CASUAL FRIDAY #33: EDIPO ON THE ROAD

Casual Friday (qui e su Facebook) è la rubrica di Verde nata per promuovere un nuovo reading code. Ogni settimana un racconto inedito di un autore diverso che cercherà di farvi ridere, divertirvi o semplicemente imbarazzarvi.
Andrea Frau ha imparato la lezione e ha spontaneamente consegnato in redazione due racconti incendiari nuovi di zecca: oggi leggiamo Edipo on the roadÈ venerdì, rilassati!
Illustrazione di Silvia Priska Benedetti (Diciotto).

La gente pensa sia strano che io a 30 anni vada ancora dalla pediatra. Se lo fa Ross in Friends è una cosa strana-adorabile, se lo faccio io è una cosa strana-inquietante. La mia pediatra è bellissima, somiglia a Cristina D’Avena. Per preservarne la bellezza sarebbe bello custodirla in una teca di vetro con temperatura costante, proteggerla dall’umidità e dal tempo come la Gioconda. Oggi andrò a trovarla, sto bene, ma qualcosa mi inventerò.

Mi accoglie con un gran sorriso. Le do un disegno che ho fatto per lei: ci sono io che la tengo per mano, gli alberi e dietro di noi un sole giallo e sorridente con gli occhiali da sole. Mi ringrazia e lo appende insieme agli altri. Mi fa stendere sul lettino, ha le mani fredde, si scusa, oggi ha un profumo diverso dal solito, sa di vaniglia, glielo dico ed è contenta che lo abbia notato, forse un po’ imbarazzata.
Nel dubbio come sempre mi dà mezza tachipirina. Mi dice di rivestirmi, va alla scrivania e mentre compila velocemente la ricetta sento il consueto tintinnio dei suoi bracciali. Ma non sono solo i bracciali: il tavolo traballa, le medicine cadono a terra, un crocefisso cade ma rimbalza, si esibisce in evoluzioni e capriole olimpiche e ritorna in posizione perfetta con le braccia aperte: ri-crocefisso. È il terremoto. L’omino che ho disegnato si anima nel foglio, cerca di lasciare la mano della pediatra, ma la sua stretta è forte, «Andrà tutto bene, sta per finire» mi dice.
Un paio di occhiali da sole cadono a terra. L’omino che mi rappresenta si tranquillizza: il terremoto è finito. Porgo gli occhiali a un raggio solare che li attrae e li risistema sul viso del sole. La scossa è finita, il disegno torna come prima, il sole ha di nuovo i suoi occhiali.

La dottoressa riprende a parlarmi come se niente fosse e scrive una ricetta. In realtà non è una ricetta ma un biglietto d’addio con una calligrafia simile alla mia. Cado in un sonno profondo.

Sono su un trampolino a forma fallica, mi tuffo come una monetina, il cordone ombelicale si straccia, faccio due, tre capriole, a ogni volteggio cambio sesso, etnia, classe sociale; cosa diverrò? Uomo, donna, nero, bianco, ricco, povero? Atterro in una piscina di liquido amniotico senza uno schizzo: maschio, bianco, occidentale, europeo, mi è andata bene. Prendo un preservativo che galleggia, ma ormai è tardi: Nevermind.
Vago sul bordo piscina con le infradito patriarcali: il pollice ha la testa del padre, un muro con graffiti in bianco e nero lo divide dalle altre dita; lì c’è tutto il sudiciume nascosto in anni di silenzi. Si rischia di scivolare, non si cammina bene. Me le tolgo, meglio proseguire scalzo.
0 e 1 di codici binari estratti a caso da spermatozoi bendati.

Quando mi risveglio sono in macchina alla destra del guidatore, immobilizzato su un seggiolone per bambini. La pediatra ha un adesivo sul cofano: Fuga d’amore a bordo.
Perché mi fanno male le labbra? Ho un ciuccio pinzato alla bocca, cerco di liberarmi, è inutile. La mia rapitrice si accorge che mi sono svegliato.
«Eccoti qua, amore! Scusa se ti ho drogato, ma è giunta l’ora, sono sicura che sei d’accordo con me».
Una volante della polizia fa segno di fermarci. La dottoressa non sembra allarmata. Accostiamo. Il poliziotto le dice: «Signora, ha il cofano aperto!»
«Oh, la ringrazio, oddio, i feti saranno caduti!»
Il poliziotto mi ha visto. Siamo fregati. «E chi è questo bel bambino?»
«Si chiama Marco, saluta il signore tesoro».
Cosa?!? Perché non s’accorge che sono un adulto con una ridicola tutina da bimbo, legato a un seggiolone, con un ciuccio cucito sulle labbra?! Mi metto a piangere, disperato.
«Mi scusi signora, piange per colpa mia. Piange per colpa di un poliziotto, fa bene, meglio abituarsi da subito».
«Non si preoccupi, ha solo fame, ma siamo quasi arrivati».
Il poliziotto ci rivolge le raccomandazioni di rito e saluta. La pediatra cerca di tranquillizzarmi: «Marco, non spaventarti, non dovevi scoprirlo così. Adesso andiamo in un posto».
Oddio, non vorrà portarmi dalla Sfinge? Non sono bravo con gli indovinelli.

