ROCK CRIMINAL #8: ABSURD

Deep voices from ICR-37

Inchiostro Lisergico, Deep voices from ICR-37

Rock Criminal è la rubrica di Sergio Gilles Lacavalla dedicata alle storie nere del rock e dintorni. L’ottava, superba puntata è la storia dell’amore clandestino tra Heidegrit GoldhardtSebastian Schauseil (il cantante e chitarrista degli Absurd, band di punta del National Socialist Black Metal tedesco) e dell’omicidio del quindicenne Sandro Beyer, avvenuto il 29 aprile 1993.
Illustrazione di Inchiostro Lisergico (Deep voices from ICR-37).

Dalla finestra la signora Preussker guarda il bosco. Non uno dei tanti che circondano la città in cui ora vive, Dresda, in Sassonia. Ma un luogo distante dove si incontrano gli amanti e gli assassini. Il posto scuro degli amori interdetti appena fuori una piccola città della Turingia. Ogni volta che il vento primaverile entra nel suo appartamento, lei è lì, nel rifugio di una relazione clandestina di quando ancora si chiamava Heidegrit Goldhardt e con il suo giovane uomo era perduta e pazza. Trascinata nella foresta dell’adulterio da quel vento che piega gli alberi e le vite e si insinua in un interno coniugale per portarsi via tutto.

Era approdata a Sondershausen nel 1992 come insegnante di religione presso la locale chiesa protestante e l’anno successivo era già stata cacciata via dallo scandalo e dalla vergogna. Dalla colpa. È il senso di colpa ad arrivare quando sente il vento. Anche se lei è innocente. Se lo ripete sempre chiudendo le imposte. Ma il ricordo ha l’odore acerbo di Sebastian Schauseil e del suo delitto. Così ogni assoluzione è negata.

Heidegrit ha venticinque anni e un marito che la ama e giurerebbe sulla sua fedeltà di donna devota a Dio e al coniuge. Sebastian diciassette, una fede in Satana e una band di black metal chiamata Absurd, che lo infervora delle ideologie neonaziste di Hendrik Möbus, suo coetaneo e batterista del gruppo.
Lei voleva redimerlo, Sebastian, ma riesce soltanto a sedurlo. Lui voleva mostrarsi come il più insensibile membro di una rinnovata Hitler-Jugend, ma si innamorò.
«Mi ami?»
«Dio ti ama».
«Ma tu mi ami?»
«Tu devi amare il Signore».
«Ti ho chiesto se mi ami».
«Ti amo. Più della mia vita».

Si erano conosciuti nella sede dell’YMCA tramite un allievo di catechismo di Heidegrit, Sandro Beyer, che frequenta la stessa scuola di Schauseil, due classi indietro, e nel giro di un attimo avevano cominciato a precipitare. Dal momento in cui Sandro Beyer aveva capito cosa c’era tra i due.
Li guarda, sorride complice a quella storia segreta e vorrebbe morire, vorrebbe ucciderli. Uccidere quell’amore che gli sottrae Sebastian Schauseil.

Sandro Beyer è amico degli Absurd e il loro primo fan, è il loro zimbello: deriso e umiliato a ogni occasione per la sua debolezza, perché è un asociale e uno stupido, perché non è degno della razza ariana, perché è una checca. Eppure lui continua a strisciare dietro al suo amore taciuto, a fare lo sbruffone dichiarandosi satanista e malvagio per mostrarsi grande, sempre più grande e forte, degno di essere amato, rendendosi invece sempre più ridicolo. E ora che è messo in ginocchio da quel rapporto che sembra più tenace di qualunque cosa, ora che capisce che non è un gioco, cosa può fare il povero Sandro Beyer di quindici anni?

