GATTINI™#10: RICORRENZE

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DeadTamag0tchi after Andy Wahrol, GATTINI

Novembre senza GATTINI (il contenitore degli orrori indifferenziati di Verde, ogni venerdì, qui e su Facebook): nessuno se ne è accorto=non è successo niente. Risolti momentaneamente i problemi tecnici per cui non ci scusiamo, ricominciamo con le Ricorrenze di Flavio Ignelzi. La copertina è di DeadTamag0tchiÈ venerdì, e allora? Miao!

Beccato
Ero al computer con mani sudate e occhi sgranati. Ero entrato nel sito e adesso non sapevo da dove iniziare. Però dovevo fare in fretta. Ero solo in casa e ne volevo approfittare.

Fissai il monitor. Ormai tutti i siti di questo tipo sono uguali. Cambiano i colori, cambiano le animazioni, cambiano gli slogan, ma la sostanza è sempre la stessa.

In genere c’è una colonna con categorie e sottocategorie, numerose e dettagliate; poi c’è una barra con le macrosezioni e i banner pubblicitari; quasi sempre il corpo centrale mostra una selezione dei video in evidenza, o degli ultimi caricati; e infine c’è la possibilità di scegliere la lingua e fare una ricerca per parole significative.

Non avevo tempo e non potevo permettermi il piacere dell’esplorazione, della scoperta. Mia moglie sarebbe potuta rientrare in qualsiasi momento e non volevo farmi beccare.

Optai per una categoria standard, una di quelle in primo piano. La scelta era banale, lo so, ma avevo bisogno di qualcosa di veloce e sicuro, niente sperimentazioni. Così iniziai a guardare un video con curiosità e avidità.

Nonostante il volume bassissimo, non mi accorsi della chiave nella toppa, del cigolio del portoncino, dei picchiettio dei tacchi sul parquet.

Ero concentrato sulla protagonista del video quando mia moglie si affacciò in salotto, nel suo ordinario tailleur d’ufficio, la ventiquattrore ancora in mano e il sorriso affaticato del rientro.

Mi chiese cosa stessi facendo così assorto al computer ed io balbettai qualcosa. Non riusciva a vedere il monitor perché provai a pararmici davanti. Quando devi chiudere una finestra del browser con la punta del mouse non riesci mai a centrare quella dannata X rossa.

Lei colse le mie difficoltà, percepì l’imbarazzo e mi si avvicinò. Mi dribblò con una finta di corpo degna di Maradona e sbirciò sullo schermo.

Restò imbambolata. Non riuscì a capire subito.

A quel punto, colto sul fatto, decisi di dirle tutto, di sussurrarglielo io, con tutta la dolcezza di cui disponevo.
Avevo voglia di farle una sorpresa per il nostro anniversario. Avevo voglia di renderla felice, le mormorai all’orecchio mentre lei era ipnotizzata sul video di preparazione dei polpi alla luciana su rossoravanello.com.

Le avrei preparato un pranzetto con i fiocchi.

Dolcetto e scherzetto
La mano del vecchio scostò uno spicchio di tendina in modo da poter sbirciare fuori senza essere visto.
Lungo il vialetto di casa avanzavano uno zombie, un Batman e una streghetta. Il vialetto di casa sua, beninteso.
A niente era servito chiudere il cancelletto e non esporre zucche o altri addobbi. Doveva chiuderlo a chiave, doveva.

Invece quei tre marmocchi mascherati lo avevano aperto e si erano infilati dentro, nella sua proprietà. Stavano visitando tutte le villette della strada, una ad una, e ora toccava alla sua.

Che poteva fare? Non gli rimanevano molte alternative. Fingere di non essere in casa, era la prima; aprire la porta ma, al loro “dolcetto o scherzetto”, ammettere di non avere dolcetti, era la seconda.

Che poi, i dolcetti, lui non li comprava neanche per sé, figurarsi se li regalava a quei tre mocciosi ingrati. Lui, che quando da giovane andava al lavora la mattina evitava di andare in bagno e la tratteneva fino all’ufficio, in modo da risparmiare acqua e carta igienica. Per dire. Ma ora non c’era tempo. Doveva trovare una strategia per evitare lo scherzetto.

Lo scampanellio lo colse nel mezzo delle sue elucubrazioni. Si bloccò nel pantano della titubanza. Forse bastava soltanto aspettare, i tre sbarbatelli avrebbero capitolato da soli e l’avrebbero lasciato in pace. Sperò che andasse così.

«Ti vedo! Apri la porta!», urlò in quel momento la streghetta che spiava con le mani a coppa oltre il vetro della finestra, tra gli spiragli delle tendine lasciate colpevolmente aperte.
Maledetto lui e maledetto piano rialzato!