Choro:
And here’s to you, Mrs. Robinson
Jesus loves you more than you will know (Wo, wo, wo)
God bless you please, Mrs. Robinson
Heaven holds a place for those who pray
(Hey, hey, hey…hey, hey, hey)

Dopo qualche minuto ferma la macchina. Siamo in aperta campagna. La mia rapitrice scende, viene da me e proprio mentre mi sta slegando dal seggiolone ci investe una luce accecante.
Lei si copre gli occhi con la mano, io chiudo gli occhi, vorrei strapparmeli. Sento un forte odore dolciastro di vaniglia bruciata, ho freddo, non riesco a muovermi, sono una statua di ghiaccio.

Quando tutto finisce sono solo. Sono tornato, non sono più un bambino e ho le labbra scucite. Vedo un lupo polare coperto di neve, in bocca ha un bambolotto di pezza dilaniato, cerco di strapparglielo invano ma con uno strattone mi fa cadere e corre via oltre il campo di grano. Lo rincorro, il lupo si ferma, posa il bambolotto e fugge. A terra c’è una pala, comincio a scavare, sento dei rumori, una voce… Una teca di vetro! Dentro c’è la mia pediatra! Spacco il vetro, la tiro fuori, ha un colorito cadaverico, forse è morta. Ma apre gli occhi e con un’energia inaspettata si scaglia contro di me facendomi cadere.
La inseguo, ma è troppo veloce.
«Fermati amore, va tutto bene, che sta succedendo?»
Lei sembra terrorizzata. All’improvviso si ferma e guarda su.
Mi fermo anch’io.

S’è fatto giorno improvvisamente. Dal cielo piovono un paio d’occhiali da sole. Li prendo, ma sono incandescenti, mi scotto e li lascio cadere a terra. Una scossa di terremoto. Si apre una voragine, io corro, ma non sono abbastanza veloce, cado dentro il dirupo. È bellissimo! Migliaia di bulbi oculari, occhi di tutti i colori…no, un momento, è un mare di palline colorate! Ci sguazzo felice, mi sto divertendo un mondo! Ma una voce femminile rovina tutto:
«Forza Marco, dobbiamo andare!»
«No, non può essere è il giorno più brutto della mia vita, perché devo andare? Perché non posso star qui per sempre? Ti odio!»

In un bar la gente ascolta il telegiornale:

Sono stati giorni inspiegabili, terremoti, tempeste elettromagnetiche, eclissi ripetute, il tempo si è perso. Quanto è passato, giorni, settimane, mesi o anni? I nostri orologi si son fermati. In tutto il mondo s’è perso il tempo. Strade morte, strade perdute. Vicoli ciechi in realtà non lo erano. Abbiamo commesso violenze indicibili. Conviveremo per sempre con i nostri sensi di colpa, non sappiamo fino a che punto siamo stati responsabili delle nostre azioni. Rimuoveremo tutto. Dobbiamo tornare alle nostre vite come se niente fosse. Perché ciò che è accaduto è inspiegabile, è imperdonabile.

La gente annuisce.

Oggi è una giornata ideale per andare al parco. Sono in una panchina con il mio amore. Vicino a noi un signore ascolta sul portatile Godi di Faust’O.
«Mi piace! No aspetta, non cambiare canzone, e tu lasciami giù mam… amore!»
La mia bellissima pediatra: «Chi si fa un giro sullo scivolo? Il mio amore, ecco chi!»
«Oh, no, ho paura no, non vogl…Wow! E’ bellissimo! Yuuuuu!»
E pensare che stavo per trafiggermi gli occhi con il crocefisso della mia dottoressa, che stupido! È il giorno più bello della mia vita!

“Oh, gloria a te, forza creatrice e distruttrice di mondi,
grazie per ciò che rendi possibile, grazie per ciò che annienti.
Bowie che interpreta Tesla, Sinead O’Connor che interpreta la Madonna,
Oh, 01100100 01101001 01101111!
Oh, 01101101 01100001 01100100 01110010 01100101!
Siamo nelle tue mani, atomi impazziti, in balia della tua fantasia.”

Andrea Frau

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