MONDO PANDA

sleepless

Joydidì, Sleepless

Come si descrive il mercoledì mattina una cosa come Mondo Panda (su Souncloud letto velocemente da Cesare Pezzana)? Ai lettori fedelissimi di Paolo Gamerro e di Verde: provate a sciogliere nel ciclo della Mangrovia una porzione asfittica di Bresaola. A tutti gli altri: studiate, studiate, studiate.
Oggi è l’ultimo giorno di Joydidì qui sul blog (grazie Joy, è soltanto un arrivederci): l’illustrazione è Sleepless.

Il controllore mi chiede il biglietto e io cerco nel portafoglio ma non lo trovo e quindi mi metto a ravanare nelle tasche ma nisba, e nel frattempo nel vagone succede il putiferio perché l’uomo in fondo, con i sandali e i pantaloni militari mimetici e una maglietta bianca davvero sporca, si alza e tira fuori il machete e comincia a gridare e trancia di netto il braccio della ragazza seduta di fianco a lui, parte uno spruzzo di sangue, la tipa strilla e l’uomo con il machete le zappa via la gamba e allora una famigliola si spaventa e il tipo con il machete va verso la famigliola e taglia la testa al figlio, la madre vomita a getto addosso al padre il quale si scaglia contro l’uomo con il machete ma l’uomo con il machete con due colpi netti mutila il padre di famiglia che crolla a terra urlando molto forte e nel treno impazza la disperazione, la violenza dell’uomo con il machete che trancia altre gambe e braccia e sta vendendo verso di me e il controllore, che siamo tutti intenti a risolvere questo dilemma del biglietto perché io gli ho appena detto che l’ho comprato all’edicola della stazione e l’ho obliterato ma in effetti non ricordo dove posso averlo riposto, e subito mi balena nella mente questo ricordo in cui mettevo il biglietto nello zaino, proprio quando l’uomo con il machete, lordo di sangue e carne, si mette a tagliare gole a destra e a manca e l’interno del treno giallino diventa nero di interiora e gli intestini schizzano in aria che è un piacere mentre io cerco il biglietto nello zaino, dove a questo punto sono quasi sicuro di averlo riposto prima di salire sul treno, mentre finivo di mangiare le patatine fritte nel chioschetto di patatine fritte attaccato all’edicola, e il controllore ora sta sbuffando un attimo perché la mia attesa è estenuante ma questo biglietto onestamente acquistato e obliterato non salta fuori e l’uomo con il machete ha appena aperto lo stomaco di un tizio che è rimasto in piedi con il suo cappellino da baseball, i pantaloncini corti, il marsupio e i sandali e la cartina di Milano nella mano destra mentre gli colavano via le viscere, e a quel punto io trovo il biglietto e glielo porgo al controllore che me lo timbra con fare spazientito, come se tutti poi dovessero sempre avere il biglietto a portata di mano, dopo tutti i ritardi e i megamila scioperi, cioè questo senza dire grazie e buonasera vuole timbrare in un secondo e tanti saluti chi si è visto si è visto ma guarda che gente oh.

Paolo Gamerro

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