CASUAL FRIDAY #35: IL RUNNER E LA GIEFFINA

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Davide Rossetti, Il runner e la gieffina

Casual Friday (qui e su Facebook) è la rubrica di Verde nata per promuovere un nuovo reading code. Ogni settimana un racconto inedito di un autore diverso che cercherà di farvi ridere, divertirvi o semplicemente imbarazzarvi. Filippo Santaniello ha scritto Il runner e la gieffina e Davide Rossetti lo ha illustrato per l’occasione con locandina e tre tavole (è un esperimento, fateci sapere se vi garba, potremmo ripertelo). È venerdì, rilassati!

Mi piace il mio lavoro. Non sto mai fermo. Prendo gli attori in albergo, li porto sul set, al ristorante, li riporto in albergo, faccio la spola stazione-aeroporto. Se c’è bisogno di qualcosa, vado a comprarla. Medicine, ricarica del cellulare, sigarette. Non faccio aspettare nessuno più di cinque minuti, sono apprezzato per la mia puntualità, ma devo ricordarmi di conservare gli scontrini o la produzione non mi rimborsa, come quella volta che ho comprato l’alimentatore del MacBook a Laura Chiatti e c’ho rimesso ottanta euro.

Il film è una commedia con Ceccherini, e la produzione mi ha fornito una Skoda e un cellulare con tutti i numeri del cast e della troupe. Sto sempre in giro e vedo un sacco di fica giovane come Fabiana Marras del Grande Fratello.
Sono andato a prenderla in stazione. Adesso è seduta accanto a me.
Le sue tette, le sue gambe, il suo culo perfetto. Tanti maschi guardavano il Grande Fratello solo per spararsi le seghe sulle tette di Fabiana Marras.
In stazione, quando ci siamo incontrati, mi ha stretto la mano.
«Piacere, Fabiana», ha detto.
«Ciao, Sergio» ho risposto, mentre un elemento col crestino sfumato l’assediava per un selfie. Lei ha spinto le tette in fuori sorridendo sublime la dentatura perfetta, le efelidi sul naso, dopo ha chiesto di vedere la foto, ha detto Ciao ciao al fan e quando se n’è andato condividendo lo scatto social si è guardata intorno per vedere se qualcun altro l’avesse notata, e io ho visto che tutti la guardavano, soprattutto i maschi che passavano con le loro fidanzate e si voltavano a guardare il culo di Fabiana Marras che è venuta via con me, avevo la Skoda in doppia fila.

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Ciao ciao! (Davide Rossetti)

Ho caricato il trolley nel bagagliaio, le ho aperto lo sportello, siamo partiti e lei subito al cellulare: “Sono appena arrivata a Firenze, non puoi capire che freddo faceva in treno, l’aria condizionata era al massimo, mi stanno portando in albergo.” Nel traffico penso ai maschi nelle altre macchine che mi vedono con Fabiana Marras. L’hotel è poco distante, quindi guido piano per trascorrere più tempo con Fabiana Marras che ha vinto il Grande Fratello 9.
Fabiana Marras non è solo fica, è anche simpatica e alla mano, dice che è contenta di recitare con Massimo Ceccherini ma ha sentito brutte storie sul suo conto: che beve, si droga, va a mignotte, io le dico che sì, a volte quando beve diventa scorbutico, ma Massimo è una bravissima persona e non l’ho mai visto drogarsi, e io a mignotte non ce l’ho mai portato, forse ci va con la macchina sua.

Al semaforo chiama l’organizzatore del film e con quella vocetta da frocio m’informa che Fabiana Marras non va portata in albergo, ma all’agriturismo San Candido a Querciola perché il produttore ha organizzato una cena con tutto il cast. Quando gli chiedo di spiegarmi la strada lui, approssimativo frocio che prima o poi lo sdrumo, dice: «Usa il navigatore, è nel cruscotto». Mi dà l’indirizzo, dice di fare in fretta. Prima di chiudere la chiamata, sta già parlando con un’altra checca della troupe.
«Scusa», dico allungando la mano tra le gambe di Fabiana Marras. Apro il porta oggetti e trovo un vecchio Garmin senza cavo d’alimentazione.
Il navigatore ci ha condotti fuori Firenze, le case si fanno più basse, più distanti l’una dall’altra, intorno campi coltivati.
Sono le 20:30 ed è buio. Prendo una strada in salita, l’asfalto è sconnesso. Più avanti le case diventano cascine.

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Usa il navigatore, è nel cruscotto (Davide Rossetti)

Paesini silenziosi, vigneti, gente dedita alla cura dei campi. Fabiana chiede dove stiamo andando. Si è ridata il lucida labbra. Le dico del cambio di programma, guido rispettando le indicazioni del Garmin, ma dieci minuti dopo, tra Montorsoli e Bivigliano, la spia della batteria inizia a lampeggiare.
Resisti!
Mancano venti chilometri a San Candido a Querciola. Accelero superando il limite di velocità, ma non serve a nulla, lo stronzo ci abbandona in aperta campagna.
È indispensabile che il runner conosca il territorio dove si svolgono le riprese per svolgere le mansioni nel più breve tempo possibile, ma io non sono di qui, lavoro al film perché il direttore di produzione è un amico di famiglia.
Lo chiamo per farmi spiegare la strada, non risponde. Non risponde nemmeno il frocio dell’organizzatore. I cellulari sono inservibili. Il Nokia della produzione è stravecchio, e pure Fabiana Marras ha un modello preistorico che non ti aspetti da una che è stata ospite a Verissimo: un Samsung con lo sportellino. Com’è possibile? Con tutti i pompini che ha elargito non dovrebbe avere un tablet?

