TI AMO ANCORA

Ti amo ancora è il seguito del racconto di Pierluca D’Antuono pubblicato qui il 31 dicembre scorso. La fotografia è di Silvia Priska Benedetti (Venti).

Per primo è toccato ad Annio, poco più di un anno fa. Lo hanno trovato ai Cerchi freddo duro e sorridente. Sembrava uno scherzo o un tragico incidente. Hanno fatto di tutto per non farci capire niente. I grandi non dicevano nulla, appena ci vedevano cambiavano discorso o rimanevano in silenzio. Abbiamo cercato di vederlo ma lo hanno portato subito via e hanno pulito tutto. Sangue a terra non c’era, era difficile capire il posto preciso dov’era. È stato allora che io e Nina abbiamo cominciato a cercare.

A Castel Sinone siamo milleeduecento. Siamo quasi tutti parenti. I nostri genitori non ci fanno più vedere la televisione da quando l’anno scorso è successo il famoso caso del bambino caduto nel pozzo. Ma ora è anche peggio con quello che sta succedendo.

Anche io e Nina siamo parenti, le nostre mamme sono sorelle. Ma è solo un anno che stiamo sempre insieme. Prima io stavo con mio fratello Benito e i suoi amici grandi. All’inizio stavo bene, mamma mi faceva uscire a tutte le ore con loro e usavamo la macchina di Gabriele. Era bello nei campi e in campagna e qualche volta mi hanno fatto pure guidare. Poi è successo che hanno cominciato a chiedermi dei giochi che non capivo perché dovevamo fare. La lotta è uno di quelli.

Dopo Annio c’è stato Michele. Un giorno comincia a non venire più a scuola ma nessuno dice niente. Io e Nina andiamo a casa sua, era tutta chiusa e spenta. Vicino alla porta sentivamo la mamma che piangeva. Il padre si è accorto di noi e ci ha lanciato una pietra. Le maestre hanno detto che Michele era andato a stare dai nonni in città, e per ora non tornava o forse non tornava mai più. Noi non ci crediamo e per sapere andiamo ai Cerchi, ma pure questa volta non c’è niente da vedere.

La lotta è diventato uno di quelli che tutti mi toccavano e stringevano e poi alla fine mi chiedevano di spogliarmi. Si spogliavano anche loro e dovevamo toccarci. Poi hanno cominciato a dire che con le mani non era divertente. Proviamo con la lingua hanno detto a mio fratello.

Nina ha capito subito che succedeva qualcosa perché ora i Cerchi sono sempre puliti. Prima nemmeno potevamo entrare. Dico perché a terra era tutto pieno di vetri bottiglie siringhe e immondizia. Questo è il posto più nascosto del paese e qua ci vengono a stare tutti. Doveva essere lo stadio del nuoto ma dopo che c’è stato il famoso terremoto non lo hanno più finito.

Io con la lingua proprio non volevo ma loro hanno insistito e hanno detto che una volta dovevamo provare, una volta soltanto. Io ho chiesto almeno non tutti e loro hanno scelto mio fratello, hanno detto che era meglio ma mentre lo facevo non mi piaceva per niente e gli ho dato un morso. Lui ha urlato e mi ha tirato i capelli ma è rimasto dov’era e faceva i versi.
Ho in bocca un gusto di sapore lacrimoso. Vado via piangendo senza farlo vedere altrimenti ricominciano.

Nina è più grande di me di un anno, ha 12 anni. A lei soltanto ho raccontato tutto perché è successo anche a lei che quando era piccola suo padre la sera la mamma la metteva a letto e poi lui andava a salutarla e l’accarezzava toccava baciava leccava stringeva tappava il naso e la bocca e le tirava i capelli e le mordeva la schiena. Lei faceva finta di dormire perché pensava che lui la smetteva. Una volta è rimasta cogli occhi aperti ma suo padre le ha detto chiudi gli occhi Nina è più bello se dormi.
Anche Nina è stata fortunata come me perché suo padre poi ha smesso. È stato quando è nata la sorellina Adelina tre anni fa. Il padre è impazzito per lei e ora a Nina non la guarda nemmeno. All’inizio era un po’ triste ma poi ha pensato che forse era meglio così.

