IL TRADIMENTO RESTA?

Dove eravamo rimasti un anno fa quando ci chiedevamo dove eravamo rimasti? E adesso che è passato un anno ed è di nuovo estate e nulla ancora sembra essere cambiato dove siamo arrivati? A festeggiare il primo compleanno del blog: avremo un giugno bellissimo e molto lungo con venti racconti inediti e quattro illustratori (uno a settimana) che nei mesi scorsi hanno già reso Verde un posto più bello e che abbiamo richiamato per l’occasione.
Il tradimento resta? è la storia di un omosessuale palestinese che ottiene asilo in Israele. Andrea Frau ne è particolarmente fiero e noi con lui, perché siamo convinti che sia la cosa più bella che Andrea abbia scritto finora per Verde (SPOILER: non è un Casual Friday). L’illustrazione è di Andrea Sacchetti. Tanti auguri a noi, i regali a voi.

Mi chiamo Khaled.
Sono un sicomoro di plastica incatenato al cielo da chilometri di filo spinato. Oscillo come un pendolo e ipnotizzo solo me stesso. Invidio gli alberi innaffiati dalle lacrime delle madri dei martiri e le erbacce che crescono e s’arrampicano sul Muro del Pianto.
Scienziati giapponesi hanno isolato dei batteri in grado di mangiare la plastica, gli Ideonella sakaiensi, perciò quando morirò vorrò esser dato in pasto a loro per perpetuare il ciclo della vita, della morte e della rinascita. Sarò plastica biodegradabile.
La plastica, l’unico segno del passaggio dell’essere umano sulla Terra, l’unica testimonianza. Quando ci estingueremo cosa rimarrà sulla Terra? Certamente non le opere d’arte, la storia, i confini, i numeri tatuati sul braccio, i tunnel scavati tra Gaza e Egitto o le infrastrutture faraoniche. Sfortunatamente ora neanche la plastica: nostra scia, bava di lumaca nel brodo primordiale e radioattivo.

Se mi attenessi alle consuete descrizioni potrei definirmi un palestinese omosessuale che ha chiesto e ottenuto l’asilo politico in Israele.
Sono fuggito da Nablus circa dieci anni fa, la vita s’era fatta per me difficile: picchiato, torturato e violentato da persone del mio villaggio e dalla polizia palestinese.
Nei tunnel scavati tra l’Egitto e Gaza passano armi, cibo, medicine, qualsiasi cosa d’illegale tranne baci e carezze d’amori clandestini.
Molti palestinesi omosessuali rifugiati in Israele, inizialmente, si mantengono prostituendosi, e io non fui da meno.

Nel Vangelo secondo Luca, Zaccheo, basso di statura, s’arrampicò su un sicomoro per vedere Gesù; così voi potete arrampicarvi su di me, per pochi soldi, e ammirare il mio vuoto, che è il vostro.

Riuscii a imboscarmi in una festa e fu lì che incontrai il deputato del governo israeliano, un cristiano originario della Galilea, convertitosi all’ebraismo. Parlammo molto quella sera. Gli chiesi: «Bisogna tornare ai confini del ’67? Il ritiro da Gaza può essere un modello da seguire?»
Lui mi rispose: «Israele s’è liberata dalla Striscia di Gaza come ci si libera dal prepuzio con la circoncisione. Io auspico un vero ritiro, un disimpegno totale».
Replicai: «Bisognerebbe tornare alla causa di tutto, alla Nakba. La divisione dei territori disposta dall’ONU nel ’48 fu un’infibulazione, niente a che vedere con la perizia e la precisione di una circoncisione. Inutile ripensare ai torti e alle ragioni d’entrambi, inutile rievocare re babilonesi, i romani, la Bibbia…»
«Caro amico, sono d’accordo», disse il politico, «me la caverò con una frase abusata: sulla questione si dovrebbe far meno storia e più geografia».

