CASUAL FRIDAY #31: CONFUSED VEGA

Casual Friday (qui e su Facebook) è la rubrica di Verde nata per promuovere un nuovo reading code. Ogni settimana un racconto inedito di un autore diverso che cercherà di farvi ridere, divertirvi o semplicemente imbarazzarvi. Francesco Quaranta non ha ancora visto The Hateful Eight, non ha letto la recensione di Goffredo Fofi, non ha visto i trailer sul tubo, forse non sa nemmeno che è uscito l’ottavo film di Quentin Tarantino, epperò ha rivisto Pulp Fiction e ha pensato bene di consegnare ai posteri una versione apocrifa dell’incontro tra Vincent Vega e Mia Wallace: Confused Vega è il suo quarto racconto (e 1/7) per Verde. È venerdì, rilassati!
Illustrazione di
Silvia Priska Benedetti (Quindici).

Questo è un test sulla moralità di una persona, se riesce o no a continuare a essere leale, perché essere leali è molto importante.
La faccia biancastra e cadente riflessa nella lastra di vetro tre metri per due accanto al cesso è tutt’altro che lusinghiera, eppure la giacca da duecento verdoni mi cade sempre con una certa eleganza. È capitato che fossi molto più fottuto di adesso ma, cazzo, resta che in questo istante mi sento nervoso e su di giri come un poppante di fronte alla sua prima puttana.
Perciò tu ora vai fuori e dici buonanotte, ho passato una bellissima serata, infili la porta, entri in macchina,vai a casa, ti fai una sega e finisce la storia.

Sento Mia cantilenare, di là nel soggiorno, Urge Overkill credo si chiami la band, la fa volteggiare per la stanza. Me la inietterei in vena quella sua voce sensuale, densa e bassa, secca di sigarette, che ora cerca di intonare le parole senza ricordarle. Ridacchio pensando alla bella scenetta che abbiam messo in piedi al contest di ballo, giù in quello strano pub di nostalgici: sembravamo i fottuti re e reginetta del liceo al ricevimento di fine anno, cazzo, dateci una cavolo di macchina del tempo e insegneremo a Fred Astaire come si tiene il tempo.
Che diavolo ti prende Vincent? Smettila, sei un professionista, non fare lo stronzo. Sii uomo.
Eh, appunto…

Trovo Mia abbandonata sul trono del divano nel lussuoso salotto che giocherella con il mio cappotto, fuma e rinviene la mia scorta personale in una delle tasche. Soppesa il sacchetto con muta sorpresa tutta rivolta alla polvere biancogiallastra.
«Mmm ti conviene trattenere il tuo entusiasmo principessa», le smorzo l’appetito, «non è quello che credi che sia».
«Sarebbe a dire?»
«Mettila giù se vuoi essere in grado di ballare per un altro po’».
Eccola, come una molla allentata balza in piedi dopo un’alzata di spalle che è una sensuale pausa nel mio battito cardiaco. Una leonessa stropicciata con gli occhi sottili e i piedi fatati, danza senza un cazzo di pretesa. Mia Wallace, primadonna di questa nottata tragicomica: lei può prendere un gangster, un uomo adulto che ha visto di tutto e fatto di peggio, e metterlo al tappeto. Non prima di averlo fatto dannare.

Abbiamo vinto quel fottuto contest mica perché siamo bravi, ma perché eravamo gli unici a crederci, a predicare il twist e farne la nostra cazzo di religione. Be’, prova un po’ della roba che offre Marsellus per le serate della moglie e vedi come sei pronto ad avere fede in qualunque cosa, ci metti l’anima… Se all’anima poi ci credi. Proprio come quei brani malati della Bibbia che Jules cita costantemente, Gesù, devi essere proprio strafatto per credere a quella roba…

Mrs. Wallace arresta la stanza e mi fissa, la seria trance del suo viso si spacca in un mezzo sorriso. Giurerei che sta pensando ciò che penso io: abbiamo vinto quel cazzo di gara perché tra noi c’è un filo, una connessione, quella stessa chimica che faceva imbracciare la chitarra a Chuck Berry per arrapare migliaia di gonnelle con la sua musica. È lì, posso sfiorarla.
Un professionista fedele al datore di lavoro direbbe due parole gentili ma ferme e poi ammazzerebbe la serata con il giusto cocktail di droghe, chiuso nella sua stanzetta e tanti saluti ai pensieri scomodi.
«Mio marito tornerà tra tre ore», dice Mia spegnendo la sigaretta che si è rollata dalle mie tasche. Cazzo, mi fa presente di essere una donna sposata, oppure mi rammenta il tempo a disposizione?
Oh, le leggende che si narrano riguardo la gelosia di Marsellus… Cosa diceva stamattina Jules sulla fine che ha fatto Antoine per quell’innocuo massaggio ai piedi? Che giornata di merda, davvero, sembra un’era fa, girare per mezza città in mutande con un cadavere nel bagagliaio e poi quei due idioti nel tavola calda…

