SEMIAUTOMATICA #18

Verde 26, luglio 2014 (In copertina: Officina Infernale, Lady Doom)

Verde 26, luglio 2014 (In copertina: Officina Infernale, Lady Doom)

Ultima puntata di Semiautomatica, la rubrica che Simone Lucciola ha ideato e curato su Verde da gennaio 2013 a luglio 2014. La #18 è apparsa per la prima volta nell’ultimo numero del nostro cartaceo: siamo dentro all’atelier dove Sim ha imparato a non perdersi. Rimandiamo saluti e ringraziamenti a martedì prossimo, quando leggeremo ancora una puntata, l’unica inedita, pensata per Verde 28, il numero che avremmo voluto fare uscire nell’ottobre 2014.

Per disegnare uso da sempre colori poveri e pennarelli da cartoleria. Pilot 0.5 nera, Pilot signpen nera, Pilot 0.7 biro, Staedtler 0.4 nero, Tratto marker nero a punta tonda, acrilici dozzinali, bianchetto, pennelli sintetici di due o tre misure a caso, retini trasferibili da qualche antica giacenza. Questa è tutta la gamma finora utilizzata, per un totale di una trentina d’euro a scorta. Come carta uso la Fabriano Copy che si compra normalmente per la stampante casalinga, una risma 500 fogli. Il risultato è che la pagina tende ad assorbire l’inchiostro e si stropiccia alla pressione della gomma, però sono libero di accartocciare accartocciare accartocciare. Il mio piano luminoso è un vecchio espositore al neon, non ho che una vaga idea della differenza che intercorre tra una mina e l’altra. Cerchiometri e squadre sono vecchi di generazioni, completamente sbrecciati. Tirano delle linee storte e incongruenti come la mia vita, come la mia destra insieme ferma e tremolante. Penso agli atelier di quegli artisti affermati, pieni di utensili costosi disseminati ovunque sul pavimento, straripanti dai cassetti, tubetti di mille colori utilizzati una volta sola e poi lasciati a seccare senza rimpianti. Mi piacerebbe anche solo comprare una scatola di pantoni, un set di rapidograph, dei pennelli in pelo martora. Ma è un po’ tardi per devolvermi completamente alla causa, e la mia pigrizia è il peggiore dei deterrenti. Così faccio di necessità virtù, cerco di rivendere per buono il poco che ho imparato da solo. Dimentico quasi del tutto il confronto, e mentre procedo a tentoni il mio immaginario viene a galla sbilenco, si affaccia timidamente dietro anni di tentativi svogliati. Ma è anche così che ho imparato a non perdermi.

Simone Lucciola

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