VERDE MATEMATICO #5: IL DILEMMA DELLA COSCIA DI TACCHINO

Verde Matematico è una rubrica ideata e curata da Luca Marinelli. Affronta concetti di stampo prettamente scientifico, soprattutto di fisica e matematica, rivisitati in chiave accessibile nella forma del racconto. La rubrica procede in serie di tre. Il dilemma della coscia di tacchino è la seconda parte (qui la prima) della seconda serie, Terna Pitagorica, un trittico sui rapporti problematici tra la scuola pitagorica e gli eleatici e le soluzioni di Filolao di Crotone.
Fotografia di
Silvia Priska Benedetti (Sedici).

Quel giorno Pitagora aveva messo la tovaglia gialla, quella buona con su disegnate le susine e i grappoli d’uva, e aveva scelto i piatti quadrati di IDEA, che gli piacevano tanto perché la diagonale veniva fuori razionale, che grande idea da parte dei designer! E così, anche se il problema si spostava, e lui lo sapeva bene che si spostava soltanto, almeno in parte poteva fare finta che fosse risolto, raccontarsi la storiella e agirare quella puttana maledetta della prova di realtà.

Aveva apparecchiato per quattro; quella sera alle nove su MG-1 trasmettevano Crotone-Messina, e lui era talmente sicuro che gli Squali avrebbero vinto comodamente che non si sarebbe certo potuto perdere la ghiottissima occasione di invitare quel vecchio trombone di Senofane; dopo la storia dell’immortalità dei piccioni, poi, non c’era persona al mondo sulla quale desiderasse di più prendersi una rivincita. Ovviamente, nemmeno a dirlo, anche Filo sarebbe stato presente: quando si parlava di partite del Crotone era un vero fanatico, non se ne perdeva una da anni; di lui dicevano che al cinquantesimo della madre avesse finto di avere la diarrea, e tutto solamente per poter fuggire dal ristorante e andare a casa, a vedere i suoi squali darsi battaglia sul campo del Salerno. Dopo i tre goal presi gli eleatici l’avevano sfottuto in coro per un mese intero e quasi non gli facevano passare la voglia d’uscire di casa del tutto. A proposito di eleatici, tra l’altro, quella sera era invitato anche quel rompipalle d’un Parmenide; sì, non c’entrava niente con la battaglia che si sarebbe consumata sul campo scelto neutro dalla federazione calcistica della Magna Grecia per via dei duri screzi a cui il mondo tutto prima delle colonne d’Ercole aveva assistito tra crotonesi e siracusani (tanto che un tale di nome Archimede, un pocodibuono capo della tifoseria locale, aveva dato fuoco alla parrucca di un supporter rossoblù canalizzando i raggi del sole con una grossa lente convergente), ma già aveva fatto più di un paio di storie sul casino che avrebbero alzato al goal di uno o dell’altro, così erano giunti a un patto: la cena in cambio del silenzio, sarebbe andata alla grande.

Stava sistemando le fette di bresaola della Gamerro sul vassoio argentato quando bussarono alla porta. Andò ad aprire pensando “fachesiafilo, fachesiafilotiprego“. Ovviamente era Senofane.
Si fece avanti. Pitagora gli ammollò una birra già stappata, ne aveva preparate in multipli di tre sul tavolino di cristallo accanto al divano. Mentre la birra si svuotava, gli sembrò che gli occhi del vecchio trombone si riempissero di un dubbio infido, di quelli pesanti da farti stringere le palpebre. Pensò che la partita era cominciata, anche se la partita non era cominciata affatto.

«Bresaola, eh, Pita…»
«A quanto pare». Il suo tono s’era fatto neutro.
«E dimmi, come la mettiamo con la storia delle mucche?» Si martellava il mento con le dita.
«Quale storia delle mucche, Seno?»
«Voglio dire, quella fetta di bresaola potrebbe essere stata affettata direttamente dall’anca di tua madre».
Pitagora si fece muto. Ancora con la storia della metempsicosi. Dopo quella cazzata detta un giorno senza troppa voglia di controllare gli effetti dell’erba, si sarebbe portato dietro quell’àncora a vita?
«E se invece ti dicessi che sono completamente ateo adesso, come la mettiamo?»

Ok, forse non era vero. Forse gli sarebbero semplicemente mancati molto gli affettati, anche se dopo la storia del panino con il prosciutto e l’eterno dilemma di certi scioglievoli formaggi era molto più propenso a riconoscere i limiti del maiale, non voleva permettere che per altre cause questa macchia d’infamia ricadesse su ogni prodotto derivante da creatura che respira.
«Tu non le mangi le bistecche, scusa?»
Senofane lo guardò con un sorrisetto sospeso. «Perché non dovrei, per paura di un dio bovino? Mio caro Pita, io sono ateo davvero».
Pitagora sembrava afflitto e dubbioso. E questo dubbio s’estendeva senza possibilità di replica anche alla vittoria del Crotone.

CONTINUA (qui la prima serie; qui la seconda)

Luca Marinelli

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2 thoughts on “VERDE MATEMATICO #5: IL DILEMMA DELLA COSCIA DI TACCHINO

  1. Esimio Autore, parlo a nome di una comunità di affezionati lettori, la sua padronanza nel periodare riporta le nostre menti ad una letteratura ormai lontana, rievocando un tocco proustiano che ci lascia felicemente colpiti nel profondo. Apprezziamo il suo zelo divulgativo che rende le ardue questioni scientifiche anche alla portata di coloro che, a differenza di lei, non si occupano quotidianamente di ciò. Ora avrei un quesito da porle: per caso apprezza Massimiliano Parente? Perché notiamo dalle sue parole un interesse letterario e scientifico uniti in modo originale e mai scontato. Ci contatti per un suo eventuale intervento alla nostra causa, per ulteriori informazioni le lasciamo il nostro indirizzo di posta elettronica: zelotiecenobiti@libero.it

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