LA SCIMMIA (2/3)

Terrorismo, vivisezione e post-11 settembre: sono i temi de La scimmia, il romanzo di fantascienza (definizione dell’autore) che Francesco Cortonesi sta scrivendo per Verde. Leggiamo oggi la terza parte del secondo capitolo (il primo capitolo è qui).
Illustrazione di
DeadTamag0tchi (Sometimes I just want your heads to explode).

«Voi volete quindi visitare i laboratori?», chiede Applewhite continuando a fissare la finestra, «volete scendere nel ventre della Torre morente. La Torre che presto subirà l’invasione?»
Si volta. La sua bocca è come una mezza luna, sorride.
«Non so di quale invasione stia parlando», rispondi avvicinandoti alla sua scrivania.
«Prima o poi il muro crollerà. O credete davvero che tutto questo possa durare per sempre?»
«Vogliamo visitare i laboratori. Null’altro. Sappiamo che lei puoi aiutarci».
«Per via di quella scimmia? Quella scimmia che hanno ucciso al novantunesimo?»
«Siamo andati a vedere».
«Era così interessante?»
«Non molto a dire il vero, ma sento che lo potrebbe diventare».
«Come mai tanta attenzione per una scimmia?»
«Una curiosità. Un modo per passare la serata forse. Vorrei saperne di più».
«Saperne di più? Pensate davvero che sia possibile?»
Clara ti stringe la mano. «Andiamo, non credo possa fare molto per noi».

Applewhite apre un cassetto della sua scrivania e tira fuori una bambola. L’appoggia sul tavolo. «Questa bambola viene dall’Isla de las Munecas. Un’isola in Messico dove per cinquant’anni un uomo, ossessionato dal ricordo di una bambina annegata, per onorarne la memoria ha collezionato e torturato fantocci appendendoli ovunque. L’Isla de las Munecas si trova nella laguna di Tillac, non lontano da Città del Messico. Quell’uomo è stato ritrovato morto annegato e da allora L’Isla de las Munecas è diventata una importante meta turistica. Poi c’è stato il terrorismo. Dodici turisti canadesi sono saltati in aria un mercoledì mattina durante il tour dell’isola. Una bambola piena di chiodi e carica di esplosivo al plastico. Comandata a distanza. Non si è salvato nessuno».
«Cosa c’entra questo con la nostra richiesta?»
«Vorrei farvi vedere un filmato dei laboratori».
«Può esserci utile?»
«Quello schermo», dice Applewhite indicando un monitor sulla parete dove scorrono rapidamente file di dati in caratteri rossi su sfondo nero, «ecco, quello schermo, quei caratteri rossi per molti sono l’equivalente della luce alla fine del tunnel. La sede della finanza è stata trasferita al sessantaquattresimo della Torre Nord due anni fa. Su questo schermo passano in tempo reale i sondaggi e le proiezioni provenienti dall’economia delle due Torri, lo stesso schermo si trova al sessantaquattresimo. In realtà, per i non addetti ai lavori il fluire delle informazioni richiede un atto di fede perché è troppo veloce per essere realmente compreso. Quasi mai d’altronde le cifre mettono d’accordo gli addetti alle previsioni, ed è anche per questo che gli azionisti delle Torri passano in questi corridoi tutte le loro pause, nel tentativo di costruire alleanze tra le varie società in virtù di un’interpretazione dell’indice borsistico. Escono dai loro uffici tra il cinquantanovesimo e il sessantunesimo e sciamano come insetti alla ricerca della loro regina; come ipnotizzati si siedono davanti allo schermo e guardano i numeri che scorrono senza soluzione di continuità in completo silenzio, come monaci che ascoltano una preghiera. Conoscono già questi dati alla perfezione, anche se non perdono tempo ad analizzarli seriamente: sanno già che quando lo avranno fatto la situazione sarà completamente mutata. Giorno e notte gli azionisti si scambiano prospettive di guadagno per l’immediato futuro, mai oltre le 48 ore, e cercano di convincersi che da qualche parte là fuori ci sia qualcosa di prevedibile. Il bar dei broker è considerato il miglior bar della Torre Nord ed è l’unico con una sala fumatori. In questo bar puoi incontrare gli uomini più ricchi delle due Torri che sorseggiano un Margarita mentre alle loro spalle migliaia di cifre sono il frutto del loro potere».
«Come ci porta tutto questo ai laboratori?»
«Accomodatevi», risponde Applewhite indicando le due poltrone davanti alla scrivania, «questo filmato potrà aiutarvi a capire due cose: se davvero volete visitare gli stabulari e se della Rumore Bianco ne sapete abbastanza».

Clara ti guarda un istante e poi si siede. Fai altrettanto.
Applewhite spegne la luce.
Parte il filmato.

CONTINUA (primo capitolo qui; il secondo qui)

 

Francesco Cortonesi

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