MELASSA MIELINA

do-not-disturb

Joydidì, Do not disturb

Melassa Mielina è un racconto che piacerà tantissimo alle fan di Francesco Quaranta (sì, esistono e sono tantissime) (sì, lo sappiamo, è pazzesco) e ha pure un titolo decente (ma una formattazione che grida vendetta), anzi, bello: Francesco è guarito? Il Neuropod trionferà? L’amore può davvero nascere al minimo contatto, come dicono tutti i manuali d’istruzione? O è soltanto un continuo loop di reindirizzamento? E
L’illustrazione è di Joydidì (Do not disturb, ink on paper, digital painting). Su Soundcloud il racconto è letto male da Luca Carelli (che a quanto pare imita molto bene Vinicio Motta).

Claudia ha mal di testa da cinque giorni ormai, gli antidolorifici sono come caramelle, vanno giù e ottengono solo di inacidirle lo stomaco che adesso bandisce ogni cibo solido, ribaltandosi come fa lei la notte sul materasso. Si è costretta a inviare un messaggio audio di scuse ai suoi capi, senza mostrare il viso sconvolto, voce tenuta assieme con il nastro adesivo: non riuscirà a lavorare neppure da casa, meglio non sovraccaricare ulteriormente il cervello.
È da stamattina che vorrebbe comunicare a Daniele il suo timore, ma le parole le si criptano nella gola, latenza provocata da uno strano pudore. Si vergogna della situazione, perché davvero non sa come possa essere giunta a questa condizione. Forse Daniele capirebbe, dopotutto lo sente molto vicino: le è parso un tipo sensibile e comprensivo fin dal primo scambio serrato di messaggi in chat. Purtroppo però ogni espressione le si smorza ben prima di essere trasmessa dalla bocca screpolata. Il corpo muove gesti sincopati, le abortisce richieste d’affetto da tutto il pomeriggio, il dolore la perseguita e le fa stringere le palpebre pur di sopportare la luce dei display e degli schermi che le sono così necessari.

La condizione naturale di Daniele è, secondo il suo onniscente tecnopsicologo, “un vibrante e turbolento buzz nervoso di fondo”. Non ci vorrebbero le preoccupazioni altrui, pensa tra sé e sé quando di tanto in tanto controlla Claudia. Non gli pare a posto infatti, la vede tremare e scuotersi, da qualche ora si tiene il cranio come se le pesasse. Condivide questa sua apprensione tramite una canzone via social network: è tutta l’espressività che può concedersi. D’altronde si frequentano, sì, ma non la conosce poi tanto bene, non è il caso di impicciarsi oltremisura.

Claudia adora questo lato incomunicabile di Daniele in cui individua un po’ il riflesso dell’umanità moderna, così connessa eppure così trincerata nelle proprie insicurezze. Scatole di cemento armato con il mondo a portata di mano e a malapena il coraggio di stringere due dita altrui. Digita queste profonde righe nel suo live blog a cui tiene molto, ma le sfuggono dei refusi, ha un prurito da tortura alle sinapsi, si stropiccia i bulbi oculari fino a spaccarsi qualche capillare.
Trascinandosi per casa chiede al bollitore elettronico di farle una tisana, l’acqua comincia a gorgogliare quasi istantaneamente e un miscelatore computerizzato prepara la combinazione perfetta di camomilla, melissa, passiflora e aromi industriali mentre in sottofondo rimbalza sulle mura di cemento un’apposita playlist studiata da esperti del rilassamento.

Il frutto più succoso dell’ipercapitalismo globale è l’inquietudine in tutte le sue forme e appendici, avvolge, ingloba, decurta i tempi, scala i costi, affligge i giorni, alita sul collo la notte. L’ultima frontiera della ricerca filosofico-socio-scientifica è come alleviare questa sottostruttura ansiogena con prodotti sempre nuovi e confortevoli, garantendo nel contempo nuova linfa al sistema stesso. Le ciabatte omeotermiche, per esempio, a soli quindici euro e novanta su Amazon consegna compresa, sono un toccasana per la tormentata ragazza: perfette in questo clima bagnaticcio, tipico milanese che ti entra nelle ossa e davvero non c’è deumidificatore intelligente che tenga. Quando starnutisce, le tempie la fulminano di dolore.

Claudia torna a sedere davanti a Daniele e trova in due fiati il coraggio di dirgli che è terrorizzata, ha una paura fottuta. La deve capire, lui deve, lui capisce sempre tutto anche se è un silenzioso. Come quella volta che si sono conosciuti in chat e lei gli parlò del suo blog. È stato così eccitante, lui è così…

Ho paura Daniele
Ho un ritardo

Ok

Il tocco di Claudia gli arriva amorevole ma freddo, lui è evidentemente distratto, non la calcola molto. Vorrebbe abbracciarla di slancio, magari palparla per farla tacere, assaggiarla già che c’è. Lei si sottrae. Subito dopo la guancia del ragazzo frigge per lo schiaffo che lei gli rifila grazie a un nuovo plug-in.

