CASUAL FRIDAY #23: UN PRETRENTATREESIMO DI CRISTO

Casual Friday (ora anche su Facebook) è la rubrica di Verde nata per promuovere un nuovo reading code. Ogni settimana un racconto inedito di un autore diverso che cercherà di farvi ridere, divertirvi o semplicemente imbarazzarvi. Pensavamo di aver raggiunto lo zenit del Friday dopo i fasti della settimana scorsa ed ecco invece Francesco Quaranta fare il miracolo con Un pretrentatreesimo di Cristo. È venerdì, rilassati!
Illustrazione di
DeadTamag0tchi (The Death of Anna Sardina).

Il Concilillum non è un medicinale, bensì una ristretta e alquanto segreta riunione di cardinali fedelissimi al Capo della Chiesa. Si riunisce nell’ala est del palazzo Vaticano, al termine di un corridoio ricco di drappi in cui regnano dinastie di acari, in uno stanzone ad anfiteatro completamente affrescato dal Tirasanti e adornato dagli stucchi dello Smadonnari.
Sacerdoti-camerieri, votati quindi al servizio in tutto e per tutto, si occupano di allestire la sala, adatta a ricevere tutti e venti i partecipanti, con postazioni pc, un proiettore, telefoni con linee sicure, blocchi per appunti, penne cancellabili e ovviamente un sacco di Bibbie che non si sa mai un crollo di fede improvviso.

Un prete di servizio sta posizionando brocche di acqua fresca sul velluto rosso del tavolo che ricorda da vicino un tappeto da biliardo rosso sangue. No, non si tratta di acqua santa, è acqua minerale. Il prete si domanda però se una volta toccate le labbra di Sua Santità e da questi sorbita, l’acqua non diventi davvero santa, seppure leggermente frizzante. Si trattiene prima di degenerare per quella china.
Ma ecco che la porta punteggiata d’oro si spalanca, entra la breve processione di Cardinali e il cameriere rammenta con una muta imprecazione di aver dimenticato la Pepsi per il Camerlengo (Paolo Fox l’aveva predetto che sarebbe stata una settimana pessima).

«Dai dati relativi agli ultimi due trimestri possiamo concludere che, se da un lato il gradimento e la fiducia nell’istituzione Chiesa sono cresciuti di vari punti percentuale, ecco che si registra un costante calo d’interesse nelle fasce giovanili. E senza ricambio generazionale si va in perdita, cari colleghi».
L’uomo in rosso e bianco, non ha mai amato questi colori ma anche il costume è lavoro, fa una pausa per scorrere attorno con gli occhi e abbassa così la bacchetta telescopica con la quale ama indicare le sue diapositive Power Point. Sebbene non redatte da lui, esse sono il suo orgoglio: anche un uomo di fede deve affidarsi necessariamente a numeri, dati e ordini di esposizione. Ma sono soprattutto le animazioni di transizione a mandarlo in estasi.
La volta del soffitto si perde in una campana di buio dovuto alle persiane abbassate, solo dei neon brillanti accarezzano la porpora che ricopre il tavolo, lampade basse, che illuminano troppo da vicino il volto dei presenti, curvi sulle proprie mani e i propri pesi di padri della Chiesa. Soltanto un viso resta in ombra, poggiato allo schienale del tronetto di capotavola. Da quel bracciolo s’alza una mano.

«Sì, Sua Santità. Ha domande?» dice il cardinale con la bacchetta.
«Lei chi è?» domanda quello.
«Ma come, Sua Santità… Sono io, Bertone».
«Giusto, giusto. Mi scusi, è che sono abituato che ci fa le cose alle spalle».
«Comprensibile».
«Siamo amici su Facebook?»
«Sì».
«Continui pure».
«Dicevo: serve qualcosa di fresco che faccia appeal sui giovani» e subito Bertone si pente di aver usato quella parola: è risaputo che Sua Santità, sebbene parli per forza di cose diverse lingue, tenga molto a separarle una dall’altra e perciò gli inglesismi sono soliti scatenare la sua ira viscerale.
Eccolo infatti alzare ancora una volta la mano mentre il Camerlengo raggiunge di fretta la boccetta di Valium che tiene a portata per queste evenienze.

