FICTIOTEQUE #2: HOLLYWOOD SADCORE

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Verde 4, settembre 2012

Seconda puntata di Fictioteque – Boutique di cronache cineletterarie, la rubrica che Federica Lemme ha ideato e curato su Verde dal luglio 2012 all’aprile 2013. Hollywood Sadcore è apparsa per la prima volta nel numero 4 del nostro cartaceo (settembre 2012): scrivevano con Federica Simone Lucciola, Alda Teodorani, Marzia Grillo, S.H. Palmer, Deny Everything Distro 2.0, Sergio Gilles Lacavalla, Luca Carelli.

HOLLYWOOD SADCORE
Billy Del Rey
LO-FI Edizioni, pp.192, euro 11,50

Billy Del Rey con la sua scrittura da crooner solitario guida lungo le autostrade perdute dell’allucinata America. Nella cronaca di un amore visionario sepolto tra la polverosa sabbia fifties di Dirty Beach, prima dell’avanzata dei deserti e delle doglie californiani. Quando al ritmo di Roy Orbison, dopo un ballo di troppo, si sposano la gangsta Elizabeth G e un aristocratico organizzatore di feste made in Taiwan, Antony P. È un matrimonio tra due belli e dannati nati per morire. Consumeranno la passione tra un prendisole e una birra, sul sedile posteriore di una macchina troppo veloce. In un videogioco dove la terra è paradiso che porta alla catastrofe. La spiaggia prende le sembianze da incubo. È inutile gridare non rendermi triste e non farmi piangere. Bicchieri pieni d’alcol per struccarsi dalla rabbia. Graffi e insulti. Speranze rivestite di fiori bombardate dalla guerra. Antony viene arruolato. Un ultimo bacio prima di andare nella tristezza dell’estate. Il cuore si spezza ad ogni passo mentre è venerdì notte ed Elizabeth si sente così sola da iniziare a correre nella prostituzione. L’amore non basta quando la vita diventa dura e si cammina lungo il lato selvaggio. Non esiste chirurgia plastica per ricostruire sogni deturpati se s’incomincia a sopravvivere con le lacrime congelate dentro un frigorifero fluorescente di nuova generazione. Elizabeth G cambia nome e cede all’oblio nell’eyeliner per dedicarsi alla musica. Non può essere rintracciata dalle lettere non scritte al computer e racchiuse in un iPod che periodicamente sono recapitate al suo vecchio indirizzo. Buste piene di mp3 appartenenti ai più disparati artisti musicali. Inviate da Antony per raccontare le sue guerre interiori, le canzoni narrano questo libro che ricompone la storia americana come una sconvolta pellicola di David Lynch. Tra Frank e Nancy Sinatra e, in una Los Angeles alla James Ellroy, si muove una fuga psychobilly che citando Francis Scott Fitzgerald e l’indie contemporaneo non riesce ad abbandonare i bassifondi maledetti dell’esistenza. Neppure oggi che Antony P, alter ego del newyorkese Billy Del Rey, beve in vecchi bar europei e si dondola al ricordo delle vecchie stelle di Dirty Beach. Giocando a biliardo e a freccette vive per la sua fama di giornalista musicale, sino all’incontro (rincontro?) con l’icona pop LANA. Lei è elettrica. Ha tolto i tacchi e si sente viva. Senza neppure il vestito rosso è bella proprio come un tempo. In alto i cavi sfrigolano come gli sguardi. Il bambino cattivo di Taiwan è nella sua cavità divina e insieme navigano nella scomparsa costa delle memorie che non durano in eterno. Un ultimo bacio prima di andare nella tristezza dell’estate. La luna che risplende di riflessi che hanno l’amore è finta. C’è solo un concerto, e presto terminerà.

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C’è un solo concerto, e presto terminerà (Verde 4, settembre 2012)

Federica Lemme

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