Sono qui cretino
ho bisogno di te
sono qui con te

Lui non ha il coraggio di obiettare. Si vede però costretto interrompere il suo serial preferito per darle retta. Si gratta la testa, sbuffa, mugugna in risposta alle sue paranoie. È che questa nuova serie interattiva è proprio una bomba, una figata ultra top, praticamente fatta su misura per lui: c’è questo trafficante di droga che però è pure una sorta di supereroe, quindi il bene e il male si sovrappongono e nulla è come sembra proprio mai mai; soprattutto tocca allo spettatore, cioè a Daniele stesso, decidere dove andrà la storia a ogni bivio: è lui che preme il grilletto, è lui che spreme i baci, che scatena collere e passioni, è tutto così iperreale, succede sempre qualcosa, sempre, niente è mai fermo e stabile, il tutto è calibrato per intrattenere e garantire alle ghiandole cerebrali di Daniele la corretta distillazione delle sostanze chimiche che gli permettono di combattere il suo tipico nervosismo da lavoratore precario sottopagato rispetto a uno standard di vita di almeno tre decenni prima…

Ma dimmi pure Claudia ti sto ascoltando

Allora lei lo accarezza, lancia comandi di recupero, modifica, annulla, lo bacia, lo cerca.

Scusa non volevo farti male
è che ho paura

Eddai Cla tranquilla, è solo un piccolo ritardo al backup del Neuropod e questo ti stressa un po’ la testa
Avevamo detto che saremmo stati insieme più tardi, da brava
Fammi finire qua

Che stai facendo?

Lavoro

Non ti credo.

Mmm

Più tardi il sesso è distratto, distaccato, disconnesso. L’atto che dovrebbe coinvolgerli e unirli, li spersonalizza e li divide. Al buio Daniele cerca Claudia con tutti i sensori e quando la trova gli pare di non riconoscerla nemmeno un po’. Non sussiste nulla della giovane donna pneumatica e performante dalle forme pallide e i ricci gonfi, solo un paio di occhi arrossati e fuori dalle orbite, scapole tremanti, sudore malsano, tremori freddi. La ragazza è uno straccio floscio senza guizzo. Lui non può far altro che cercare nella propria cache immagini seducenti di Claudia nei giorni passati e appena recuperate le butta nello slideshow insieme a modelle, ex partner e sconosciute sexy memorizzate senza permesso.

Nel frattempo la coscienza di Claudia accede ai milioni di pixel di Daniele, così bello e tenebroso, silenzioso in ogni traccia che la sua memoria richiama. Le piace davvero: Daniele è una pioggia di byte che penetra fino ai suoi recessi più intimi attraverso ogni poro. Ma i brividi di piacere le si spezzano in un scariche cervicali sempre più insostenibili, il malessere si diffonde fino alle periferiche e corrompe il godimento. A Claudia pare di dover gettare la propria anima oltre uno schermo freddo e insensibile, alla fine esaurisce lo slancio, è costretta a cedere. Scoppia a piangere. La testa è un trapano, un peso, un’intermittenza continua di luci e scosse. Non può nemmeno alzarsi per raggiungere il bagno e ficcare la testa sotto l’acqua ghiacciata. Tempie tra le ginocchia, si appiattisce in mugugni contro la testata del letto. Dietro le palpebre tremolanti non scorge il disappunto di Daniele che si rassegna a terminare senza cooperazione.

Perché questo backup non parte?

Il ragazzo non lo sa e sinceramente non vorrebbe dover gestire la crisi nervosa di un altro essere umano, soprattutto adesso, a inizio inverno, con il suo contratto in scadenza poi, e quell’angoscia che lo prende sempre quando non si parla di lui.

Doveva essere due settimane fa
è da giorni che ho superato il limite di gigabyte

Hai provato a fare manualmente?

Ho paura di fare cazzate Daniele.
Cioè, se fosse un virus?

Daniele ingolla un paio di ansiolitici leggeri, sbuffa, apre due pagine Internet, cerca qualcosa. La ragazza attende un conforto nel silenzio di un appartamento che le si accartoccia addosso. Tutto l’isolamento confezionato dal ventunesimo secolo entra per gli interstizi sotto porte e finestre sbarrate. Sono giorni che la ragazza non guarda fuori e solo ora le sovviene. Adesso la soffoca questa solitudine sollecita che straripa dalle ombre e appanna le decine di schermi a sua disposizione come svago.
Svago, svago, sempre e solo svago, mai una soluzione. Le comincia a sorgere il dubbio che forse la soluzione potrebbe essere di uscire da lì e provare a essere tutt’uno con qualcun… Non riesce più a elaborare, va in blocco a occhi sbarrati e solo il respiro affannato ventila la certezza che sia ancora viva. Il dolore esplode dalla base del cranio e le cancella gli ultimi istanti: si ritrova catapultata nella tenaglia di silenzio e solitudine. Snocciola agli elettrodomestici ultrafunzionali e impotenti la sua paura per il ritardo del backup ancora, ancora e ancora, mentre il bisogno di Daniele è una spia continua che le ripropone il suo nome.