Era stato beccato, adesso non gli restava che aprire e fare una partaccia ai tre pischelli, perché l’attacco è sempre la miglior difesa, nella speranza di non ricevere nessuno scherzetto. O quantomeno uno scherzetto sopportabile. Spalancò la porta.
«Andate via! In casa mia non si festeggia nessun Hall…»

Le parole gli si troncarono in gola. I tre mostriciattoli gli stavano porgendo un sacchettino, in silenzio e con deferenza, senza pronunciare neanche la tradizionale formula di rito.
L’uomo li guardò stupiti. Cosa volevano comunicargli con quel gesto?

«Signore, quest’anno niente scherzetto. E il dolcetto glielo regaliamo noi!», tartagliò la streghetta, che era la spilungona del gruppo e forse anche la più grande d’età. Gli altri due le stavano un passo dietro: lo zombie stuzzicava l’occhio di gomma che gli pendeva dall’orbita, Batman si sistemava gli occhiali sul naso che indossava sopra al cappuccio.

«Lo regalate voi?», balbettò il vecchio disorientato.
«Lo regaliamo noi!», ribatté la streghetta, col cappello corvino puntuto e le calze strappate.

Il vecchio raccolse il sacchettino: con le dita nodose riusciva a distinguere le rotondità delle caramelle all’interno.
Subito dopo la consegna, i tre mocciosi gli urlarono un felice Halloween, si voltarono e scapparono via, ripercorrendo il vialetto di casa a ritroso fino al cancelletto.

Il vecchio sprangò la porta all’istante, raggiante per come erano andate le cose, soprattutto per il dono inaspettato; scattò in cucina e svuotò il sacchetto. Tre invitanti caramelle ruzzolarono sul legno del tavolo. L’uomo non ci pensò su, ne srotolò una all’istante e se la infilò in bocca, gustandone il conturbante e risoluto tono zuccherino.

Pensò che era dannatamente buona, che era tanto che non ne mangiava una, forse da quella volta che al centro pensionati una sua coetanea si presentò con una ciotola di gelèe offrendole a tutti i decrepiti convenuti, e che se ne sarebbe mangiata subito un’altra.

Nel frattempo i tre marmocchi recuperavano una bomboletta spray dalla sacca della streghetta e disegnavano una piccola V rossa all’ingresso dell’abitazione del vecchio, proprio sotto la cassetta postale.

Freddy Krueger, una mummia e una diavolessa uscirono in quell’istante da un’altra casa, qualche isolato più giù lungo la strada, si guardarono attorno e lanciarono un segno d’intesa al primo terzetto, iniziando a schizzare anche loro una V con la bomboletta, questa volta blu.

I due gruppetti erano in piena trance agonistica e la gara era solo all’inizio, avrebbero dovuto consegnare quante più caramelle possibili in giro per la città, per aumentare le probabilità di vittoria. Al momento non si poteva sapere quale gruppo si sarebbe aggiudicato la sfida.

Per il responso avrebbero dovuto aspettare il giorno dopo, controllando sui giornali e negli ospedali della zona. Nella lunga notte delle streghe quale numero sarebbe stato più alto, quello degli avvelenati blu o quello degli avvelenati rossi?

Stonature
Nel palazzo erano entrati due zampognari.
Bussavano alle porte e facevano casino con le loro zampogne. Stonavano un tuscendidallestelle che manco ve lo dico. C’era da chiamare i carabinieri.

Hanno bussato al mio appartamento ed io ho aperto. M’hanno subito chiesto se potevano entrare. A uno dei due, quello più basso, scappava di andare in bagno. Voleva usare il mio bagno.

Però me l’ha chiesto quello alto, con accento napoletano. L’altro parlava poco, con accento dell’Europa dell’Est, tipo Romania o Bulgaria o Cecoslovacchia (che non esiste più).

Sono entrati in casa con le loro zampogne e i loro gilet di pecora e i cappelli a punta. Si dice che c’è in giro brutta gente e non bisogna far entrare nessuno in casa, ma è quasi Natale. Figurarsi se c’è brutta gente in giro quando è quasi Natale. Bisogna sapersi fidare.

Ho mostrato il bagno a quello basso. Quello ha appoggiato la zampogna per terra ed è entrato nel bagno. Ho chiesto all’altro se è da molto che facevano quel mestiere e il napoletano mi stava per rispondere quando gli ho piantato un coltello nella gola. Un coltello da cucina che ho preso dal ceppo.

Quello non ha avuto manco il tempo di dire ah. Mi ha imbrattato la stanza di sangue. Poi sono andato davanti al bagno, ho aspettato che quello basso finisse, tirasse lo sciacquone e uscisse, e ho colpito anche lui. Adesso mi sto sbarazzando dei corpi.

Dico io, se non sapete suonare, ma perché cacchio vi mettete a fare gli zampognari?

Flavio Ignelzi

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