CASUAL FRIDAY #27: CI SI ABITUA E BASTA

Casual Friday (qui e su Facebook) è la rubrica di Verde nata per promuovere un nuovo reading code. Ogni settimana un racconto inedito di un autore diverso che cercherà di farvi ridere, divertirvi o semplicemente imbarazzarvi. Oggi c’è Filippo Santaniello con Ci si abitua e basta. È venerdì, rilassati!
Illustrazione di
Inchiostro Lisergico (Saturnine).

Vincenzo Alatri aveva finito di lavorare e avrebbe staccato alle 18 in punto. Mancavano dieci minuti.
Che palle.
Aveva letto il Post e scritto un tweet. Facebook era bloccato. Un collega del reparto sviluppo gli aveva spiegato un sistema per connettersi lo stesso, ma Vincenzo non ci aveva capito un cazzo. Faceva il copywriter, già tanto se riusciva a creare un PDF. Bevve un sorso d’acqua Lete e quando tornò a guardare il desktop, l’occhio cadde sull’icona di MSN.
Da quant’è che non si connetteva? Era curioso di vedere chi avrebbe trovato on line. Cliccò sull’icona a forma di omino e il programma gli chiese la password.
Se la ricordava? Certo che se la ricordava. Era la data di nascita di quella stronza di Nicoletta.

Vincenzo si era laureato al Dams di Roma Tre senza la precisa idea di cosa avrebbe fatto nella vita, così quando Nicoletta gli aveva annunciato che Studio Bozzetto le offriva uno stage come illustratrice, decise di trasferirsi con lei a Milano. Avevano affittato un bilocale in Porta Venezia, dove avevano vissuto allegramente finché, leggendo un whatsapp della fidanzata, Vincenzo aveva scoperto che si scopava il capo degli illustratori. Era convinto che cose del genere capitassero soltanto agli altri; era stato male. Dopo lo stage Nicoletta non era stata confermata (disegnava bene ma i pompini non erano il suo forte) ed era tornata a Roma, mentre Vincenzo era rimasto incastrato a Milano a fare il copywriter, lui che sognava di diventare sceneggiatore.
Grazie al cazzo che se la ricordava la password di Messenger!

Tutti i suoi contatti erano disconnessi. Provò nostalgia leggendo i nick di Blakeyes, Puffetta, Er Califfo, Tabagista, Nello. Amici che non sentiva più. Ogni tanto sbirciava i loro profili Facebook dove sembrava avessero trovato la loro strada, vite dinamiche, lavori soddisfacenti. Gli sarebbe piaciuto dire la stessa cosa di sé.
Alle 18 i colleghi di Vincenzo si alzarono dalle sedie e anche lui fece per spegnere il PC, ma si bloccò quando sullo schermo apparve un avviso.
Ciao Vince’! scriveva Nello. La foto profilo era quella di sempre: capelli rasati e piercing al labbro.
A Vincenzo prese a girare la stanza. Staccò la mano sudata dal mouse e scrisse in stampatello: DOVE CAZZO SEI?
Antonello De Santis era sparito nel 2005 mentre si allenava a Villa Borghese. La famiglia era ricca. Si credeva fosse stato rapito ma nessuno aveva chiesto un riscatto.
“Non posso dirti dove sono”, scrisse Nello.
Vincenzo aggredì la tastiera: “Pensavamo fossi morto!”
“Non sono mai stato meglio. Gli altri che fine hanno fatto? Perché sei connesso solo tu?”
“Messenger non lo usa più nessuno. Stanno tutti su Facebook.”
“Che è Facebook?”
Vincenzo pensò a uno scherzo e si guardò intorno. L’ufficio si era svuotato.
“Come che è Facebook? Dove cazzo vivi?”
Apparvero i puntini che indicavano che Nello stava digitando: “Non è stata colpa mia se sono sparito all’improvviso, se avessi potuto mi sarei fatto vivo prima.Qui è bellissimo Vince’! L’ultimo disco di Vasco è Bollicine e le ragazze non ingrassano.”
Altri puntini. Vincenzo aveva smesso di respirare, gli occhi incollati allo schermo. Nel messaggio successivo Nello gli spiegava come raggiungerlo.

Purtroppo a Roma era stato un bel Natale.
A casa Vincenzo avrebbe preferito trovare un’atmosfera che gli facesse rimpiangere Milano, invece era stato trattato come un pupo. La sua città gli mancava così tanto che alla Rinascente aveva comprato Roma, il profumo di Laura Biagiotti. A Milano la gente era schizzata, gli si gelavano le palle dal freddo, però aveva un lavoro ed era indipendente.
Che situazione di merda.
Il giorno dopo sarebbe partito e si sentiva depresso. Decise di fare un giro in centro.
Piazza del Popolo, via del Corso.
Sull’autobus uno zingaro gli chiese l’elemosina. Sempre meglio che un musulmano, pensò Vincenzo. Gli diede cinquanta centesimi e all’altezza di Villa Borghese ripensò a Nello. Si era connesso più volte nei giorni seguenti senza mai trovarlo online; non aveva raccontato a nessuno della loro chiacchierata per non alimentare false speranze. Ovunque fosse, si augurava stesse bene davvero.
L’autobus si fermò prima dell’ingresso su Piazzale Flaminio e, quando le porte si aprirono, Vincenzo la vide tra gli alberi del parco.

