IL SUPER_EROE (CON GLI EXTRA POTERI CRACCATI)

Circa una volta al mese, qui su Verde, leggiamo un racconto di Gianluca Garrapa. Lo facciamo perché, per citare una vecchia réclame, “è buono qui, è buono qui.”
Illustrazione di Red Tweny (A heavy body with a burden, 50x70cm, inchiostro su carta, 2015).

«E io riesco a salire i grattacieli, senza usare le scale, intendo, facendo attenzione a non camminare il vetro delle finestre e lasciare impronte,» dice il giovane lavavetri, spostando il ciuffo ossigenato di capelli dalla fronte, e srotolandosi il pacchetto di Chesterfield dalla mezza manica della maglietta attillata al bicipite spontaneamente perfetto per via del lavoro. Che sprezzante che è, dall’alto quadrimensionale del parallelepipedo di cemento e vetro.

«Non ci credevo all’inizio, e l’idea di scaricare extrapoteri dal portale Vivi&LavoraMeglio non era lontanamente contemplabile, per me. E ora invece: extrapotere per camminata antigravitazionale ed extrapotere per velocità massima e precisione estrema, prima otto ore c’impiegavo e adesso in un’ora ti lavo un edificio di 50 piani manco fosse un giocattolo. E soldi? Tantissimi! Ho lasciato pure mia moglie, che me ne faccio di una tizia tradizionalista che preferisce restare al piano terra delle capacità umane, dico amore e serenità, a scapito degli extrapoteri?»

(Inutile esprimere il disappunto dei suoi figli: «Cioè, babbo, ora che hai gli extrapoteri non ci vuoi più bene, vero?» E la risposta implicita era sempre la stessa: «A cosa mi serve volervi bene se ottengo un piacere maggiore da un lavoro super veloce e da Dio solo sa quali altri sotto-extrapoteri che mi fanno godere di molteplici esperienze carnali e spirituali?» E via di seguito, a sfasciare famiglia e sentimenti con improvvise frasi lunghissime e ciniche.)

E continuava, il super-lavavetri: «Ma tu? Non li hai ancora provati? Cioè, dico… non hai voglia di vivere oltre le tue possibilità? Quando acquisisci gli extrapoteri, cambia tutto, se eri buono, diventi cattivo, certo, ma diventi super-potente. Cioè, a voler andare per il sottile, ci rimetti in qualità di vita, insomma dipende dal valore che dai alla vita, se per te la qualità la fanno cose come l’amore, l’umanità, la compassione, cose così, allora lascia perdere… È come mordere il frutto proibito della conoscenza, con la differenza che nessuno potrà scacciarti dal paradiso terrestre. Non più. Gli extrapoteri non ammettono il concetto di Dio, per quanto il primo esempio di extrapotere, si dice, l’abbia inventato proprio Lui. E senti cosa mi ha raccontato Elsa, l’estetista dove andava la mia ex-moglie:

“Io adesso ho in mano decine di SPA; prima, fare massaggi mi gratificava, sentivi dire da tutti: oh, Elsa è proprio una seconda mamma, quasi ti coccola. Insomma, la passione è importante, ma io a fine mese, tolto l’affitto, le bollette e altre spese importanti, eccomi a mani vuote. Senza un soldo. È tutto diverso ora, tutto. Insomma, sono ricchissima, riposata e bellissima. Mia figlia mi fa: Mamma, non si va più in giro insieme!  Ti ricordi? Mi portavi a fare le compere. Ed io le rispondo che ormai è cresciuta, è grandicella, può andarci da sola a fare acquisti. La verità è un’altra, è che non me ne importa più nulla di lei, diciamo: o lei o gli extrapoteri. Ho vaghi ricordi di prima, ero un’altra persona, mio marito mi aveva sposata per la mia dolcezza, per compassione insomma, non per amore. E adorabile lo ero oltre ogni misura. Adesso sono diversa, siamo diversi tutti, anche mia figlia un giorno cambierà. Ecco, è un problema, che non esistano extrapoteri in versione baby. Sì, il vantaggio è che acquisisci l’extrapotere di fare un lavoro in cinque minuti dove prima impiegavi tre ore, ma l’umanità, la compassione, queste cose qui vanno a farsi friggere. Ma chi se ne importa. A qualcosa si deve pur rinunciare per godere di certi privilegi.” Questo mi ha raccontato Elsa e in effetti, l’unico difetto degli extrapoteri, è che devi rinunciare alla tua umanità.»

