FIGURE

Claudio Bagnasco è nato a Genova nel 1975. Suoi saggi di linguistica, racconti, brani di poetica, interviste e distici sono apparsi su vari blog e riviste. Ha pubblicato i romanzi Luciana (Carabba 2007) e Silvia che seppellisce i morti (Il Maestrale 2010), e la raccolta di racconti In un corpo solo (Quarup 2011). Un suo racconto fa parte dell’antologia Le prince noir. Omaggio ad André Héléna (Aìsara 2012). Ha curato il volume Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi (Il Canneto 2013). Dal 2011 al 2013 è stato redattore della rivista Atelier.
È consulente editoriale, docente di scrittura creativa. Assieme a Giovanna Piazza ha ideato e cura il blog letterario Squadernauti.
Con la serie di micronarrazioni Figure è per la prima volta su Verde. L’illustrazione ad hoc è di Elisa Lipari.

«Hai pensato ai bambini? E a tutto il male che mi fai? E a quella volta che a parti invertite io ti ho chiesto di perdonarmi e siamo andati avanti? E al fatto che ogni novità, alla lunga, stanca? E a quel Capodanno in cui eravamo tutti ubriachi e tu hai ringraziato Laura per aver detto che un conto è scopare e un conto è avere qualcuno con cui condividere le fatiche della vita?»
«No».

Mario è deciso a buttarsi. Si mette in piedi sulla spalletta del ponte. Ripensa a tutti i torti subiti. Si ripete: non guardare giù. Pensa: cosa ci sarà, dopo?
Qualcuno gli si avvicina da dietro, si ferma, dà un colpo di tosse. Mario ruota il collo. A un paio di metri c’è un signore, a braccia conserte, che lo guarda con uno sguardo annoiato. Mentre Mario raddrizza il collo, deciso a non farsi distrarre, sente il signore dirgli: «Ma scenda, la guardano tutti».

Ho rubato io i soldi.
Li ho rubati anche se sono sempre stato una persona onestissima. E mi ha sempre indignato chi si giova di piccoli favoritismi, dicendo: cosa sarà mai in confronto a quello che combinano certi personaggi pubblici?
Mi hanno insegnato fin da bambino che l’onestà deve iniziare dai minimi gesti.
Ma morivo dalla voglia di sapere come mi sarei sentito dopo un furto.

Riccardo è troppo innamorato di Luisa. Per questo, ogni volta che fa l’amore con lei, immagina di essere con un’altra donna, con qualcuna che gli piaccia di meno.

Basilio col denaro ha comprato oggetti, case, terreni, aziende, dignità di uomini e donne. Più accaparrava più voleva accaparrare. Il mondo un giorno sarà tutto mio, pensava. Poi la memoria ha cominciato ad abbandonarlo. Più accaparrava più si dimenticava. Ha conquistato l’ultimo granello di mondo nell’attimo esatto in cui ha perduto l’estremo grumo di memoria. E adesso Basilio è lì, col suo mondo che non sa perché è suo e di cui non sa che fare.

Ottavio non riesce a saziare né la sua sete di conoscenza né la sua fame di cibo. Giorno dopo giorno, impara e ingrassa. Quasi non c’è disciplina che non padroneggi, né piatto di qualunque cucina che non riconosca già dal profumo.
Una sera, a metà cena, Ottavio ha un malore.
Dopo il ricovero, il dottore gli impone una dieta rigorosissima.
«Ma mi ha levato quasi tutto!»
«Se vuole vivere…»
Ottavio si concentra allora sulla conoscenza. Eppure non riesce a tenere più niente a memoria. Ogni minimo concetto gli risulta oscuro. Scopre così che la sua eccezionale capacità di apprendimento non gli proveniva dalla mente ma dalla pancia.

Sabina inciampa e batte la testa sul marciapiede lastricato. Assistono alla scena Tiziana, Amilcare e Barbara. Nessuno dei tre interviene, nonostante Sabina sia a terra immobile e la chiazza di sangue attorno al suo capo stia continuando ad aumentare di diametro. I tre si allontanano, e sono sinceri con se stessi quando pensano: ho cose più urgenti da fare.

«Ci siamo ripresi le piazze con una manifestazione spontanea, organizzata in poche settimane, slegata dai partiti politici, è stata una vittoria della gente, ci siamo parlati, ci siamo guardati e ci siamo detti: si può fare, e questa bellissima cosa è cresciuta giorno dopo giorno, ci ha dato la forza di arrivare fin qui, nonostante abbiano sempre cercato di zittirci, ma noi non abbiamo mai smesso di crederci, e adesso dobbiamo ripartire da queste facce, potete inquadrarle?, da questo straordinario momento di partecipazione, e loro, lei sa a chi mi riferisco, impareranno che se oggi siamo così tanti, domani saremo più di oggi, e dopodomani più di domani, perché la nostra storia è la storia di centinaia di migliaia di donne e di uomini, di studenti e di pensionati, di disoccupati e di lavoratori precari, e li vorrei chiamare per nome a uno a uno, questi eroi silenziosi, siccome a me, lasci che lo dica, la parola popolo non piace per niente, e guardi che siamo assolutamente consapevoli delle responsabi… Cosa succede?»
«Mi scusi, la telecamera non era accesa. Ricominciamo daccapo. Ripeta pure tutto tale e quale, funzionava benissimo».

Gianluigi ha scoperto che gli adulti non si toccano più. Lo dice ad Antonia, sua moglie: «Antonia, ma ti ricordi da ragazzi? Come ci si abbracciava, ci si dava certe pacche sulle spalle, ci si salutava baciandoci. Ora invece sembra che boh, che abbiamo paura dei corpi».
Allora decide di fare come ai vecchi tempi, ed ecco che ogni scusa è buona per sfiorare, premere, stringere.
È Marcella a parlare, alla cena di compleanno di Ludovica. Aspetta che Gianluigi vada in bagno, richiama l’attenzione degli altri battendo un coltello sul gambo di un calice, e fa: «Impressione mia, o Gian puzza da non potergli stare vicino?»
Gli altri, all’unisono, annuiscono.

A nove anni, salito sul castagno assieme al fratello maggiore, Ubaldo pensa: le persone viste dall’alto sembrano tutte più o meno uguali.
Ubaldo diventa adulto e il pensiero non lo abbandona. Decide di accettare l’impiego di guardiano del faro. Da qui vedo solo tanti puntini, si conforta Ubaldo. E le persone credono ancora di avere delle qualità, di fare la differenza!
Poi un giorno gli viene un dubbio: e io? Io mica posso vedermi dall’alto. E se per caso fossi io, quello che ha delle qualità, che fa la differenza? Dovrei riuscire a essere contemporaneamente su e giù, per vedermi e per essere visto.
Ubaldo è ancora lì, coi suoi cinquantaquattro anni suonati, che pensa a come risolvere la faccenda.

Dopo il fitto del bosco c’è una radura che né piede né occhio umano violerà mai. Alessandra si avvicinerà più di tutti. Ma dopo tre ore e mezzo di cammino, stanca e annoiata, tornerà indietro, dagli altri.

Claudio Bagnasco

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