IL GIORNO DOPO CHE

È mercoledì, è passato un mese e adesso il non poeta su (di?) Verde Simone Lisi versifica e si autoredige da sé: “Volendo, per chi ci crede, nel testo sono contenuti dei numeri in maniera abbastanza esplicita, che uno può giocare sulla ruota che preferisce (ma non Il giorno dopo che sono usciti NdR). Come diceva il poeta, novembre: le foglie ci guardano cadere, ma non mi ricordo quale poeta, potrei controllare su google, ma sono iper di fretta”. L’illustrazione, da Dark and Light, è di DaniPas.

Il giorno dopo che ti dicono di no,
niente, ti alzi al mattino, come ogni giorno e fai le cose che fai sempre,
come se niente fosse.
Il giorno dopo che ti dicono di no, fai come per andare a lavoro
e tutti hanno di quelle borsette di stoffa.
Un camion entra in retromarcia dentro a un portone.
Il giorno dopo che ti dicono di no, al bar della mattina, la barista riceve un pacchetto
lo lascia la postina, che malgrado lo sciopero generale sta lavorando.
La postina è giovane, avrà vent’anni appena, che ne sa degli scioperi? Che ne sa che il suo no, al no,
non funziona?
Il giorno dopo che ti dicono di no, la barista di piazza tasso riceve un pacchetto che aspettava da
due mesi,
sa già cosa contiene: un portafogli, l’ha pagato sette euro, mi dice a me come se parlasse con
nessuno, son due mesi che l’aspetto. Sorride, lo scarta, ma solo parzialmente, là di fronte a me che
faccio colazione.
Il giorno dopo che ti dicono di no,
è già ora di entrare a lavoro.

Simone Lisi

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