Ho un altro fratello oltre a Benito. Ora è tanto che è andato via di casa, è stato circa cinque anni fa, nel 1977. Mia cugina Cesira dice sempre che mio fratello è un terrorista ed è andato a Roma per uccidere i politici e fare come la Russia. A casa non possiamo parlare di Adolfo. Una volta al mese arriva una telefonata che sta zitto e non dice niente e mia madre piange e capisce che è lui. Mio padre invece non è così che la vede, a lui non piace e basta. Dice sempre meglio morto che rosso. Lui preferisce i fascisti. In casa abbiamo il busto di Mussolini e mio padre ha fatto la guerra infatti era paracadutista. Lui vuole che pure a noi ci piacciono i fascisti. Voleva convincere pure Adolfo, in quanto Benito non capiva perché è un po’ scemo e comunque diceva che già lo era. Ma Adolfo era contrario. A Selce faceva le riunioni e scriveva sui muri del paese. Una sera mio padre con i suoi amici è andato a prenderlo e lo ha portato ai Cerchi. Lo hanno picchiato tutti insieme per fargli capire. A un certo punto zio Michele lo ha fermato perché Adolfo non si muoveva più. Lo hanno lasciato davanti all’ospedale. Da quella volta Adolfo non è più tornato a casa. Una settimana dopo mio padre ha trovato davanti alla porta una busta con sei proiettili e un po’ si è spaventato. Da allora non si sono più sentiti. Ora mio padre quando parla con qualcuno dice che ha due figli, Adolfo non lo conta più. A me mi dispiace perché Adolfo era bravo, non come Benito e neanche come mio padre.

In estate sembrava che non moriva più nessuno ma poi è stato il turno di nostra cugina Maria. Stavamo giocando ai Cerchi e poi Nina ha visto mio fratello Benito che si muoveva vicino ai tronchi. Guardava per terra e ha raccolto qualcosa ed è scappato. Abbiamo aspettato che si allontanava e poi Nina è corsa solo per guardare e ha urlato. Maria era immobile, schiumava dalla bocca ed era bianca sacrificio come non immaginavamo si poteva. Non sapevamo che fare, è stato come vegliare una domenica mattina in chiesa ma per una cosa più vicina e seria. Un’ora dopo Nina si è alzata, la luna incendiava già il cielo che stava per crollare, da un momento all’altro esplodeva. Abbiamo corso la distanza che ci separava dalla prima casa e mezz’ora dopo hanno tolto Maria. Io pensavo che erano tutti contenti con noi che avevamo fatto una scoperta importante e invece ci hanno sgridato e picchiato che infatti per i segni non potevamo andare a scuola.
È da allora che io e Nina stiamo sempre insieme.