Hai fatto una diagnostica?

Daniele cerca di suonare pratico perché aldilà della praticità c’è la piena delle emozioni di Claudia, l’implicazione sentimentale, quell’onda dalla quale non gli pare il caso di farsi impantanare.
Non è un mistero che i rapporti interpersonali siano un deterrente allo sviluppo della propria individualità, lo dice sempre il suo tecnopsicologo: ok la valvola di sfogo, ok la fisiologia, ma guai a farsi rubare tempo prezioso con cui coltivare il proprio ego. Quello e lavorare per pagargli le sedute.

No
No
No
Daniele non ho fatto una cazzo di diagnostica,
sono sola, ho paura

Il ritardo genera un carico di lavoro enorme sulla memoria interna
temo sia troppo

Aiutami
Sono sola
Ho paura
Sola

Lui fa una smorfia di cui blocca l’invio per non sembrare sgarbato, le chiede invece di sdraiarsi comoda, faranno insieme la diagnostica.
Claudia trangugia l’ultimo sorso di tisana ormai fredda, vorrebbe che Daniele le tenesse la mano durante il processo, così lui appoggia due dita sul controller e avverte sotto i polpastrelli il tocco gelato dell’altra. La invita a rilassarsi e ascoltare della musica.
Ma attraverso quel tocco Claudia si sente trasmettere la sicurezza per lasciarsi andare, si tranquillizza, rallenta il respiro, a occhi chiusi le pare di vedere con più chiarezza attraverso il glitch dei ragionamenti.

È contenta di aver conosciuto Daniele, è stato un mese eccitante, chi l’avrebbe mai detto? Lui è l’unico ad aver voluto leggere e commentare il suo articolo del blog, così, senza nemmeno conoscerla, proprio all’inizio di quel mese eccitante. Lui è forse un po’ silenzioso, ma rassicurante, presente ecco, lui c’è sempre, è ovunque quando lei lo cerca, tipo quando lo conobbe in chat e gli fece leggere quell’articolo sul blog, insomma, lui è spesso silenzioso, distante, però c’è, c’è sempre, come quando si sono conosciuti all’inizio di quel mese eccitante e lei ha detto cosa ne pensava dell’articolo sul blog e due giorni dopo hanno fatto sesso ed è stato speciale, eccitante… e reale non è vero? Non è forse una delle esperienze più reali che abbia mai vissuto pure lui? Così silenzioso eppure presente, reale… Chi l’avrebbe mai detto.

Se non fosse per il problema del ritardo io ti direi…
ma in questo stato
dio non ricordo nemmeno cosa stavo pensando…
che male
ti ho conosciuto in chat e poi due giorni dopo siamo andati a letto e
tu ci sei sempre anche se sei un po’ silenzioso
distante, presente
Oddio che mi succede?
Daniele
quel giorno che mi commentasti l’articolo del blog
anche se sei distante e silenzioso
mi sentii sciogliere dentro
ricordi?
fu in chat proprio all’inizio di questo mese così eccitante
Daniele io te lo dico, nonostante il dolore e la paura disperata,
sto pensando di venire fino a Londra e vederti in carne e ossa
e toccarti davvero
E non essere più soli

Daniele arresta il programma di diagnostica, è interdetto dal referto. Riattiva il volume di comunicazione che aveva chiuso per riposare un po’ le orecchie e invita Claudia a chiamare un medico.

Che succede?

Dovresti spegnere il Neuropod…

Io
io non capisco
non posso

Solo mentre vai dal tecnofiosologo

Daniele, Cristo se spengo la memoria interna non so nemmeno guidare la macchina
a malapena mi allaccio le scarpe!

Nonostante l’accesso all’Internet e ai servizi streaming sia un sacrosanto diritto fondamentale dell’uomo da ormai una decina d’anni a questa parte, la corporazione statale non riesce a garantire a tutti un servizio equo, soprattutto quando si tratta di assistenza tecnica. Le chiamate di Claudia cadono nel vuoto della rete, dritte negli archivi, pronte a essere recuperate e ascoltate quando sarà troppo tardi.
La testa le bolle, non riesce nemmeno ad alzarsi in piedi, ripete gli stessi gesti in continuazione, eco di input amplificati in feedback disastrosi, richiama le medesime directory senza ottenere di volta in volta risultati migliori. I processi si accumulano e intasano i neuroni, colano dalla bocca e trasudano dalla pelle. Computa all’infinito gli stessi pensieri disperati.

