GATTINI™#4: LA PRODUCER (4/4)

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DeadTamag0tchi after Andy Wahrol, GATTINI™

GATTINI™ è il contenitore degli orrori indifferenziati di Verde. Ogni venerdì, qui e su Facebook.
La producer di Filippo Santaniello, ultima puntata. Qui andrebbe un riassunto dettagliato del lungo racconto, ma non sappiamo da dove cominciare (per dire: Filippo ha detto che la cosa che più si avvicina a un “nelle puntate precedenti” è questa) e allora procediamo per punti chiave. Cose che abbiamo capito di questa specie di Society ambientato a Roma Nord: la Producer è la ex Miss Italia Caterina Nucelli; al citofono Claudia Gerini non risponde “sono io” ma “Pomofiore”; Luca Ward e Frank Matano nello stesso appartamento e forse Franz può salvare Ale. Qualcuno in redazione si è coscienziosamente domandato se nei nostri racconti possiamo nominare, e al limite insultare pesantemente, persone reali prima che note. La risposta breve è: non lo sappiamo. La risposta letteraria è: “palesemente“. La risposta cazzona è questa.
La copertina
è di DeadTamag0tchi. È venerdì, e allora? Miao!

Rattrappito come una prugna Sunsweet, Gabriele Scoccini era ancora vivo e vedeva tutto. Vide il collo della Gerini acquistare tonicità e le borse di Luca Ward assorbirsi prodigiosamente. Vide Ale inghiottire il plasma e la sua carnagione sfumare da un grigio moka Bialetti a una tonalità più salubre mentre Frank Matano, scavalcando un lettino, calpestava il ventre gonfio della Nucelli che esplose come un gavettone. Vide Tessa Gelisio sollevarsi da terra imbrattata di plasma come Sissy Spacek in Carrie – Lo sguardo di Satana, e Claudia Gerini scivolare sul pavimento impiastricciato, cercare un appiglio e trovarlo nella stufa a gas che prese a oscillare paurosamente fino a schiantarsi nel vano della portafinestra. Vide tutto questo respirando a malapena con i polmoni ridotti a sacchetti sottovuoto e il corpo piatto come una sfoglia di pane azzimo.
Poi chiuse gli occhi e non vide più nulla.
Sentì solo molto caldo.

La griglia della stufa aveva incendiato la tenda e in un attimo le fiamme erano arrivate al soffitto.
I vip non persero nemmeno tempo a recuperare i vestiti e con le ciabatte in mano si scapicollarono per le scale del palazzo.
Gli unici a non essere venuti in taxi erano Luca Ward e Ale e Franz, ma Ward aveva lasciato il portafoglio e le chiavi dell’Harley nello spogliatoio della Nucelli e piuttosto che farsi accompagnare da Villa e Besentini, sarebbe tornato in autobus.
Poi un rumore li fece voltare verso il portone d’ingresso.
Ottant’anni lui, settantanove lei, i coniugi Menichini, appena rientrati da uno show di Gigi Proietti al Teatro Brancaccio, erano a bocca aperta nell’atrio affollato.
«È per una fiction», disse Franz, sbrigativo. Chiamò l’ascensore, vi chiuse dentro l’anziana coppia e risolto l’impiccio cercò di spiegare a Ward che non era una brillante idea tornare in autobus in quelle condizioni. Ma il doppiatore era irremovibile e chiudendo con un fiocco l’accappatoio uscì dal palazzo e stupì tutti prendendo il notturno verso piazza Sempione, gesto che ne incrementò la notorietà in quanto foto di Ward conciato come fosse ai Bagni San Filippo, spopolarono su tutti i social network.