Contro la mia volontà, i miei mocassini si avvicinano inesorabili a Mia, si trascinano insieme tutto il sacco di carne sfatta che risponde al nome di Vincent Vega.
E se fosse una sfida di Marsellus a me, un test, una prova di lealtà, una roba da boss?
Lei sale con i minuscoli piedi nudi sulla pelle delle mie scarpe da Elvis-maniaco. Guido la danza. Cinque pollici tra i nostri pozzi dilatati e arrossati, uno solo tra le nostre labbra. Zero. Se davvero si tratta di una sfida, stasera ne abbiamo già vinta una, no?

Se devi tradire, fallo in grande, cazzo. L’istante di lucidità che segue l’estasi mi regala un’inquadratura sfocata della stanza da letto di Marsellus. Dico devi tradire perché era inevitabile, era tutto scritto e questa è la mia Bibbia. Ci siamo impossessati della scorta personale del boss, come farina ce ne impastiamo la faccia senza la minima cura e innaffiamo il tutto con il miglior whiskey che io abbia mai assaggiato.

Mia Wallace scosta dalla fronte il sipario del caschetto e in confronto la Monna Lisa è una sciacquetta da marciapiede, Dio mio, questa donna dovrebbe stare sulle copertine dei giornali, sui poster delle camerette di sfigati cinefili di tutto il mondo e in quei cazzo di musei dove gli intellettuali vanno a tirarsi le seghe.
Lei si prepara al round due, io potrei fare di meglio, lo so, ma mi difendo bene: si può essere sbronzi e fatti tanto da ridursi a uno schifoso relitto inerte, ma quando c’è quella scintilla negli occhi di una donna, cazzo, è come se ti stesse accompagnando in paradiso. Un paradiso che né le mazzette da diecimila di Marsellus, né la sua cazzo di valigetta, possono comprare.
Il telefono a fianco del letto interrompe il viaggio con una serie di squilli. Mia sembra sorpresa nell’ascoltare la voce all’altro capo, poi fa un respiro profondo: «Certo caro».

Marsellus Wallace rientrerà tra meno di mezz’ora, potremmo forse sistemare ogni cosa e fingere che niente sia successo, potrei scappare di corsa. Mi strappo a forza da lei, rotolo giù dal letto faccia a terra. Non riesco nemmeno a reggermi a quattro zampe, invoco il nome di Mia e ingaggio una lotta con la gravità per tornare al suo fianco.

«Abbiamo fatto un macello», osserva lei, mano davanti alla bocca. Pare che l’orrore non l’abbia ancora raggiunta, ha con sé solo il disappunto di un coito andato a male.
Lo aspetteremo qui. Ci scoverà dentro il suo letto, abbracciati. Gli si spezzerà il cuore, ci dividerà. Ci farà fuori pezzo per pezzo fino a che non avrà soddisfatto il suo orgoglio ferito.
«Probabilmente mi fracasserà la testa con il premio della gara di ballo».
Lei riesce solo a ridere di nervosismo e mi stringe in un tocco impudico. Sarà lo stato alterato, sarà il pericolo, ma morire per lei è un pensiero leggero, quasi divertente.
«Mi taglierà i piedi e mi costringerà a camminare sulle caviglie. Niente più balli al Jack Rabbit Slims’s per me», dice lei con un sorriso che man mano si spegne e io sento la dose di malinconia farsi strada in me ancora prima di separarci. Poi si allontana dal mio petto e raggiunge il telefono sul comodino.
«È un azzardo ma… È davvero una cazzata finire ammazzati per amore».
«Amore?», domando allibito.
«Che c’è cowboy? Non l’hai ancora capito?»
«No è che… Pensavo non fosse proprio il mio genere di film».

So già cosa vuole fare, è l’ultima spiaggia, non che ci conti molto ma se esco vivo da questa notte non credo potremo far mai rivedere la nostra faccia in città e nemmeno in tutto il continente.
«Amsterdam», dico, «dovremmo fuggire ad Amsterdam. L’Europa è pazza, ma ci si abitua…»
Mia mi guarda amorevole e io divento il suo adorabile bamboccio, trema di eccitazione, paura, chimica e fede, stringe la cornetta con le unghie. Qualcuno dall’altra parte solleva il ricevitore: «Mr Wolf, risolvo problemi».

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Essere leali è molto importante

 

Francesco Quaranta

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