GATTINI™#14: I FASCISTI MUOIONO PIÙ DI UNA VOLTA

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DeadTamag0tchi after Andy Wahrol, GATTINI

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È l’alba. Un uomo nudo si ammira allo specchio mentre sferza l’aria con una katana, ad ogni fendente emette dei versi brevi e decisi. Conclusa l’esibizione ripone ritualmente, con movimenti lenti, l’arma nel fodero. Tra poco dovrà andare a lavoro. L’uomo si chiama Winston e lavora in una radio romana che s’occupa di calcio, calcio inteso come ogni vicenda o presunta tale che ruoti intorno alle società A.S. Roma e S.S. Lazio.

Per quindici ore al giorno, al netto di pubblicità e musica dance anni Ottanta, la radio gonfia a dismisura notiziole sulle squadre della Capitale, imbastendo polemiche sul nulla, spargendo insinuazioni e allusioni sulla vita privata dei giocatori, organizzando proteste e petizioni, aizzando tifosi contro le società e causando licenziamenti degli allenatori. I collaboratori della radio son temuti ed evitati dai tesserati, alle conferenze stampa vengono emarginati, raramente è permesso loro far domande. La radio così ha gioco facile a far del vittimismo, contro le società che non vogliono coinvolgere i tifosi, che attaccano libertà di stampa e di parola, che vogliono solo radio e tv ufficiali, direttamente controllate o compiacenti, che allontanano la gente dagli stadi, che vogliono il calcio solo come business che fanno rimpiangere i tempi in cui c’erano gli stadi pieni e i giornalisti facevano trasferte insieme ai giocatori in aereo e in treno.

Winston, padre romano e madre inglese, conduce la rubrica più seguita della radio: Senza Rete. Tre ore al giorno di commenti, polemiche, opinioni, nostalgia, crociate e battaglie contro il milionario e patinato mondo pallonaro, come lo chiama lui.

Verso la fine degli anni Settanta rimase coinvolto in una brutta faccenda. All’uscita d’un centro sociale, dopo un concerto, insieme altri due camerati aggredirono un ragazzino di sedici anni che tornava a casa; secondo un testimone lo insultarono con improperi del tipo Comunista bastardo, zecca rossa, e avvertimenti come Sergio Ramelli sarà vendicato! per poi ammazzarlo letteralmente di botte. Il morto si chiamava Luca, era un ragazzo che giocava a pallavolo, suonava la chitarra, non seguiva la politica, era lì semplicemente perché gli piaceva la musica, e più importante: era figlio di un notabile del Movimento Sociale Italiano. Evidentemente i tre neofascisti, nella foga vendicativa, nell’eccitazione giustizialista, non ebbero il tempo di chiedere tessera di partito o documenti al malcapitato.

I tre all’epoca avevano ventitré anni e facevano parte del gruppo ONORE AI CAMERATI, conosciuto solo con il nome di ONORE, o anche come: quei fascistelli che aggrediscono ragazzini indifesi fuori da scuole e centri sociali, schifati perfino dagli altri fascisti. Il gruppo contò tra membri, simpatizzanti e fiancheggiatori non più di trenta persone, durò pochi anni che bastarono per il macabro bilancio di due morti, svariate rapine in banca per autofinanziarsi, non tutte rivendicate, un sequestro e una ventina di feriti.

Winston scappò in Spagna, visse in Grecia, poi in Giappone dove si sposò, divorziò e diventò un facoltoso imprenditore. Tornò in Italia dopo ventitré anni, nel duemila, all’età di quarantasei anni da uomo libero. Il testimone e i due imputati di ONORE morirono a pochi mesi dalla tragedia (un suicidio e due incidenti stradali), s’indagò per un po’ ma il GIP accolse con sospetta celerità la richiesta d’archiviazione del PM, nessuno ne volle parlare, nessuno mostrò interesse; il padre del ragazzo a quanto pare non era poi così notabile. I reati minori che gli erano stati ascritti, gli unici che avrebbero potuto aver un seguito, erano ormai caduti in prescrizione.

Winston è ancora lì, dove l’abbiamo lasciato, nudo con la katana che s’esibisce per se stesso. Si dirige verso il bagno. Finita la doccia, apre le tendine e di fronte a lui si palesa una figura sfocata, capelli lunghi e scuri:

Ciao camerata, ci siamo rilassati? Sono Luca, ti ricordi di me?
L’uomo sbianca, indietreggia, il corpo schiacciato al muro, balbetta: Ma tu, tu…
Capisco lo spavento. Son contento che ti ricordi di me, d’altronde sono il tuo più grande trofeo. Peccato non te ne sia potuto vantare in giro. Belle quelle evoluzioni con lo spadone.
Non è possibile, io ti ho ucciso…
Piano con le affermazioni, la tua posizione è stata archiviata.
Winston si lancia contro la figura appannata ma scivola nella doccia e sbatte la testa sul bordo della vasca.