Il Papa lascia correre. «Crozza mi imita ancora?» chiede.
«Certo», interviene il Camerlengo sollecitato dal sollievo. Pensa che ci vorrebbe proprio un sorso di Pepsi, ma non riesce a trovarla. «Ma solo i quarantenni precari lo ritengono un comico, Sua Santità» aggiunge.
Lui, oggi Camerlengo, ha alle spalle una breve carriera da stand-up comedian, sa di cosa parla, tuttavia non gli pare il caso di farlo notare in questo momento.
«Abbiamo fatto l’album rock…Voi mi avete fatto fare l’album rock», si sfoga il Papa: quando usa quel tono arrocchito puoi avvertire sulla pelle la minaccia di punizioni divine (o quella dei cartelli di narcos argentini, ma non ci piace ragionare per stereotipi).
«Sua Santità, cerchi di capire… Non siamo passati da un reality…»
«Non dire reality!», sibila un altro.
«Il Giubileo è alle porte» mormora allora il Papa che rimugina e borbotta sotto la sua mitra bianca e a tutti ricorda una candida pentola di fagioli che cuoce a fuoco lento, poi dice: «Dobbiamo diventare viral

La stanza freme e il silenzio si fa elettrico. Il riverbero di quella parola scioglie di strizza il colesterolo nelle coronarie dei presenti: minimi miracoli per i timorati di Dio.
«Ha in mente qualcosa…», mormora Bertone ormai in disparte, il pc rimasto ancora allo screensaver dell’acquario.
«Il Segreto di Phatima». il Papa rompe il suo silenzio. Adora quel nome, l’ha inventato lui stesso, lo fa sentire al passo coi tempi.
«Sua Santità!» esplode la sala.
«È molto azzardato… Il collegio cardinalizio non ha ancora espresso il suo parere…».
«I giovani sono fondamentali, Siamo ai minimi storici come appunto diceva… lui».
«Bertone».
«In periodo di Giubileo serve un segnale forte, altro che marketing! Appelliamoci alla fede stessa e rendiamola di nuovo cool! Senza il supporto dei giovani non posso sperare di essere rieletto!»
La sala ripiomba nel mutismo, pare la riunione di una setta segreta che controlla capitali e destini di migliaia di persone sulla base di idee irrazionali e sciocche favolette, invece è solo colpa degli abiti strani e delle luci.
«Era una battuta».

ESTRATTO DAL LIBRO “L’ULTIMO MIRACOLO DI CRISTO”
Ed. Vaticane, febbraio 2016, di C. Lucarelli & P. Brosio.
Il 16 gennaio 2007, alle venti e trenta, don Fausto Roppi sta davanti al pc. Un link misterioso apparso in mail lo invita ad aprire un video ancor più misterioso. La connessione è disattivata, tuttavia la pagina si carica da sé. L’uomo è colto da un capogiro mentre gli pare di vedere il cursore del mouse muoversi da solo e cliccare sul messaggio.
Un file di grosse dimensioni comincia il download: si tratta di un video in formato 4k, una tecnologia che nel 2007 non era ancora implementata. Una volta terminato il download, però, il video in questione non occuperà alcun byte di memoria sul pc: si tratta di un file miracoloso. Fino al 2013 è stato impossibile accedere al file e visualizzarlo.

Piazza San Pietro è un brulicare di voci e strilli nell’oscurità di lampioni smorzati, gli elicotteri della stampa inquadrano così un bassorilievo fluido e catramoso di ombre e flash. Un operatore della troupe aerea ha un’ispirazione: scatta una foto di questo oceano, aumenta il contrasto tra bianco e nero, la pubblica su Instagram con il tag #umanità. Quarantacinque cuoricini e due commenti.

Dalla piazza, canti e inni sono andati incontro alla sera e contro il fresco della primavera, la massa promiscua di fedeli, curiosi e professionisti si ammassa e trabocca dalle vie principali attorno ai maxi-schermi installati in vari punti della città. Il racconto giornalistico di questo avvento non fa altro che paragonare la scena alla Babele biblica perché la fantasia è in ferie.
Tutti lì in attesa da quando il Papa ha annunciato che il filmato, il cosiddetto Segreto di Phatima, verrà proiettato. Popcorn e zucchero filato offerti fino a esaurimento scorte.
Il giubileo è inaugurato da mesi, si prospetta un’estate di rilancio per il cattolicesimo e una florida stagione per la città di Roma. Il momento è storico.
Un suono di campana irrompe grave nella piazza e la gente ingoia la propria voce, i maxi-schermi si accendono.