La Scandinavia è in fiamme e il fumo che aveva intossicato il black metal e avvolto le cattedrali del cristianesimo, dalla Fantoft stavkirke alla chiesa di Ullandhaug Bedehaus, da quella di Revheim a Stavanger alla cappella di Holmenkollen a Oslo, e poi la chiesa di Skjold a Bergen, la cappella di Ormøya, ancora a Oslo, la chiesa di Hauketo og Prinsdal, quella di Asane arrivando a cinquantadue edifici di culto distrutti, quel fumo acre e barbaro soffiato dai roghi appiccati dai membri dell’Inner Circle guidati da Varg Vikernes in arte Burzum, quel fumo nero e denso ha superato i confini norvegesi e ora è giunto in Germania, suggerendo odio e devastazione. Morte. A chiunque.

Distruggere i due amanti proibiti, distruggere le loro vite fino a dividerli per sempre, questo è l’obiettivo di Sandro Beyer, la sua ossessione. Comincia a scrivere lettere anonime a Sebastian Schauseil minacciandolo di rendere pubblica la loro relazione. Di rovinare Heidegrit Goldhardt denunciandola alle autorità della scuola e della chiesa: forse sarebbe finita persino in prigione, sicuramente stava commettendo un reato, di certo avrebbe perso il lavoro e il marito. Non vedetevi più e non si saprà niente di questo indegno rapporto. Siete ancora in tempo. Una lettera dietro l’altra. Sempre più cariche di ostilità e rancore. Sempre dirette a lui. Ma non escludeva di consegnarne una a casa di lei, con il marito presente: sarebbe stato l’ideale.

Intanto Heidegrit e Sebastian vivevano la loro storia d’amore nel timore continuo di essere scoperti. Nell’incoscienza inebriante di due giovani amanti perseguitati ed eroici. Hendrik Möbus gli metteva a disposizione la piccola casa nel bosco di proprietà del padre. Gli alberi e il vento li nascondevano. Incontrarsi a casa di lei in assenza del marito era diventato rischioso. Lui poteva rincasare da un momento all’altro. La gente del paese poteva vedere il ragazzo entrare in quel portone, e sospettare qualcosa. Qualcuno forse già mormorava della giovane insegnante e del ragazzino strano. Lo avevano fatto e ancora si sarebbero dati appuntamento per alcuni pomeriggi in quell’appartamento del centro, avrebbero usato il letto coniugale, come due sposi, poi le lenzuola a lavare, come due amanti clandestini, ma il rifugio nella foresta, che serviva anche da sala prove per la band, era più sicuro. Meno oppresso dai rimorsi e dalla paura. Il rumore delle foglie sotto i piedi li accompagnava alla porta oltre la quale ci sarebbero stati solo respiri, parole sussurrate e nessuna frase ricattatoria. Ma per quanto ancora?

«È lui a mandare le lettere», disse Sebastian nervoso.
«Ne sei certo?» gli chiese Heidegrit. La voce incrinata dall’ansia.
«E chi altro potrebbe essere».
«Perché ne sei così sicuro?»
«Ma lo hai visto come ci guarda… come mi guarda?»
«Che vuoi dire? Che lui…»
Sebastian si mise giù. Le carezzò il viso, il seno nudo. Le baciò un capezzolo. Lei gli fece indurire il sesso con la mano. Lui le si portò sopra. Heidegrit aprì le gambe.
«Troveremo una soluzione», fece lui.
Lei strinse i piedi sui suoi glutei.

«Heidegrit è incinta», confidò Sebastian a Hendrik Möbus e al terzo membro degli Absurd, Andreas Kirchner.
«Ne sei certo?»
«Sì».
«Cazzo, e ora che vuoi fare?»
«Non lo so, so solo che quando se ne accorgerà quel frocio di Beyer ci denuncerà. E non solo a noi due. Leggete qui».
Gli mostrò una lettera nella quale Beyer minacciava di spifferare anche delle frequentazioni della band con gli ambienti dell’estrema destra, considerata eversiva dalle autorità tedesche.
«Andiamo», intervenne Möbus, «chi vuoi che gli dia retta, è un povero scemo».
«Ne sei convinto? E poi proprio tu dovresti preoccuparti».
Hendrik Möbus non rispose.
«Heidegrit che dice?» domandò Kirchner.
Adesso fu Sebastian a restare in silenzio. Poi disse: «Ieri ero a casa di Heidegrit e dalla finestra ho visto Beyer che stava per avvicinarsi alla cassetta della posta. Deve essersi sentito osservato perché e se ne è andato in fretta, senza lasciare niente».

