IL SALONE DI EMMA

Il salone di Emma è il racconto con cui Andrea Frau (forse lo ricorderete per questo, parte di questa) ha esordito su Verde, nel numero 12 del nostro cartaceo (maggio 2013, con Stefano Tamburini, Alda Teodorani S.H. Palmer, Katia Ceccarelli, Jacopo Marocco, Simone Lucciola, Andrea Frau).

Se gli uomini restassero incinti, potresti avere un aborto anche dal barbiere.
(Daniele Luttazzi)

Nei cadaveri per un po’ di tempo capelli e unghie continuano a crescere. Napolitano è l’ultima unghia marcescente del comunismo italiano. I partiti si ostinano; non vogliono che il vecchio Presidente lasci. Siamo all’accanimento terapeutico alla nordcoreana. Al Quirinale c’è una teca contenente l’unghia del Presidente che cresce alla stessa velocità dei movimenti delle nuvole. Solo che quell’unghia rimane un’unghia, non sembra nulla di diverso. Se abbassi lo sguardo non puoi fantasticare. Quel monolite putrescente è calato dall’alto e le scimmie-partito lo adorano come un feticcio salvifico.

Emma Bonino è la nuova papessa della Repubblica, ma nessuno lo sa. Al Quirinale riceve i capataz dei partiti ed estirpa le loro nuove emanazioni.
Bersani è il primo. La sala della papessa è asettica, disinfettata. Bersani si accomoda. Emma gli insapona il viso, gli lega al collo l’articolo 7 della Costituzione, tira fuori una falce e lo rade con grande cura.
Berlusconi sbraita. «È il mio turno!»
«Uno alla volta, per carità!», risponde la papessa canterina.

È il turno di Berlusconi. Per rilassarsi Emma gli infilza dei ferri da calza in faccia, tipo agopuntura di Hellraiser. Silvio ha con sé una troupe televisiva. Il suo staff infila dei collant negli obiettivi delle macchine da presa. Con l’ausilio di un biscione gli vengono asportati dal sedere una serie di minorenni, liste della spesa e Alfano. E svariati scheletri, tanto che il suo ano pare un ossario.

A Vendola l’unica cosa che puoi aspirare sono le parole. La pompa viene azionata e dalla bocca di Nichi grandinano parole tintinnanti. Sembra una slot machine in tilt. Il banco ha perso!
Lì vicino, Grillo si fa bello con vecchie battaglie radicali. Si profuma con il finanziamento pubblico ai partiti, si deterge con balsami di trasparenza e lotta antipartitocratica. Emma gli fa la barba con calma. Ora tutti riconoscono il bluff sotto i suoi peli. La teca contenente l’unghia di Napolitano cade e si infrange in mille pezzi.

Dei signori con dei camici bianchi mi entrano nella testa e mi estirpano il sogno di Emma Bonino Presidente della Repubblica con una gruccia arrugginita. La gruccia cade e gira su se stessa. Ed io non so se questa è la realtà o meno.

Andrea Frau

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