservato lo scontrino», borbotta Mike.
D’improvviso Hellraiser riempie l’abitacolo di ganci e catene, con stridii e rumori improvvisi.
Terrore e sorpresa diffusi. Michael non vede più un cazzo, il furgoncino sbanda e finisce sulla corsia opposta.
Proprio in quell’istante passa quel tostapane a quattro ruote di Christine la Macchina infernale. Gli va incontro a duecento all’ora, lo stereo a palla, fari spenti, assicurazione scaduta. Un vecchio Rock’n’Roll che si fa sempre più vicino, nel buio.
Frontale pieno.

Sbalzato fuori dal parabrezza, Jason rotola sull’asfalto con scintille e fischi e carne bruciata. Si alza tutto sanguinolento, guarda il furgone che va a fuoco tra urla ed esplosioni mentre Michael Myers esce dalle fiamme, tranquillo e rilassato come se venisse da una doccia calda di petali di rosa e patchouli, tiene per un orecchio la testa di Freddy che se la ride.
«Che cazzo di compleanno col botto!»

Max Cabrerana

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