Qui l’autore deve ricorrere a un artificio codardo al fine di dare un’idea del video prodigioso, poiché, come spesso accade con questioni divine, la parola umana ragionata e soppesata si scopre inadeguata. Ci si rivolgerà allora al riflesso di questo miracolo negli occhi dei presenti, nelle loro parole immediate, frutto di impressioni e reazioni non filtrate a posteriori.
Ecco dunque che una signora in prima fila, per esempio, giurerà di aver riconosciuto il proprio nipote in quel giovane uomo mostrato a schermo, gioioso, gaio, colmo di fede e fiducia nella conoscenza del Padre, mentre annuncia il suo prossimo compleanno “Vi aspetto all’Ultima Cena!
Ma soltanto un parroco di provincia saprà farci notare l’ombra di scura consapevolezza negli occhi del giovanotto che s’agita sullo schermo in pose volutamente volgari e ammiccanti: «È la corruzione della fede» dirà grave, «la rappresentazione fisica di tutto ciò che Gesù vuole eliminare con il suo sacrificio. Compresa la musica del diavolo Aviicii». Nessuno gli farà notare che anch’egli sta tenendo il tempo.
Ma anche problemi ben più pratici interessano gli spettatori: come un buon padre di famiglia che chiede se adesso sarà necessario aggiungere una tappa in più alla Via Crucis, quella dei balli di gruppo; oppure una fashion vlogger che ci farà notare come il filmato sia chiaramente montato con Final Cut Pro.
La disputa teologica sarà invece sottile e si svolgerà in rapide pennellate, mentre su tutti gli schermi di Roma il figlio di Dio ammicca e finge di lavorare con una pialla da falegname. Secondo gli esperti il viso dell’uomo ritratto combacia alla perfezione coi tratti somatici di quello impresso sulla Sacra Sindone, basta una veloce comparazione tramite software sofisticatissimi, ma tale procedimento individuerà anche una via mezzo tra un giovane De Sica e Ibrahimovic.

E i giovani? Non manca chi si sente gasato dall’avvenimento: «Perché Gesù stava a fare i balletti e le pose, no? Cioè, potente comunque vedere che era un tipo come noi», dirà un aspirante PR di Latina.
Certo, la gente assiste a una moda un po’ discutibile, quella del prediciottesimo, con la musica tamarra e tutti gli effetti pessimi, le pose volgari, le danze sconce, eppure già varie campane sostengono quanto storicamente sia accertata l’esistenza di tali riti all’entrata nella maggiore età, anche se così su due piedi nessuno saprà citare delle fonti.

«A diciotto anni il piccolo Gesù era un emarginato, quasi un nerd, sempre preda dei bulletti del tempio», ci spiega uno storico della figura del Cristo, fresco di laurea e perciò sbronzo di prosecco, «Poi arriva la consapevolezza di essere figlio di Dio, di essere vicino alla fine e così lui sguinzaglia il suo ego. Lo fa con questo gesto mondano e imbarazzante».
Un modo per attirare l’attenzione sull’importanza dell’amore di Dio, quindi? Ma Gesù Cristo non era un tipo molto più hipster?
Non c’è tempo per interrogarsi poi tanto, non davanti alle varie combinazioni di tuniche e sandali, tessuti stupendi e calzature pratiche ma eleganti, di certo sponsorizzate, come suggerisce l’indugio delle inquadrature sui dettagli. L’abito preferito dal pubblico è quello giallino che lascia leggermente scoperto un pettorale, elemento vedo non vedo che porterà presto a eleggere Gesù Cristo come sex simbol omosessuale.

Certo, c’è qualcuno che si domanda come abbiano fatto a trovare una videocamera nella Galilea del primo secolo, ma è lì che sta il miracolo, si spiegherà. Ben più difficile da spiegare è invece la presenza di un’intera scena girata sui binari di un treno, con tanto di locomotiva sfrecciante che attraversa il corpo fisico del nostro beniamino lasciandolo intatto, anche se un po’ scompigliato. Anche questo contribuirà all’assurzione a icona gay.

Alla fine dei venti minuti di filmato e per i giorni successivi le differenti voci si consolideranno dietro a diverse posizioni. Nel mondo social tuttavia l’opinione più diffusa sarà: PESSIMA REGIA. PESSIMO ATTORE. SOGGETTO TREMENDO.

«Non ha funzionato». Il Papa apre così l’assemblea. Ha abbandonato la facciona bonaria, appesa accanto alla finestra della piazza.
«Nemmeno un miracolo moderno è sufficiente, la fede non basta più per queste generazioni», suggerisce Ratzinger, la cui presenza non può più essere celata, e rendendo quindi micidiale il suono della parola generazioni.
«Non sanno più sognare», commenta il cardinale spagnolo che è solito esprimersi per mezzo di luoghi comuni.
«Non abbiamo calcolato l’effetto Lory del Santo. Ormai tutto è trash a priori».
(Lory del Santo, ironia dei nomi, ognuno ne riflette in silenzio.)
«È un giorno triste per la Chiesa di Roma» tuona il papa, «e io sono arcistufo di fare il buono».
«Credo sia tempo di rivelare il secondo Gesù Cristo», annuncia Bertone posando la sua bella bacchetta telescopica.
Diciotto paia di occhi si posano su Bertone, esclusi quelli del cardinale ceco, non perché per una strana coincidenza del destino sia anche privo della vista, ma perché distratto dall’sms della escort.
Tutti sono d’accordo, Sua Santità approva.
Ma questa è un’altra storia.

Francesco Quaranta

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