Il resto della comitiva si strinse nella BMW di Francesco Villa al quale toccò il giro di tutta Roma che quella sera era un unico posto di blocco. Carabinieri. Polizia. Finanza. Pure la Mondialpol. Ingegnandosi con strade secondarie lasciò la Gerini ai Parioli, Tessa Gelisio a Nuovo Salario e Frank Matano a San Giovanni. Troppo stanco per guidare fino a Corso Francia, trascorse la notte da Besentini che per la gioia dei fan avrebbe presto ritrovato il buonumore e la capacità di scrivere nuove esilaranti battute tra cui il tormentone dell’estate: “Minchia ma zero prooooprio!”

Una settimana dopo, Maurizio Stroppa, cinquantenne transessuale del Muccassassina, ricevette una lettera da YouTube che gli offriva una partnership per monetizzare il video Frank Matano scoreggia dallo zozzone.
Era successo che la sera dell’incendio a piazzale Clodio, dopo essere stato riportato a casa da Francesco Villa, Matano aveva avuto bisogno di togliersi dalla bocca il saporaccio ferroso del plasma della Nucelli.
Eccetto un sedano ammosciato, il frigo era penosamente vuoto, allora aveva deciso di fare un blitz allo zozzone di Porta Maggiore, e nel panino con la salamella ci si era fatto mettere cipolla, peperoni, funghi e salsa piccante. Dopo un morso alla lurida pagnotta, tutti avevano creduto che un treno deragliasse sul cavalcavia della Prenestina. Invece era Frank Matano che, godendo dei benefici della Nucelli, si era finalmente stappato e rallegrava il popolo della notte con quello che sapeva fare meglio: umide scoregge.
Minigonna inguinale e tacco dodici, Maurizio Stroppa non si era fatto trovare impreparato e sguainando lo smartphone dalla pochette Coccinelle, aveva registrato la rumorosa performance del comico campano e l’aveva caricata su YouTube polverizzando le visualizzazioni del nuovo videoclip di Giusy Ferreri.

Tra gli utenti che incrementavano le views e il conto PayPal del trans del Muccassassina, c’era anche Gabriele Scoccini, ricoverato al terzo piano del Policlinico Gemelli.
Quando era arrivato in autoambulanza aveva ustioni su gran parte del corpo ed era disidratato come se si fosse addormentato in sauna. Pesava quaranta chili e farneticava di vip che ringiovanivano facendo orge a casa di Caterina Nucelli che era una creatura mutante che risucchiava la gente.
Fu subito sedato.
Gli esami parlavano d’intossicazione da monossido di carbonio e dalle analisi del sangue risultò che l’emoglobina era scesa sotto i 10 g/dl.
A tu per tu con la morte, era rimasto cosciente tutto il tempo. Se gli avessero chiesto di fare il resoconto della serata avrebbe fornito un quadro chiarissimo, solo che ogni volta che si lanciava nella ricostruzione dei fatti, i medici lo bombardavano di sedativi. Non poteva far altro che restare a letto a sorbire brodini e a cincischiare col cellulare come adesso che, per la quarta volta, mandava in play il video Frank Matano scoreggia dallo zozzone.
Sei milioni di visualizzazioni.
Commenti entusiasti.
«Scoccini…»
Chi mi chiama?
Alzò lo sguardo e in piedi in fondo al letto vide Enzo Foschi con una pelle d’orso sulla schiena e una corona di penne d’aquila in testa.
«Enzo… che ci fai qui?»
«Ho preparato la canoa con i rami di cedro», disse il regista e all’improvviso Gabriele si ritrovò coperto da frasche profumate di resina in una canoa in corteccia di betulla.
«È tempo di tornare da dove sei venuto», disse Foschi. «Il mondo del cinema non ti appartiene più. La Nucelli ha scelto di produrre un’altra sceneggiatura». Da sotto la pelliccia tirò fuori un copione rilegato ad anelli. Sulla prima pagina c’era scritto BLOODY BUILDING.
«Enzo, quella sceneggiatura l’ha scritta er Ferrarelle», disse Gabriele da dentro la canoa. «È una merda clamorosa!»
«Così è stato deciso. Gli spiriti non attendono». Foschi spinse lo scafo e la canoa si staccò dalla sponda.
«Aiuto!» gridò Gabriele trasportato dalla corrente. Con un colpo di reni si liberò della catasta di rami e allo stesso tempo fece imbestialire l’infermiere che cercava d’infilargli la flebo.
«Ahò! Se non stai fermo te ingesso il braccio».
«Dove sono?», annaspò Gabriele.
«Ar Grand Hotel». L’infermiere centrò la vena, diede due schicchere al deflussore e uscì dalla stanza.
Scoccini guardò la camera d’ospedale.
Che sogno del cazzo…

