FICTIOTEQUE #7: CALCI

#11 Nico Piancastelli

Verde 11, aprile 2013 (In copertina: Nico Piancastelli, Senza titolo)

Fictioteque – Boutique di cronache cineletterarie è la rubrica che Federica Lemme ha ideato e curato su Verde dal luglio 2012 all’aprile 2013. Calci è la settima e ultima puntata, apparsa per la prima volta nel numero 11 del nostro cartaceo (copertina e illustrazioni di Nico Piancastelli, contributi di Pierluca D’Antuono, Alda Teodorani, Bruno Ballardini, Luigi Bonaro, Simone Lucciola, Federica Lemme, S.H. Palmer, Luca Carelli).

GERMINAZIONE DI UN FAGIOLO: I CALCI DI OLGA ZBOROWSKI
NanoVideo 2013, DVD (VO sub ita), 12€

Nessun nome di persona. Solamente una donna e una ragazza in una storia da perdizione. Calci è un mediometraggio polacco della fine degli anni Settanta. Di recente restaurato, conduce sotto le luci della ribalta la dimenticata autrice Olga Zborowski. In una piscina vuota e tinta d’azzurro desolato, sgranato, la storia di un mattino e della sua luce fredda viene raccontata con una regia al femminile che ricorda Germanie Dulac in La conchiglia e l’ecclesiastico. In una non storia ambientata tra sporcizia chiara e riflessa d’argento ritornano gli ingranaggi del cinema come poesia.
Immagini pure, integrali. Sul trampolino di lancio della piscina è posato un cubo di Rubik. Una donna dai lunghi capelli che soffiano nella nebbia incolore sale sul trampolino. Prende il cubo tra le mani. Inizia a giocarci. Una ragazza è immersa nella piscina vuota e beve con una cannuccia il sangue di un animale morto. Si sciacqua la bocca in una pozzanghera putrida all’interno della piscina. Chiude gli occhi. Si siede sul pavimento della piscina. Sgretola nella mano foglie secche. Le uccide. Muove la bocca. Canta ad occhi chiusi. Inquadrature strette sopra gli occhi della ragazza e della donna. Verso l’alto. Poi le mani. I piedi. Senza sequenzialità narrativa e temporale, tutto diviene asimmetrico. Nessun movimento è sincronico. Una cacofonia visiva. Le riprese sono sempre più sgranate. Sovraimpressioni ossessive. Frammenti e laconiche dissolvenze in cui appare la scritta: La realtà non è un sogno lucido. La ragazza che canta ad occhi chiusi sepolta sul fondo della piscina vuota viene colpita dal cubo lanciato con un calcio dalla donna sul trampolino. La ragazza che siede come cadavere sul fondo piscina si sveglia. Smette di cantare. Si rialza. Cammina. Passa accanto all’animale morto. Non lo vede. Non vede più il suo sangue. Non vuole più il suo sangue. Non esiste nessun animale morto. Il cubo di Rubik giace esanime. Non tutti i giochi si risolvono con incastri. Libera dalle catene della logica, la ragazza procede verso le scalette della piscina. È ora di andare…Via.

Infatti, oggi, Olga Zborowski non risiede più tra le sue terre d’origine, ma vive e lavora a Roma dove collabora con giovani cineasti sperimentali. Presto si potrà ammirare sugli schermi un videoclip indipendente che vanta la regia di questa eclettica regista sempre di nero vestita. Anche ad un’età che è proibito svelare, questa signora resta una delle più grandi esponenti della trasgressione femminista di matrice anarco-surrealista.

 

 

Federica Lemme

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...