Io non ci vedo tutti questi svantaggi: insomma, chi se ne frega dell’umanità, se hai un extrapotere poi non hai bisogno di nient’altro. E non saprei se è l’extravelocità o il fatto di non provare più sentimenti e cose del genere a rendere speciali le persone come Gigi il lavavetri o Elsa l’estetista. Fatto sta che prima, questi tizi, erano in pratica degli sfruttati, l’ultima ruota del carro: buoni, buoni solo a essere l’olio del sistema. Mogli che si sacrificano e padri che s’immolano alla devozione filiale, lavoratori doviziosi e passionati di mestieri che li sottomettono ai padroni. Perché? Risposta: per i soldi. Pochissimi, i rari soldi che servono a sostenere ritmi impossibili. Beh, io soldi ce li ho già. Senza bisogno di extrapoteri, io ho sempre lavorato pochissimo e guadagnato tantissimo e goduto in un modo che supera ogni fantasia umana. Però sono curioso, lo ammetto. Io, con gli extrapoteri: cosa potrei diventare? Minimo un capo della nazione, anzi, il re del mondo. Di più, un dio al contrario. Certo, mi fanno pena questi poveri alienati che usano gli extrapoteri per avere un po’ di considerazione in società, questi esseri buoni che diventano cattivi per integrarsi, e invece finiscono per disintegrare tutto quello che hanno faticato una vita a mettere su. Cattivi o buoni si nasce. Non si diventa. È come la pioggia sui vetri, quando riga tragitti che nessuno può deviare, a meno di essere vento o tergicristallo. Oppure puoi chiudere gli occhi e immaginare, sognare, territori diversi, diverse traiettorie. E cosa faranno quando gli extrapoteri si esauriranno, scadranno e dovranno aggiornarli e magari nel frattempo proveranno qualcosa, come un’astinenza, si accorgeranno della finzione del tutto? Adesso godono, come godo io, ora, senza extrapoteri. Per me è perfettamente naturale. Per loro no. Però sono davvero curioso di capire cosa si prova ad implementare cattiveria e rendimento lavorativo. Certo non pagherò per una versione originale degli extrapoteri, mi affiderò alla versione craccata.

E allora, chi se ne fotte, non ho bisogno degli extrapoteri, sono o non sono il migliore? Guarda te, ora va di moda questa cosa di essere velocissimi, pratici e tanto stronzi: io lo sono sempre stato. Quindi, quando dovrò aggiornare la versione demo di questi extrapoteri, semplicemente non lo farò. Loro torneranno a essere i soliti idioti di sempre, onesti, buoni, di quelli che ti verrebbe d’inzupparli nel latte e mangiarteli. Torneranno alla loro ponderatezza, la loro semplicità, alla vita banale di tutti i giorni. Insomma, via, non puoi essere un lupo se nasci agnello.

Dunque, se adesso vado di là e piglio a schiaffi mia moglie, così, e le faccio… un altro occhio… nero… vediamo… sì,

[…] ma non capisco… è buio, così strano, così… che mi succed… […]

(il novello super-eroe ha un mancamento, solo l’idea di un’azione malvagia l’ha profondamente turbato. Al limite di un mancamento. Un malvagio che manca alla propria malvagità. Sviene nell’atto di colpire sua moglie.)

«Allora? Che ti succede?» fa la moglie, fredda, sperando il peggio, quando il novello eroe riprende i sensi.
«Mah… non capisco…,» fa lui, «un abbassamento di pre…»
«Sai, è stato strano, sei venuto da me perché volevi picchiarmi. Ho pensato che m’avresti ammazzato e invece sei diventato grigio in volto, hai iniziato a sudare, m’hai abbracciato e poi sei svenuto. Dicevi cose tipo: Perdonami, aiutami, ti amo, e cose del genere. Per carità, non che dispiaccia, ma dette da te certe cose, mi hai mandato in ospedale tre volte in questo mese, e ora te ne esci con queste parole da… Onestamente ti preferivo prima. M’ero abituata alle botte. Mi sentivo quasi una privilegiata. Via, ora devo andare al lavoro. Quando ti sei ripreso, accompagnali a scuola.»

Chi sono loro? E chi sono io? fa il super-eroe fra sé.

«Babbo, io con te a scuola non ci vengo,» dice suo figlio, le braccia incrociate. Broncio.
« … e nemmeno io. Adesso sei un babbo-femminuccia,» continua la figlia in uguale atteggiamento.
«Prima mi hai dato una carezza: ti rendi conto? Diventi buono da un giorno all’altro?» Dice incredulo il figlio. Sospetto.
«Perché parli così? Era una carezza!» dice, precipitando dal cielo, e ferito, il novello super-eroe.
«Beh, non ci sono abituato alle carezze, era meglio prima.»
«Perché? Perché prima?»
«Sì, ma non piangere adesso, se davvero sei cambiato da un giorno all’altro, beh, hai sbagliato di grosso. Non va più dimostrare affetto verso i propri figli,» cinguetta gelida la figlioletta.
«Mio dio, parli come un adulto e hai solo 7 anni.»
«Vedrai! Con un padre che ti picchia e ti abusa tutti i santi giorni. Ma dico, davvero credi che sia più facile abituarsi alla bontà? La mia vita è distrutta, che me ne faccio, ora, di una carezza improvvisa?»
«Mah… non capisco, davvero, non riesco a capire: come ho potuto essere tanto…»
«Tanto stronzo? Lo anticipa il figlio, beh, cose che capitano. Quanto meno hai anticipato i tempi.»
«Che cosa intendi dire?»
«Che gli extrapoteri scaricabili in Rete hanno reso tutti quanti come eri tu prima: cioè mostri. Con te non ha funzionato. Sei diventato l’esatto contrario di quello che avresti voluto essere. Prendilo come un contrappasso.»
«Ma io non sono più quello di prima e ringrazio l’extrapotere craccato se adesso sono diventato buono. Non siete contenti? Adesso sono buono!»
«Beh, lo svantaggio dell’extrapotere è proprio questo: sei diventato buono! Ma non c’è più posto per i buoni. È tempo di violenza, e noi alla tua violenza c’eravamo davvero abituati…»
E il figlio prende per mano la sorellina e insieme escono da casa per andare a scuola.

Il novello super-eroe resta da solo, tutto il giorno, sembra riflettere. Il telefono squilla, tutto il giorno, e nessuno risponde. Forse è morto, il novello super-eroe, di crepacuore.

Gianluca Garrapa

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