«Be’, non avrai paura», disse Juliane, la ragazza di Möbus, a Beyer nel cortile della scuola.
«Non vedo motivo di avere paura», rispose lui infastidito. «Io non ho paura di nessuno. E poi sono loro amico, no?»
«Sì, certo. Allora alle otto. Sai dov’è?»
«Sì, so dov’è».
L’appuntamento era nella casetta nel bosco di Hendrik Möbus. Gli Absurd volevano parlargli. Magari volevano farlo entrare nella band. Perché lui era un duro e un satanista vero. Sarebbe diventato anche un perfetto nazionalsocialista, se glielo avessero chiesto. Si erano resi conto del suo valore. No, non sospettavano che dietro le missive ci fosse lui. Di certo pensavano a qualche bigotto di quel paese di merda. Lui era loro amico. Forse Sebastian si stava accorgendo di lui.

«Che hai?» le chiese suo marito.
«Niente, non ho niente», gli rispose Heidegrit, accennando un sorriso.
«Stai bene?»
«Sì, sto bene».
«Qualcosa non va col lavoro? Qualche tuo allievo ti dà preoccupazioni?»
«No no, che dici, va tutto bene, davvero. Sono solo un po’ stanca. Vado a dormire».

Sandro Beyer si presentò poco dopo le venti. Non doveva mostrare di avere fretta. Non doveva manifestare nessuna insicurezza.
Sebastian Schauseil tirò fuori le lettere. Le sbatté sul tavolo. Ora Beyer ebbe paura. Möbus lo spinse contro i suoi due camerati, che lo bloccarono su una sedia stringendogli un cavo elettrico intorno al collo. Beyer tentò di allentare la presa, cominciò a scalciare contro Möbus che gli fermò le gambe e lo colpì con una coltellata all’addome. Ormai era tardi per tornare indietro. Beyer non riusciva a gridare. Il cappio stringeva sempre più. Sebastian Schauseil pensò a Heidegrit, pensò che avrebbe potuto perderla, pensò di amarla così tanto da stringere il filo fino a quando la resistenza di Sandro Beyer si ridusse al solo peso del suo corpo che stava per scivolare dalla sedia.
All’improvviso li catturò una strana euforia. Quasi una gioia incontenibile. La gioia attraverso l’orrore.

Lo seppellirono in un angolo del bosco. Erano le venti e trenta e il vento della primavera del black metal spirava sulle loro azioni. Si abbracciarono. Vili eroi strampalati del National Socialist Black Metal e dell’amore dannato. Pensarono che fosse una bella idea mettere sulla copertina del loro demo, Thuringian Pagan Madness, la foto della tomba di Beyer con la data della sua morte, 29.04.93, per mano degli Absurd. Un po’ come aveva fatto Burzum, che sulla cover di Aske mise l’immagine dello scheletro bruciato della Stavkirke di Fantoft, il suo primo indimenticabile rogo. Avrebbero voluto accludere, al posto dell’accendino gadget dell’EP di Vikernes, un cavo elettrico, ma la direzione del carcere non glielo concesse. Furono arrestati una settimana dopo l’omicidio e condannati a otto anni di reclusione, perché minorenni.

Heidegrit Goldhardt non volle testimoniare in tribunale, ma confessò tutto al marito, che chiese il divorzio. Lei riprese il cognome da nubile, Preussker, lasciò il suo lavoro a Sondershausen e si trasferì, con il bambino avuto da Sebastian Schauseil, a Dresda. I due si lasciarono. Lui in seguito si sarebbe sposato con un’altra donna. Lei con un altro uomo. Ma ancora oggi, Heidegrit sa che il vento che soffia da ovest non può tenerlo fuori più di tanto. Le ricorda il suo vecchio giovane amore e quanto erano stati stupidi. La signora Preussker chiude la finestra.

Sergio Gilles Lacavalla

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