Fatti un giro a Villa Borghese, aveva scritto Nello nel suo ultimo messaggio. Se sarai fortunato vedrai una ragazza fare jogging. Calzoncini bianchi e maglietta rosa. Seguila. Ti porterà da me.

Vincenzo aveva creduto che l’amico facesse uso di sostanze stupefacenti, ma quella che si stava verificando era una coincidenza troppo grande per non saltare giù dall’autobus.
«Ferma!» gridò. La ragazza non lo sentì o fece finta di nulla, correndo come il Coniglio Bianco nel romanzo di Carroll.
Devi correre anche tu perché lei non rallenterà, aveva scritto Nello.
Anni di postazione al PC avevano reso Vincenzo un mollusco. Aveva il fiatone e la sciarpa gli sbatacchiava sul mento, mentre la ragazza spariva in cima a una salitella.
Non preoccuparti se la perdi di vista, vai avanti, incontrerai due bambini che giocano con un pallone giallo. Sono lì da sempre. Vai nella direzione che prende il pallone.
In cima alla salita Vincenzo non credette ai suoi occhi: sullo spiazzo c’erano due bambini che si lanciavano un Super Tele. Con una svirgolata il pallone finì tra i cespugli. Vincenzo rimase un momento indeciso, poi scavalcò i rovi e finì coi piedi su un sentiero.
Percorri il sentiero. Devi superare un ponticello e andare dritto finché sbuchi alla Casina Bistrot. Lei ti aspetta nel dehors.

Il sentiero sembrava infinito. La sciarpa s’impigliò a un ramo e Vincenzo iniziò a tossire paonazzo. Come gli era venuto in mente di infilarsi in quella giungla? Poi vide il ponticello e quando attraversandolo sentì le assi scricchiolare, fu sicuro di giocarsi un femore. Invece il ponte resse e dopo una curva ecco la Casina Bistrot, un locale per aperitivi con i vetri sfondati a sassate e la porta scardinata. Avvicinandosi sentì l’eccitazione montare piano piano. Secondo Nello l’avrebbe incontrata lì.
Su un letto di cuscini. Ci devi fare l’amore.

Nel dehors i funghi termici erano accesi. La ragazza era sdraiata su soffici cuscini arabescati e indossava soltanto la maglietta rosa. Aveva le gambe aperte ed era perfettamente rasata. A Vincenzo per poco non prese un infarto. L’ultima fica che aveva visto era quella di Nicoletta, un anno prima.
«Non ti piaccio?» chiese la ragazza. Assomigliava a Natalie Imbruglia.
Vincenzo balbettò, deglutì e disse: «Sì che mi piaci.»
La ragazza spinse in fuori il bacino. «Allora che aspetti?»

Ennesimo caso di sparizione a Villa Borghese. È del ventottenne Vincenzo Alatri la sciarpa ritrovata nel parco. Il primo caso risale a dieci anni fa quando si persero le tracce di Antonello De Santis, figlio del noto imprenditore. Con quella di Vincenzo Alatri salgono a sessantadue le inspiegabili sparizioni a Villa Borghese.
(Corriere della Sera)

Da qualche parte dove le ragazze non ingrassano
«Lo sapevo che ti ci buttavi a pesce», ridacchiò Nello aiutandolo ad alzarsi.
Quando Vincenzo fu in piedi, si accorse che aveva i pantaloni abbassati e un liquido denso gli colava dalla punta del pisello. Se li tirò su e cercò il cellulare nella tasca. Sparito.
L’ultima cosa che ricordava era il suo culo che faceva su e giù. Al culmine del piacere, con la faccia nell’incavo della clavicola della ragazza che gli sospirava in un orecchio, si era aggrappato come un naufrago ai cuscini del dehors. Un gran vento – che stesse arrivando un temporale? – l’aveva spettinato e un sibilo l’aveva stordito. Era stato risucchiato, aspirato come uno spaghetto dalla passera della ragazza.
«Non respiro bene», disse afono.
Strinse gli occhi per contrastare il riverbero e la prima cosa che notò fu che Nello era luminoso come Sting nel video di Brand New Day. Si era fatto crescere i capelli e non aveva più il piercing al labbro.

Vincenzo fece un passo avanti e, quando capì che avrebbe dovuto rivoluzionare gran parte delle sue trascurabili abitudini, tornò a guardare Nello con occhi smarriti: «Quanto ci hai messo a imparare?»
Nello lo raggiunse e il suo sorriso divenne accecante.
«Qui non s’impara nulla», disse. «E a nessuno verrebbe in mente d’insegnare. Ci si abitua e basta.»
L’abbracciò e si avviarono leggeri come bollicine.

Filippo Santaniello

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