Si passò una mano sulla fronte sudata. Un centimetro più su e avrebbe toccato la garza che gli fasciava la testa. Sentiva ancora la puzza dei capelli che gli erano andati a fuoco e se chiudeva gli occhi rivedeva le fiamme intorno ai lettini, l’aspetto alieno delle tute antincendio dei pompieri, il terrazzo che ondeggiava mentre lo traevano in salvo attraverso il salone dove il domestico tossiva in uno straccio. Per non parlare dei corpi assimilati scambiati dai vigili del fuoco per carcasse carbonizzate e la Nucelli che dopo la morte riacquistava sembianze umane come in un oscuro film d’exploitation.
Estroflesse il braccio, tastò il comodino e agguantò l’I-Phone.
Il video di Matano era in pausa. Quello non se l’era sognato.
Guardò l’ora. Le 20:30.
Strano, di solito la flebo me la sostituiscono la mattina…

Sinistra, destra, sinistra.
Le Dr. Scholl schioccavano con arroganza.
L’ascensore in fondo al corridoio era chiuso e quando si aprirono le porte andò a sbattere contro una dottoressa che s’arrabbiò perché le fece volare la cartelletta.
L’infermiere le disse di ficcarsela nella fica, pigiò il pulsante e scese all’ultimo piano.
Il parcheggio del Policlinico era semibuio e odorava di gomma e gas di scarico. Vicino alla rampa d’uscita lo attendeva un’Alfa dai vetri oscurati. Salì, mise in moto e su via della Pineta Sacchetti fece quattro squilli, quattro di numero, a un omaccione strizzato in un completo nero Zara che si trovava negli Studi De Paolis in via Tiburtina 521.
Al segnale, l’uomo percorse ad ampie falcate il corridoio dei camerini fino all’ultima porta, bussò, e quando fu autorizzato, aprì senza entrare.
Davanti a una postazione trucco con specchiera a lampadine a bulbo, c’era un uomo tracagnotto in giacca e camicia azzurra.
«Buone notittie?», chiese biasciando.
«Sì», rispose l’omaccione.
«Motto bene, grattie». Fece cenno di chiudere la porta e rimasto solo rimuginò davanti allo specchio.
Tranne gli ospiti della puntata, di cui non si preoccupava perché erano i primi a non volere che trapelassero informazioni, non c’erano altri testimoni del putiferio scoppiato a casa di Caterina Nucelli. Il giorno prima era stato eliminato anche il domestico filippino sorpreso alla stazione Tiburtina prima che partisse per Olevano Romano dove avrebbe raggiunto la sorella impiegata presso una casa di riposo per anziani. Adesso, per il bene dello showbiz e soprattutto di se stesso, giacché i risultati dell’ultimo check-up cardiologico erano sconfortanti, restava da verificare l’aspetto più delicato, ossia se dopo quanto successo la Nucelli era ancora in grado di intervenire coi suoi poteri per garantirgli un eccellente aspetto fisico in prima serata.
A proposito di prima serata.
Era quasi il momento della diretta.
L’uomo senza collo aprì una trousse, prese un paio di forbicette e iniziò a sfoltirsi i baffi da topo.