Parlammo d’altro, anche d’argomenti più frivoli, gli raccontai della mia passione per la botanica, ci intrattenemmo quasi un’ora, poi il suo staff lo portò via.
Gli lasciai il mio numero e con mia sorpresa mi chiamò a notte inoltrata. Passammo la notte, o meglio, l’alba, insieme. Dopo mesi di incontri clandestini lui fu schietto: «Per mettere fine alle voci dovremmo rendere pubblica la nostra relazione. Sono un uomo pubblico, molto influente…»

S’innamorò perdutamente di me e mi aiutò con le pratiche dell’asilo. Divenni finalmente cittadino israeliano. Confesso di non essermi mai sentito tale. È vero: Israele mi ha accolto e dato rifugio ma non è la mia casa. Sono un ebreo ateo nascosto in una chiesa durante il nazismo.
Non basta scrivere “bomba” su una pietra per renderla tale. Ce la misi tutta ma fu inutile. Un albero di plastica non può imparare la fotosintesi, non ci si può dare l’ardore, il furore identitario, l’orgoglio patriottico… Finsi, e finsi bene, fui bravo, venivo citato come esempio da politici di destra e sinistra, sionisti, socialisti, centristi e conservatori; tutti si rinfrescavano sotto la mia ombra. Solo gli ebrei ortodossi non mi vedevano di buon occhio, ma non puoi obbligare la mamma di un gatto ad allattare il figlio malato se non vuole.
Certo, dalla mia corteccia non si può stampare la Torah, ma posso abbellire un ambiente, essere usato per propagandare un sistema e arricchire la sua biodiversità.
Mi trovavo bene nella parte dell’impostore; fino ad allora quella era stata la condizione più confortevole in cui mi fossi trovato. Feci persino il servizio militare ostentando un entusiasmo fasullo.
Il gioco valeva la candela, che importava se la mia Menorah non avesse mai arso?

Il signor deputato era troppo morbido con i palestinesi. Gli raccontai tutte le efferatezze che subii, ma lui si sforzava di comprendere i miei aguzzini, contestualizzare, filosofeggiare. Una sera, durante i festeggiamenti per la sua rielezione alla Knesset, abbandonai le prudenze del caso e dietro le quinte fui chiaro: «Se un soldato israeliano di 20 anni spara a un palestinese armato per difendersi, la sua reazione può essere giudicata eccesso di difesa, può venire condannato da un tribunale del suo stesso popolo, giornali come Haaretz possono crocifiggerlo, invece se un palestinese investe o accoltella ragazzi o bambini israeliani, il suo popolo gli dedicherà piazze e vie, lo piangerà come un martire dell’Intifada. Ti rendi conto della differenza tra voi e loro?»
«E tu chi sei? Che cosa vuoi?»
«Sono qualcosa di effimero come i confini di uno stato, vellicato e incendiato ad arte come il rancore di un popolo verso un altro. So cosa non voglio. Sono come l’Amorphophalius Titanum che quando sboccia emana l’odore della carne in putrefazione per tener lontani mosche e nemici, ma allo stesso tempo attira api e e coleotteri per essere impollinata».
«Nemmeno tu sai cosa sei. Dietro a metafore e similitudini non c’è nulla. Un sipario chiuso senza attori dietro. Non basterebbero tutti gli Yom Kippur del mondo per espiare i tuoi peccati».
«Israele è un finto paradiso, io voglio andare in quello vero. Un paradiso dove il tradimento resta».

Aveva ragione il deputato: nemmeno Israele mi conquistò. Mi tentò, mi sedusse, ma non mi ebbe.

Il dialogo si interruppe, il presentatore ci introdusse. Salimmo sul palco con indosso i nostri sorrisi più finti, conquistammo anche i più diffidenti, il pubblico commosso era con noi.
E proprio in quell’istante accoltellai il mio compagno. Una pugnalata secca alla gola. Il sangue sgorgò copioso come nella prima piaga d’Egitto. Urlai: «Sono arrivato in Israele attraversando il fiume su una cesta come Mosè, ora finisco il mio lavoro e trasformo l’acqua in sangue!» Il rum e la vodka nei cocktail divennero sangue, gli ombrellini vennero spazzati via.
Il servizio di sicurezza mi fulminò con una raffica di Jerico 941. Gli arabi chiamano Gerico “Ariha”, sarà per questo che ora, anche da morto, sento il profumo della Luna.

La beffa fu atroce: fui acclamato dai falchi israeliani, dai nazionalisti, dai coloni; i miei parenti e vicini arabi, mi intitolarono piazze e vie. Ai loro occhi m’ero riscattato, la mia vergogna era stata dimenticata. Militanti palestinesi sostennero che quello fosse il mio disegno fin dall’inizio: ottenere l’asilo, conquistare la fiducia del politico per poi assassinarlo.

Nella piazza di Jenin che porta il mio nome hanno abbattuto un sicomoro per far spazio a una brutta statua che mi rappresenta. La statua non credo, ma il mio tradimento resterà?

Andrea Frau

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...