BLACK FRIDAY

Riassunto delle puntate precedenti: Andrea Frau è scomparso, non ne abbiamo più notizie dal 16 ottobre scorso. Quelli del Casual Friday, in pieno delirio scissionistico, assicurano che Tabagista tornerà sano e salvo tra due settimane, per il primo venerdì del 2016. Noi intanto ci prepariamo al peggio e per non lasciare nulla di intentato abbiamo deciso di raschiare il barile, la settimana scorsa con Khepri, oggi (che è giovedì, grazie tante, lo sappiamo: quello che non sapete voi è che sarebbe pure il compleanno di Andrea) con Black Friday, l’ultimo racconto consegnato da Frau in redazione prima di sparire. In calce un messaggio che riportiamo fedelmente: “Ho scritto questo racconto canticchiando Siamo Dei di Lucio Dalla. Per questo ho pensato: durante le riunioni di redazione non potremmo ascoltare i Vanessa Van Basten invece di Calcutta? Poi ho pensato: potremmo almeno suggerire ai nostri amati tre lettori di leggere Black Friday ascoltando Siamo Dei?”
E sia (Auguri Andrea, ovunque tu sia).
Illustrazione di DeadTamag0tchi (Deep Kiss).

Dei ragazzini bevono birra su un balcone. Ridono rumorosamente, insultano chi passa sul marciapiede, tirano le lattine vuote per strada, uno piscia sui fiori della vecchia di sotto. Uno di loro aggredisce un anziano senza un braccio:

«Ehi, vecchio! Lo sai che morirai, vero?»
«Ho visto i fascisti, ho combattuto i tedeschi, secondo voi ho paura di voi? Piccoli stronzi!»
«È della morte che dovresti aver paura, nonno!»
«Ci convivevo tutti i giorni, che cazzo ne sapete, siete ancora sporchi di sangue e placenta, aborti mancati, frutto marcio di gravidanze isteriche!»
«Ahahah, sei uno tosto! Se sei così figo come mai non viene nessuno a trovarti? Dove sono i tuoi figli, i tuoi nipoti? Dopo la guerra ti sei sentito inutile, no? Non facevi che parlare di quello che avevi fatto, di quello che avevi visto e la gente non ne poteva più di te. Nessuno voleva vedere il soldato mutilato, la gente voleva dimenticare, andare avanti, così ti sei ritrovato solo, tre anni di avventura, di eroismo, e sessant’anni di mediocrità, di nulla. Perché sei ancora vivo?»
«La guerra sarebbe da fare contro di voi, siete il nuovo cancro!»
«Oh, guarda, in questo momento Marco, tuo nipote, sta accarezzando la testolina del figlio con la mano che tu non hai. Lo sapevi che la moglie ha partorito ieri?»
Il vecchio si accascia, ha un malore.

Tornando dal Conad noto una scritta nera sul muro: IN COSA?
Mi chiedo: Cosa avrà voluto dire chi l’ha scritta? Poggio le buste a terra e fisso il messaggio, pensieroso. Una spallata mi ridesta: una signora mi sorpassa.
«Signora, aspetti!»
La signora infastidita si ferma. Le chiedo: «In cosa?»
Lei mi guarda. Non sa che dire. Abbassa lo sguardo e va via.

Un signore sulla sessantina fischia dal balcone per attirare la mia attenzione, mi giro e urla: «Ragazzo! Anch’io stamattina mi son fatto la stessa domanda! Cosa vorrà dire? In cosa credi? In cosa speri? In cosa dovrei infilare il mio pene?»
«Esca che ci pensiamo» gli dico.
Dopo un’ora siamo in otto. Tutti a fissare la scritta. In sette con le buste della spesa abbandonate sul marciapiede; molte cose si stanno scongelando.
Qualcuno non andrà a lavoro, qualcuno tornerà a casa in ritardo. Ci saranno mariti, mogli e genitori in pensiero. Ma non c’è tempo per questo, la scritta è più importante.

«In cosa credi?» dice una distinta cinquantenne.
«Sì, anche secondo me intende quello».
«No, te lo sto chiedendo: in cosa credi?»
«Non saprei così su due piedi, credo che sia giusto rinunciare alla spesa per farsi qualche domanda. Che valga la pena lasciar scongelare due gelati…»
«Io credo che tutti questi negri che chiedono l’elemosina abbiano rotto i coglioni!» grida un signore in tuta da ginnastica.
«Io credo che tu sia un razzista di merda» risponde una ragazzina con i capelli corti.
«Signori», dico, «io credo che ci dovremmo calmare. Questa scritta non è stata fatta per farci litigare, ma per farci riflettere».
«Io credo che tu sia un po’ troppo saputello, che cazzo ne sai tu? Magari la scritta è stata fatta per aiutarci a scovare i coglioni come te e prenderli a calci in culo».
Si avvicina un poliziotto: «Allora, che succede?»
«Guardiamo la scritta», dico io indicandogliela.
Il poliziotto la guarda, sorride e lentamente si toglie la divisa, restando in mutande e canottiera. Poi si avventa contro il signore razzista e inizia a prenderlo a pugni sul viso. Una folla silenziosa assiste alla scena senza muovere un dito, senza tifare, e – quel che è più strano – senza riprendere col telefonino.

La ragazzina con i capelli corti prende un pennarello e accanto a quelle parole verga la sua risposta con caratteri che sembrano appartenere a una lingua sconosciuta. I bordi della scritta nera si illuminano d’un bagliore aureo. La giovane mi prende per mano, io non faccio resistenza e insieme entriamo dentro la scritta.
Sento un profumo di vaniglia. Quand’ero piccolo e giocavo a pallone in strada sentivo quel profumo provenire dal giardino d’una casa. Non ho mai saputo come si chiamassero quei fiori: erano forse gli Heliotropium? È un peccato non poter dare un nome alle cose belle, è un peccato che su Google non si possa sentire il profumo dei fiori.

La baby-gang bighellona su una panchina alla stazione, sputano in terra e ridono. Uno di loro si alza e scrive con la bomboletta sul muro: Perché tu, perché ora?
«Perché cazzo lo fai? Che significa?» domanda un suo amico.
«Mi piace incasinare la gente» risponde lui.

Al bar una signora con il passeggino sta bevendo un caffè. Mentre lo sorseggia muove dolcemente la carrozzina. Un membro della baby gang la indica. «State a vedere».
La signora starnutisce e il caffè bollente cade sul viso del neonato. A fatica trattengono le risate.
Due trentenni si stanno baciando vicino i binari. Lei è incinta. Sembrano tristi, forse lui sta partendo per lavoro. Sta per passare un regionale diretto. Uno dei ragazzini guarda il trentenne e agita la mano, con un gesto secco, come se volesse lanciarlo contro il treno. Ed è proprio quel che succede: Il trentenne vola contro il treno.
Il più timido di loro prende un bloc notes, spolvera resti di materia cerebrale schizzati sulla sua giacca e inizia a scrivere.
Uno degli stronzetti sorride: «Guardatelo, quello è un dio talmente impotente che scrive dei racconti».
La baby gang si scatena dal proprio Olimpo provvisorio: fulmina lampioni, fa deragliare treni e scatena risse tra la gente, provoca aborti e induce al suicidio. Il Pantheon intanto, durante l’Apocalisse, taglia a metà i prezzi del Conad: sarà il primo Black Friday al Conad di Sassari.

Andrea Frau

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