THE CRUELEST MONTH STRIKES AGAIN

VERDE – mensile elettrocartaceo autoprodotto e gratuito di protolettere, interpunzioni grafiche e belle speranze – nasce a Roma nel maggio 2012. Autodidatta, ideatrice, teorica e talent scout di se stessa, è stata fondata da AA.VV. in seguito all’implosione indolore di 
Di ascendenza veneta, ha operato in oltre trent’anni di attività un vero e proprio confronto col meglio della letteratura ispanoamericana. Dal 1991 ha iniziato una proficua ricerca sui viraggi policromi del nero, che l’ha condotta alla postulazione di un noir visto dalla parte di Caino e a firmare, negli ultimi venti anni, alcune delle più visionarie pagine della letteratura italiana.
È stata la più giovane e significativa esponente dei Distruzionisti romani, oscura avanguardia capitolina di fine anni Ottanta. In quegli anni scrive alcuni romanzetti gialli che per un fortuito errore di stampa cromatico vengono accolti dalla critica come noir; nel 1986 viene condannato a 25 anni di carcere per banda armata e terrorismo. Non si è mai dissociato né pentito.
Art director esperta, nella sua lunga carriera ha fatto parte della generazione letteraria Gioventù Cannibale, ma si è inoltre dedicato alla scrittura di sceneggiature porno e di dialoghi per soap opera internazionali. Ha fatto parte del movimento di scrittori Connettivista e in giovane età ha lavorato come speaker radiofonico per Radio Graal. Dal 2003 ha approfondito i suoi studi di antropologia culturale, fitochimica e magia, grazie ai quali, a fine 2012, ha pubblicato un racconto breve – ambientato nella Milano di Piombo del 1982 – in un’antologia natalizia.
He started to draw since childhood and, with ever more conscience, he decided to give himself to the art in its wholeness.
Ha vinto due premi di poesia e ha conseguito una Laurea Magistrale in Filosofia e Storia delle Idee con una tesi sul fenomenologo Erwin Straus, pubblicata per Amazon con il titolo Conoscenza e Mondo nella “fenomenologia” di Erwin Straus (Why the Mind is not in the Head?).
Punk rocker, disegnatore underground, giornalista musicale autonomo, dedita al vizio del gioco letterario, lavora come redattrice e suona il basso nei Vigo. Ha pubblicato saggi di krautrock e kosmische musik per la rivista Musikbox, poesie sparse, racconti, saggi di critica letteraria, filosofica e storiografica.
Per vivere fa la sarta e si occupa di culture dell’immagine come autrice di testi e artista fotografa. Dal 2005 è presente nell’archivio della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e scrive racconti erotici firmati con pseudonimi.
Al 2001 risale l’esperienza come operaio in una fabbrica di bottoni in Germania, dove è nato. Lì ha realizzato i libri inchiesta I Mignotti e Pornocuore e diverse antologie, tra cui Buon Natale e felice Anno Nuovo. Scrive di sé in terza persona.
È stato scarcerato nell’agosto 2011. Dopo essere stato scrittore, critico cinematografico, copy-writer, docente universitario e saggista, è approdato alla fantascienza. Il suo primo romanzo postribolare uscirà postumo nei prossimi mesi.
Ha compiuto un anno il 1 maggio 2013. Per l’occasione, il numero 12 sarà stampato in split con il numero zero, ad oggi inedito su carta.
(Verde 12, maggio 2013, l’editoriale. À suivre, dallo stesso numero,
The cruelest month strikes again di S.H. Palmer)

È che non riesco proprio a fare a meno di Thomas Mann. Nelle notti senza sonno – quando Sleepless risuona roca sotto la lingua e in mezzo allo sterno – mi accompagna una parabola aurea che riesce a unire il mio passato al passato degli altri. Al passato di altri.
Penso a Tadzio. La morte a Venezia è un chiodo fisso: sarà per questo che ho scelto la Germania e non la laguna, una decisione forzata dal destino. Nulla riesce a distrarmi da Tadzio. Lo fisso appoggiare la barchetta in acqua credendolo e vedendolo simile all’essere curioso che anima il videoclip di 3 Libras. Oddio che canzone. Oddio. Che voce. Il montaggio video di questa opera pia della costola di Mida – A Perfect Circle, mai nome fu più appropriato – mi ha da sempre ricordato quel cazzo di morte romanzata in laguna.

Introspettiva, aspetto i risvolti e le pieghe del cuore respirando più lentamente che posso, creando dissonanza col battito cardiaco che mi porto in petto. Alla vista di Maynard, come un re, continuo ad aspettare risvolti e pieghe del subconscio, mentre lui – Keenan – gorgheggia ondulando i lunghi capelli neri, assorto in posizione fetale, crogiolandosi tra le sue perversioni. A questo punto entra in gioco potente la memoria fisica, insieme a quella emotiva.

Vivevo insieme a un uomo alto, pallido e dai lunghissimi capelli lisci, neri come alghe giapponesi. Dividevamo il pane, il letto, il sonno e la fame. Quei colori però nascondevano un fototipo diverso – visibile solo alle prime luci del giorno, ogni giorno – pur lasciandomi introiettare quella somiglianza che sarebbe venuta alla luce molto tempo dopo. Come quelli di Mida ondeggiavano lenti. Come se fossero perennemente a mollo nell’acqua ghiacciata.

«Ma chi? Quello che assomigliava a Maynard?»

Ancora un occhio si apre, questa volta sul costato, e mi spinge a guardare dentro e fuori di me. Ancora una volta la vita schiacciata nei cerchi concentrici che si stringono intorno ai maggiori vasi sanguigni. Padrona senza anelli, mi lascio ghermire dal ricordo senza lasciare spazio al rimpianto.
Seduta sull’argine guardo – ad uno ad uno, a volte in coppia – i cadaveri passare.

 

S.H. Palmer

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