CALMA PIRATA #4: PIERO

skipper-cabras

Marco Cabras, Skipper in posizione

Il 1 febbraio scorso, a Firenze, un gruppo di bucanieri ha assaltato il palco del Sabor Cubano per leggere racconti brevi (massimo una pagina) a tema Pirati, sette pezzi che stiamo proponendo ogni mercoledì qui su Verde. Il quarto episodio è firmato da Giovanni Ceccanti, si intitola Piero ed è illustrato su misura da Marco Cabras (ciao Marco, grazie di tutto).

Dimenticate Johnny Depp e tutte quelle ciurme vestite lacere con gambe di legno e bende sugl’occhi, quei tizi sempre sbronzi dal grilletto facile con il coltello fra i denti ma in fondo bonari e in qualche modo ingenui, liberi, persino eroici. Dimenticate Capitan Harlock, Barbossa e Barbanera. Quelli hanno preso Piero e se lo sono portati giù in cambusa senza fare tanti discorsi e quando sono ritornati su Piero aveva l’espressione pietrificata della supplica disattesa, le labbra imbronciate, che poi mica lo capivano mentre latrava di non toccarlo, quelli erano somali o eritrei, erano neri come la pece e avevano due tizzoni al posto degl’occhi. Si sono presi Piero e Dio solo sa cosa gli hanno fatto a turno, uno dopo l’altro, delle pertiche diobono, secchi come dei chiodi, che se m’avessero chiesto avrei detto una muta di cani, in cambusa c’è una muta di cani da caccia dal rumore che facevano, e mica c’avevano le scimitarre quelli avevano il loro bell’AK47, il kalashnikov diobono d’ordinanza che smitragliavano già prima di salire, di arrembarci, e i nostri mozzi nel panico a voglia a far partire gli idranti e le sirene spiegate – lo skipper s’era già tuffato vedendoseli arrivare all’orizzonte, e l’hanno trivellato di colpi mentre si presentava chissà perché in francese, con le mani alzate.

Dimenticatevi Spugna, Capitan Uncino e i pappagalli parlanti, quelli a vent’anni non c’arrivavano, hanno riempito i loro borsoni con i gioielli e i soldi e finalmente stavano tornando sul gommone quando uno di loro ha visto Piero e porca puttana deve aver detto qualcosa tipo “aspetta aspetta che questo ce lo inculiamo”, s’era innamorato cazzo, tutto con la dovuta calma eh, che tanto s’era in mezzo all’oceano e non c’era un gabbiano a perdita d’occhio per chilometri e chilometri e il sole era bello alto come c’aveva garantito il tizio dell’agenzia, il sole aveva detto sarà bello alto, è stagione secca, non vi preoccupate, garantisco io, magari ecco non fate economia di crema solare.

Giovanni Ceccanti

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