Sono le nove e in radio i colleghi lo aspettano.

E Winston? Non si vede ancora?
Chiamalo subito, dov’è andato a finire questo?
Non risponde.
S’è ammattito?
Gli è successo qualcosa sicuro.
Vado a casa sua a controllare.

Winston si risveglia in un ampio cortile, torrette di guardia con su dei manichini e cani da guardia morti. Sembra un campo hobbit allestito ad Auschwitz. Insieme a lui ci sono i due amici di ONORE AI CAMERATI. Son tutti e tre giovani, in piena forma come trent’anni fa, ma nessuno di loro sorride. Winston, Eusebio e Roberto: La WER (che sta per Wehrmacht) come si chiamavano ironicamente tra di loro.

Che diavolo ci fate voi qui, ma non siete morti?
Anche tu lo sei, testa di cazzo!
Ma cosa succede? Ho una paura fottuta!
Faremo finta di non aver sentito. Abbiamo un lavoro da finire. Tu sei scappato grazie ai tuoi amici dei servizi invece noi ce la siam presa nel culo. Il padre di Luca Corsi, il dirigente missino, ci ha fatto uccidere. Noi non eravamo protetti come te. Ora ci devi aiutare a restituirgli il favore.

I tre raggiungono casa Corsi, una villa signorile. Passano indisturbati come fantasmi attraverso inferriate e mura di cinta, non vengono notati da cani e sicurezza. I due, Eusebio e Roberto, si trovano di fronte allo studio di Corsi, fanno segno a Winston di entrare.

Ecco, te l’abbiamo consegnato, ora permettici di scomparire, di riposare come hai promesso!
Che cazzo succ… prova a gridare Winston, ma la frase gli si secca in gola.

Una donna anziana, bionda e truccata pesantemente se ne sta seduta alla scrivania, sorseggia una bevanda scura dal cranio di Corsi. Si alza e va verso Eusebio e Roberto, al primo infila la lingua in bocca trafiggendogli la cavità orale, la trapassa, gli sbuca nel collo e s’infila nella bocca del secondo, gira vorticosamente e gli stacca uno a uno tutti i denti, il poveretto diventa cianotico mentre i denti gli si incastrano nella trachea; con uno strattone improvviso la lingua, come se fosse un lazo, strappa di netto le due teste, le fa volteggiare in aria, e le lancia fino al soffitto talmente alto che non si scorge la fine. Poi si dirige verso Winston paralizzato e gli infila prima il pugno, poi tutto il braccio dentro la bocca, giù fino all’esofago e gli tira fuori una katana sanguinante. La vecchia si esibisce in acrobazie e virtuosismi con la katana e ride sguaiata. Winston tossisce violentemente sputando sangue. Le teste dei due ragazzi ricadono e lei al volo le taglia in due con un unico colpo. Si sente una musica: è Canzone di un prigioniero politico degli Janus.

La donna canticchia Tanto movimento mi mette fame, spalanca le fauci in maniera innaturale, gli angoli della bocca arrivano fino ai lobi delle orecchie, la bocca si slabbra e si spacca sanguinando, addenta la testa di Winston e la succhia voracemente per un po’, la sua saliva corrode le piastrelle; dalle crepe si intravedono delle ceste con teste di uomini rinsecchite che galleggiano in un fiume nero trasportate dalla corrente. Poi, stanca, gli strappa di netto la testa dal collo, la inghiotte e con un po’ di sforzo la sputa fuori dalla vagina, partorendola. La faccia è ricoperta da una pellicola sanguinolenta, gocciola muco giallastro e placenta. La donna con estrema facilità toglie la patina che ricopre la faccia, la squama interamente, sempre più chiaramente emerge un viso vecchio, raggrinzito, cadente e pieno di macchie. L’anziana prende il capo con una mano, per i pochi capelli, ci palleggia un po’, due colpi di tacco, poi lo colpisce di collo pieno spendendolo su una cesta vuota. La cesta raggiunge le altre e scompare lasciandosi trasportare dalla corrente del fiume salmastro.

Sono le dieci meno venti del mattino quando Maurizio Agostinelli, collaboratore della radio, trova la porta aperta, entra e scopre il corpo di Winston riverso nella doccia, semicoperto dalle tendine strappate. Il suo viso pare invecchiato di trent’anni, ha i capelli completamente bianchi, gli occhi sbarrati e un’espressione di puro terrore.

Andrea Frau

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