PIRATERIA SERIALE #2: BLACK MIRROR

#10

Verde 10, marzo 2013 (In copertina: elaborazione grafica di Elena Bortolini)

Ieri Netflix ha deciso che passeremo il fine settimana in casa a guardare i sei episodi della terza stagione di Black Mirror. Mentre discutiamo del finale di Nosedive (è tragico? Catartico? Meno oscuro del previsto? Bryce Dallas Howard assomiglia più a suo padre o a Julianne Moore?), recuperiamo dagli archivi una breve ma attenta lettura delle prime due stagioni della serie, firmata, per il numero 10 del nostro cartaceo (marzo 2013), da Essegei Procaccini (che oggi compie gli anni: auguri Jo).
Addio, torniamo lunedì con Sergio Gilles Lacavalla.

La prima cosa che salta all’occhio guardando Black Mirror è la grandissima mole di carne al fuoco, e soprattutto di spezie utilizzate per insaporire il tutto. Il background culturale della serie è piuttosto ricco e probabilmente supera l’immaginazione di chi scrive, ma non possono non venire in mente i nomi di Robert Sheckley e Richard Matheson, fautori di quella fantascienza sociologica che ha costretto i lettori a una seria rivalutazione dell’ordine costituito (a loro modo i due autori sono da considerarsi dei veri e propri sovversivi), immaginando mondi terribili (ossia: terribilmente possibili).
Partendo da uno spunto che può ricordare il primo bellissimo episodio del Decalogo di Kieslowski (Onora il padre e la madre, da non confondersi con la traduzione italiana dell’ultima fatica di Sidney Lumet), Black Mirror ipotizza quello che potrebbe succedere se davvero portassimo a compimento quel processo vagamente tsukamotiano di completa fusione con le tecnologie di comunicazione. Non si parla quindi di un lontano futuro distopico, ma di una plausibile ipotesi del tutto verosimile, ed è forse questo l’aspetto più inquietante di tutta la serie, autentico colpo di fulmine per molti spettatori, la cui grandezza risiede tuttavia nel format stesso. Il fatto di adottare la formula dell’episodio autoconclusivo significa ripercorrere diversi anni di storia della televisione e prendere il tipico formato destinato all’intrattenimento disimpegnato (questo ovviamente senza volerne inficiare la validità, il riferimento alla serie Ai confini della realtà è assolutamente nobile), affidandogli l’ingrato compito di generare un senso di inquietudine nel malcapitato spettatore.
Black Mirror gioca pericolosamente con le emozioni più nascoste della società e ne mostra il lato più oscuro (in quest’ottica il titolo acquista un significato lampante), e il risultato si può riassumere in un aggettivo: scioccante, soprattutto sulla lunga distanza.

Essegei Procaccini

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