DIALOGO SUI SISTEMI DI REGOLE

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Inchiostro Lisergico, Medusae Somnium

Quando si dice i cattivi maestri. Sollecitato dall’autore ad approfondire la rubrica Storie Nere, Luca Marinelli ne deduce al volo la caratteristica fondante e se ne innamora. Risultato? Ancora una volta rimandata la quinta puntata di Verde Matematico. La consueta minaccia del pugno di ferro senza guanto di velluto (e giù battute dei soliti scissionisti del Casual Friday sui nuovi orizzonti dell’editing, dove editing sta per fisting e viceversa), ha sortito per una volta i suoi effetti: messo alle strette dall’intera redazione, Luca ha scritto e consegnato un racconto che, per stemperare la tensione dice lui, ha proposto di intitolare Dialogo sui sistemi di regole. La proposta è stata accolta.
Illustrazione di
Inchiostro Lisergico (Medusae Somnium).

Tra una cosa e l’altra s’erano fatte le sei. Marco fumava assorto, di tanto in tanto buttava un occhio al portone; oggi giornata veramente triste.

Stava schiacciando la sigaretta con la punta dello scarpone Levis già tutto proiettato verso il gabbiotto del portinaio dove c’era la sua poltrona girevole, la sua adorata poltrona girevole in pelle nera così comoda, e così a portata di televisore ultrahd da ventotto pollici con tanto di playstation 4. Qualcosa però non andò come doveva; mentre sbadigliava a bocca larga la signora Floris spinse la massiccia anta di legno verso l’interno con il guanto di pelle bianca tirato e i tacchi a spillo rossi che facevano perno sul pavimento. Entrò con quattro o cinque buste di negozi di moda differenti, tutti nomi altisonanti, Armani, Barberry et similia; Marco sorrise, mosse un paio di passi verso di lei, pensò che magari avrebbe potuto divertirsi un poco.

«Signora Floris», si esibì in un quarto d’inchino, «serve una mano con le buste, signora?»
«Oh, ciao Marco. Prendi le prime tre, sono quelle che pesano di più».
Cominciarono ad attraversare il cortile.
«E suo marito, ancora a… Aspetti, dove m’aveva detto che andava la scorsa settimana, Marsiglia?»
«Lione».
«Ah, Lione, ma certo. Dev’essere un uomo molto impegnato».
«Come tutti gli uomini d’affari».
«Allora immagino che lei sia come tutte le donne degli uomini d’affari».

Si fermarono un attimo prima dell’ascensore; la Floris si voltò a guardarlo con i suoi occhi affusolati e spaventosamente verdi.
«Spudoratamente ricca e senza niente da fare?» Spinse il tasto con l’unghia lunga e smaltata. «Diciamo che non mi lamento».
Si aprirono le porte, i due entrarono, posarono entrambi le buste sul pavimento, la donna selezionò il sesto piano sulla pulsantiera.
«Io veramente intendevo maledettamente sola».
L’ascensore prese a salire. In quel momento, lei rise coprendosi la bocca con la mano, una risata flebile ma acuta.
«E sono anche una donna sposata».
«Una donna sposata. Signora Floris, sa cosa credo?»
«Sentiamo».
«Io credo che il matrimonio sia solo la punta dell’artiglio di un grosso avvoltoio, sissignora, un avvoltoio che ci vola attorno facendoci vivere nella paura che se ci muoviamo ci piomberà addosso per strapparci gli occhi».
«Cos’è, le scuole al giorno d’oggi vi tirano su a pane e Bakunin?»
TIN! L’ascensore s’arrestò bruscamente.

«Cosa?»
«Immaginati tra dieci, quindici anni con la tua donna». Le porte s’aprirono, i due raccolsero le buste, poi, uno dopo l’altro uscirono dalla cabina. «Tu vuoi una decappottabile, vuoi seguire un corso di immersioni, ovviamente il mutuo è pesante, dovrai rinunciare a qualcosa perché lei guadagna un po’ meno di te al lavoro; e non ti sembra giusto farle mancar qualcosa».
«E dunque?» Stavano attraversando il pianerottolo, verso la porta in noce.
«E dunque ti darebbe fastidio se dopo una vita che ti accontenti di un’utilitaria lei decidesse di sparire improvvisamente con uno che si è mantenuto in forma meglio di te, e tanti saluti. Allora le chiedi di sposarla. Stabilisci un sistema di regole».
Si fermò davanti al portone, dalla pelliccia tirò fuori la chiave. La inserì nella serratura e prese a girare.
«Non è un fatto di costrizioni. È più una questione di comunicazione: stabilisci delle convenzioni, e non si creano incomprensioni».

La porta si aprì. Marco poggiò le buste sulla soglia. La donna si voltò verso di lui, lo guardò accennando un lieve sorriso.
«Buonasera signora Floris».
«Vai a comprare del vino e non tornare prima delle nove». Entrando si mise in bocca una sigaretta, di quelle lunghe e fine, da zoccola industriale. «E sappi che non accetto una bottiglia da meno di cinquanta euro».
Marco sembrava scosso. «E la storia delle convenzioni?»
«Ognuno si sceglie le sue. Non trovi?» Tirò a sé la porta. «A me quelle preconfezionate non sono mai piaciute».

Luca Marinelli

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