Siamo senza GPS e nessuno della produzione ha avuto il buon senso di lasciare il Tuttocittà nel cruscotto. Guardo fuori dal finestrino. È notte. A quest’ora i contadini hanno già mangiato e dormono.
«Perché siamo fermi?» chiede la gieffina.
«Nulla, è tutto a posto».
Fortunatamente ho intravisto delle luci in fondo alla strada. Spero sia un ristorante, ma avvicinandomi realizzo che è una casa di campagna a due piani circondata da campi bui. Fermo la Skoda, scendo e raggiungo la porta d’ingresso. Mi attacco al campanello, non risponde nessuno, campagnoli di merda!

Quando torno alla macchina, Fabiana Marras è in piedi accanto allo sportello. Sembra nervosa. Si mordicchia le labbra.
«Devo fare pipì».
La guardo. «Non ce la fai a resistere?»
Dice che è urgente, soffre di cistite, le ha fatto male l’aria condizionata del treno. Sculetta verso la casa. Le dico che è inutile, non risponde nessuno. Testarda ci prova lo stesso, poi rinuncia e a passettini, con la borsetta finta Louis Vuitton a tracolla, trattenendo la vescica, si avvicina al ciglio della strada e con una sgambata va sul campo.
La notte è tiepida. Fabiana Marras si allontana tra le zolle – non ci posso credere che lo fa per davvero – si abbassa i leggins e si accovaccia insieme ai grilli.
Fabiana Marras mi piscia davanti, le mutandine alle caviglie. Le cosce risaltano al chiaro di luna. Rimango immobile ad ascoltare lo schizzo sulle zolle finché non si accorge che la sto fissando.
«Ti vuoi girare?!» grida accovacciata e io sobbalzo e ubbidisco con una dolorosa erezione nelle mutande mentre sento la suoneria del cellulare di produzione. Mi infilo nella Skoda e rispondo.
«Sergio, dove siete?» È quella checca isterica dell’organizzatore.
«Stiamo arrivando».
«Ti sei perso?»
«No, mi sono fermato. Fabiana doveva andare in bagno».
«Tra quanto arrivate?»
«Dieci minuti, massimo un quarto d’ora».
«Datti una mossa. Aspettiamo lei per iniziare a mangiare». Mi chiude il telefono in faccia. Checca di merda!

Getto il telefono sul sedile, sbatto lo sportello e quando mi giro verso il campo, Fabiana non c’è più. Perlustro il terreno con lo sguardo. Non la vedo. Forse si è allontanata.
Per quale motivo?
Mi avvicino al ciglio della strada.
«Fabiana?!»
Silenzio. Sono passati due minuti, forse tre, da quando l’ho vista accovacciata.
Dove cazzo è?
Torno alla Skoda, faccio manovra e punto i fari verso il campo.

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Ti sei perso? (Davide Rossetti)

Terra a perdita d’occhio. A sinistra, vicino alla casa, c’è la sua borsetta.
Merda…
Lascio i fari della macchina accesi e scendo nel campo. La chiamo. Un cane abbaia in lontananza. Porto le mani intorno alla bocca. «Fabiana?!» I fari della Skoda mi feriscono gli occhi.
Che situazione del cazzo!
Sto camminando sulle zolle dissestate verso il retro della casa. Prendo una storta e bestemmio a denti stretti. La luce della veranda è accesa, debole, ma sufficiente a scorgere un movimento qualche metro più a destra, vicino alla legnaia.
Un animale? Un cane?
Sdraiato a pancia sotto c’è uno sconosciuto con un cappello di paglia in testa e il culo di fuori. Sbuffa, ansima. Sento i colpi dell’inguine contro l’inguine di Fabiana Marras, supina sotto di lui, coi leggins a metà coscia. Non si muove. L’ha tramortita.
«Viaaa! Oohh! Viaaa!» urlo a squarciagola e l’uomo sbarra gli occhi come un animale selvatico. Prendo una zolla e gliela tiro, ma si sfalda prima di colpirlo. Faccio uno scatto verso il contadino che si alza da Fabiana Marras, e inizia a correre a zig zag perdendo il cappello. Inciampa nei pantaloni. Cade culo all’aria, si rialza. Sparisce nella notte.
Adesso?

Mi avvicino trafelato alla gieffina. Ha centomila like su Facebook e un ematoma sul viso. Non si muove. Cado in ginocchio e le sento il collo, le pulsazioni sono basse. È solo svenuta. Il contadino le ha strappato il reggiseno portandoselo via. Contemplo quelle tette favolose e mi batte forte il cuore. I leggins srotolati sembrano la muta di un serpente. La pelle liscia delle gambe. Sulla fica, una virgola di pelo nero.
Mi guardo intorno.
Io, lei e i grilli.

Filippo Santaniello

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