FICTIOTEQUE #4: IL MONOLOGO DI MINNIE (In)BLOOM

p.1 VERDE 6

Verde 6, novembre 2012

Quarta puntata di Fictioteque – Boutique di cronache cineletterarie, la rubrica che Federica Lemme ha ideato e curato su Verde dal luglio 2012 all’aprile 2013. Il monologo di Minnie (In)Bloom (episodio 18) è stato pubblicato per la prima volta in Verde 6 (novembre 2012): nello stesso numero Giovanni Pianigiani, Alda Teodorani, Francesco Cortonesi, Nando Adiletta, Agostina Bevilacqua, S.H. Palmer, Luca Carelli.

Minnie Bloom
IL MONOLOGO DI MINNIE (In)BLOOM
Ulisse Editore, pp. 490, 15€

EPISODIO 18: PENELOPE E LA SCATOLA A FORMA DI CUORE

«[un tocco, una goccia et voilà, fantasmi in erezione]
sono chiusa nella scatola a forma di cuore e giaccio sul suolo tra insetti e pulci e anche muco o macchie di vaselina e panini contaminati sul pavimento piastrellato di pizza collosa dove tossica mi sento bruciare intanto che fertilizzo funghi e colando gas i fumi diventano profumi e gli elettroliti odorano come sperma con cui violentami amico mio tu violentami ancora e devastami o assaggiami o fa un twist perché la mia libidine è una negazione dentro cui vieni avanti e vieni come sei o come eri e ci sdraieremo sulle nuvole poi scenderemo giù e avremo mal di testa e io bacerò le tue ferite aperte quando sarai immerso nel fango o impregnato di candeggina mentre sai ti giuro che non ho una pistola e che mi taglio in capelli d’angelo e respiri da bambina e mastico la tua carne per te e la passo avanti e indietro in un bacio appassionato dalla mia bocca alla tua perché io sono come te ma amo me stessa più di te
[pseudonimi per lubrificanti scaduti, le uniche parole che volavano in aria. Il cervello in catalessi cercava di recuperare sogni persi in un vano sperare che s’incupiva. Un piccolo pensiero incerto dietro al collo sussurrato con la forza dei forse sempre in bilico… L’obliquità: il dono. Le parole cedettero, non ebbero forza di far altro. Le idee si sbriciolarono guardando un finto fiume immobile e polveroso, nemmeno soffrivano più, di tanto]
brusio d’amore e ritagli di carta mentre rimbombi nell’aneurisma: non sto per schiantarmi pur se ascolto l’odore di lei dentro te ho un po’ di colla per il cuore rotto aiutami a inalarla e non dirmi quel che voglio sentire dopo vestirò uno scudo per mandare via la sofferenza e distribuire lobotomie Oh non posso lasciarti soffocarmi pure se mi piacerebbe non potrebbe funzionare pure se non rimpiango nulla perché sono come te: labbra umide su labbra umide ma ora sono sepolta fino al collo in voli contraddittori dentro il cielo e fuori dal cielo e fori dalla terra e nella sporcizia
[la routine dei sentimenti: oggi fa male, domani anche; quegli attimi veloci, fino a una nottata, che ridere, sopravvivere con quelle notti, quegli attimi veloci, che ridere, da piangere…]
sono intrappolata in una pozzanghera di catrame magnetico dove con le luci spente è meno pericoloso e non intendo aprire gli occhi Oh conosco un mondo sporco e ora una bambina da un’altra parte odora di spirito adolescenziale e ha trovato i suoi amici nella testa: un mulatto un albino una zanzara e sai loro non hanno sentimenti. Lei non è come loro ma sa fare finta perché è una puttana.
[Nel frattempo:
lui viaggiò e Nessuno lo pensò, non gli rispose mai, anche se per un attimo pensò «Caro Ulisse, non arrivare, altrimenti tutto finirà». Era arrivato quel momento, lo sentiva
lei non ha deciso nulla, prima dell’evento, il suo ritorno…]»

 

Federica Lemme

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