Non ottiene risposta nemmeno da Daniele, all’improvviso le sue grida isteriche non sembrano più superare i chilometri che dividono i due, ma si spengono in un rimbombo microscopico sulle pareti dell’appartamento. Daniele pare scomparso e irraggiungibile, Claudia smanetta con i controller, preme tutto il suo corpo sugli apparecchi per cercare un contatto, singhiozza il suo nome.
Sembra che lui l’abbia tranciata fuori. È tornato alla sua serie, si impone di respirare lento e mangia pasticche. Non sopporta la sofferenza altrui, gli mette ansia, è persino esplicitato nelle sue info personali, per dio, uno che deve fare di più? Si sente tradito e interdetto. Il programma di diagnostica non può sbagliarsi…
Infine ricompare in connessione per un briciolo di rimorso, effetto collaterale dell’essere umano.

Non mi hai detto di essere innamorata porcaputtana Claudia, lo sai che è pericoloso!

L’amore può nascere al minimo contatto, lo dicono tutti i manuali d’istruzione, è sufficiente una stringa di codice fuori posto, una presunta connessione. Basta una scintilla e il sentimento defibrilla le situazioni, destruttura la tranquillità. Non esiste nulla di peggio che l’innamoramento per alimentare l’ansia, lo dicono tutte le ricerche della corporation statale.
E se lo avesse preso pure lui? Dio santo, deve assolutamente eliminare tutto ciò che riguarda la ragazza prima di affezionarcisi.
L’innamoramento e i suoi livelli chimico-ormonali, un illuminarsi di sinapsi e gliociti. Il Neuropod non è compatibile con una tale attività ripetitiva, i file si confondono nei gangli, i dati sono registrati come nuovi nonostante l’infinita ripetizione, si sovrappongono sull’unico pensiero fisso. L’innamoramento è troppo reale per essere supportato dal sistema operativo.

Penso a te
penso solo a te
A te
Pens°
P@+so s0!o a %é
Penso a t#
D4ni5l%
Daniel3

È un loop,
un reindirizzamento continuo
impedisce il back-up
Claudia disconnetti il Neuropod

Se lo facessi ti dimenticherei.

Claudia perde sangue fumante dal naso, braccia abbandonate in grembo, biascica codici criptati e rantola versi da modem. È il sovraccarico che trapassa il firewall cerebrale per inondarle il sistema nervoso di segnali. Il tremore epilettico la scuote mentre i file strabordano dalla memoria interna, continuano a moltiplicarsi.
Inutile che il ragazzo scolleghi tutto e lanci il programma di blocco totale che rende impermeabili i loro due contatti. Claudia ha immagazzinato infinite copie di lui, dei suoi gesti, dei suoi tocchi, del suo corpo, copie su copie sovrascritte una sull’altra, pulsano in ogni punto dell’organismo che non sa più distinguere il fisico dal virtuale. Perde il controllo delle funzioni e delle emozioni, le lamelle mieliniche si sciolgono e colano come melassa, le reti neurali non possono sopportare oltre. Halt and catch fire.
La coscienza sublima in un orgasmo.

Quando i tecnici riescono a entrare nell’appartamento bypassando la serratura digitale, sanno già che è troppo tardi. Non è la prima volta che un soggetto decede a causa di un malfunzionamento del Neuropod. Tuttavia ciò non ferma la loro diffusione. Un delegato della società è già accorso sul posto a sminuire le colpe dell’apparecchio e influenzare il responso medico. Armato di permessi ambigui, disancora l’impianto dall’ipotalamo prima che un’indagine possa inchiodarlo negli archivi degli inquirenti. Il cadavere viene portato via ancora caldo e guizzante di riflessi come quello di un pesce privato della testa.

Claudia non esiste più. Non ha memoria della propria solitudine.

In un istante eterno, prima del crollo totale del sistema neurovegetativo, si aggrappa al loop e ne diviene parte. I dati sono segnali elettrici riversati ovunque attraverso il sistema nervoso fino a essere parte integrante dei tessuti, fusi con tutti i recettori. Saldati a lei, abbracciata nell’unico amplesso totale e perfetto. Claudia ha Daniele su di sé, attorno a sé, dentro di sé, in sé. L’impronta del ragazzo è dappertutto nei suoi sensi eccitati, sovraccaricati, elettrificati e poi cicatrizzati: non è più sola.
Sono uniti. Sono un essere perfettamente beato. Sono uno.
E poi zero.

Francesco Quaranta

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