Prurito.
Fortissimo.
E freddo.
Gabriele Scoccini aprì e chiuse la mano. I polpastrelli premevano sul palmo ma la pelle era insensibile.
Era come se un esercito di ragni si espandesse attraverso i vasi sanguigni conquistando ogni centimetro del suo corpo.
Mi sto intorpidendo…
Guardò la soluzione incolore nel flacone della flebo che defluiva goccia dopo goccia dal tubicino all’ago, dall’ago alla vena. Avvelenandolo.
Strappò l’ago dal dorso della mano e uno schizzo di sangue colorò le coperte.
Dov’è? Dove cazzo è?
Tastava disperatamente il bordo del letto in cerca del dispositivo d’emergenza. Non lo trovava. Muscoli e tendini sempre più rigidi. Poi lo sfiorò, ma le dita si contrassero come un artiglio prima che riuscisse ad attivarlo.

Ci scusiamo con i telespettatori per l’improvvisa interruzione.
La trasmissione riprenderà al più presto.

La prima ad accorgersi che qualcosa stava andando storto fu Tessa Gelisio.
Fino a quel momento, la puntata aveva registrato uno share dell’8.36% per un totale di 1.672.000 telespettatori.
Nuovo record per il Gaudenzio Stanzo Show.
Tessa sedeva sotto i riflettori a gambe accavallate spalmate di crema Collistar tra Luca Ward e Claudia Gerini. Il viso dell’attrice romana era luminescente e levigato come quello di Scarlett Johansson in Lost in Translation, altro che la D’Urso, e mentre discorreva di quanto sarebbe stato grandioso tornare a recitare nel prossimo film di suo marito, la pelle intorno agli zigomi divenne improvvisamente più luminosa, quasi trasparente, e continuò a tendersi e a tendersi fino a lacerarsi come un sacchetto biodegradabile.
Tessa tossicchiò per richiamare la collega che, sentendo qualcosa colarle sul viso, si toccò gli zigomi. Quando vide le dita sporche di rosso rimase senza fiato. Sorrise imbarazzata alle telecamere, si alzò dalla poltroncina e sgambettò dietro le quinte mentre Gaudenzio Stanzo, anchilosato sullo sgabello, meditava di stroncarle la carriera.
Il pubblico in studio non si era accorto di nulla. O meglio: tutti avevano visto l’attrice abbandonare il palco ma nessuno aveva capito perché.
Le grida si alzarono dalla platea e le fotocamere entrarono in funzione quando anche i volti di Ward e Tessa Gelisio si sbucciarono in una ritidoplastica estrema come se un gatto volesse uscirgli dalla faccia.
Eccetto Franz, che aveva rinunciato al plasma favorendo la guarigione di Ale, i vip scattarono in piedi e inscenarono un lugubre Tuca Tuca tastandosi ogni parte del corpo alla ricerca di piaghe e ferite che si aprivano come bocche. Stavano facendo i conti con la loro voracità. A casa della Nucelli avevano assimilato più plasma di quanto potessero metabolizzare e il processo di ringiovanimento aveva ripreso il suo corso.
Si stavano liftando così tanto che la pelle sarebbe scivolata dallo scheletro.
Anche Gaudenzio Stanzo scivolò come un tricheco dallo sgabello e con un gesto cigolante del braccio incitò Demo Morselli allo stacchetto. Il trombettista agitò le braccia.
Orchestra.
Sangue.
Tuca Tuca.

Un grande show. Purtroppo senza spettatori tranne i presenti ai De Paolis. Il pubblico a casa, infatti, si trovò a fissare l’avviso Mediaset d’interruzione trasmissione per i successivi venti minuti, rimosso il quale, il programma fu sostituito dal film Ricky e Barabba, un vero peccato dato che l’hashtag #GaudenzioStanzoShow aveva generato una conversazione di 55.000 tweet destinata ad aumentare.

FINE (qui tutte le puntate)

Filippo Santaniello

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