La prima volta con Nina non l’ho mai dimenticata. Eravamo a casa sua. Al piano di sotto c’era solo il padre con Adelina. Dalla finestra stavamo spiando nostra zia Adriana che stava a letto con uno che era uguale a Don Alfio ma era senza tonaca. Per me non era lui ma Nina era sicura perché ha detto che non era la prima volta che li vedeva. Lui era sdraiato per terra con i vestiti di lei mentre lei era nuda e a un certo punto gli ha messo una busta di plastica in testa e ha cominciato a fare pipì su di lui. Nina rideva, io guardavo più lei che loro perché a vederli avevo come una paura, un peso sul petto che non potevo respirare.
Nina si è accorta che la guardavo e si è avvicinata continuando a fissare zia Adriana. Più era vicina più quel peso diventava forte ma era anche bello, era come un dolore che non faceva tanto male. A un certo punto si è girata verso di me e ha preso la mia mano. Io l’ho lasciata fare, era davvero bella e mentre lo pensavo mi ha passato le mani sulla schiena e allora quel peso che avevo si è come sciolto in un bruciore sotto la pancia nello stomaco e poi in un calore tra le gambe, dentro e sotto si muoveva bene. Nina mi accarezzava i seni e mi dava dei baci sul collo poi mi ha detto che ero bella e le piacevo e a quel punto ci siamo baciate sulla bocca muovendo forte la testa, ci toccavamo dappertutto e ci stringevamo molto. Nina mi accarezzava la testa mi ha tirato i capelli mi ha morso un labbro mi ha fatto male e io mi sono arrabbiata ma lei ha detto che era solo per provare che forse era più bello. A un certo punto abbiamo sentito la mamma di Nina che entrava in casa e dopo un po’ ha preso a urlare ce l’aveva col padre gridava litigavano ma il padre non diceva niente. Nina ha detto che era strano che non parlava e allora voleva andare a vedere. Siamo scese ma ci siamo nascoste nel ripostiglio sulle scale. La mamma piangeva faceva davvero casino aveva in braccio Adelina e l’accarezzava dietro. Lui provava ad avvicinarsi e allora la mamma impazziva, lanciava ogni cosa trovava, mancava solo la bambina. Quando ha tirato un posacenere che è andato contro la tv e ha spaccato tutto, Adelina ha urlato e noi ci siamo spaventate.
Allora ho preso Nina per mano e ci siamo abbracciate e baciate e le mi ha detto ti amo ancora più di prima e abbiamo ricominciato mentre la zia ha cacciato di casa lo zio e pure dalla finestra gli gettava le cose.

La sera della finale dei mondiali tutto il paese è ai Cerchi. I genitori hanno organizzato una grande festa con le salsicce e la brace e tante cose da bere.
Era da un po’ che non capitava più niente e infatti ora i grandi erano più tranquilli perché pensavano che tutto era finito come se non era mai successo nulla. Quella sera c’erano anche Benito e i suoi amici che ogni volta che vedevano me e Nina facevano un risucchio con la bocca tipo un bacio strozzato per prenderci in giro e per tutto il tempo ci sono stati vicini. Mentre ai Cerchi si sentivano solo le radioline e le urla dei tifosi, abbiamo visto Benito e Orlando, il fratello di Nina, inseguire Graziella ma nessuno se ne è accorto. Nina si è alzata, io non avevo voglia perché Graziella non è nostra amica ma siamo andate lo stesso. Orlando e Benito correvano troppo e infatti li abbiamo persi e siamo tornate indietro. La partita era finita ma i grandi erano preoccupati perché non trovavano Graziella. Ci siamo messe a cercarla finché qualcuno ha detto che noi dovevamo tornare a casa.
Graziella non l’hanno mai trovata e la mamma è impazzita.

Noi pensiamo che Orlando e Benito sanno cosa sta succedendo in paese, ma per ora non possiamo dire niente perché tanto danno la colpa a noi. L’idea di quello che faremo è venuta a me, ho convinto Nina. Ieri abbiamo chiesto a Orlando e Benito se possiamo andare con loro ai Cerchi. Facciamo che vado prima io e dico che lei non c’è, poi quando loro cominciano esce Nina. Per questo abbiamo rubato a casa un coltello lungo e bello e una chiave inglese di mio padre. Quando siamo sicuri di quello che fanno li uccidiamo e poi scappiamo e scriviamo una lettera anonima. A quel punto però non possiamo più tornare. Nina vorrebbe rimanere nascosta tutto il tempo. Ma io ho pensato che sarebbe bello andare a Roma da mio fratello Adolfo. Mi piace l’idea di andare da lui che se vuole possiamo aiutarlo a fare come la Russia la rivoluzione in cambio di niente.
In cambio di un posto dove io e Nina possiamo stare insieme per sempre.
Qui non vogliamo più restare.

Pierluca D’Antuono

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