SEMIAUTOMATICA #16

Verde 23, aprile 2014, also known as il numero degli AKA. Gli autori sotto pseudonimo erano almeno quattro, da Gabriele Di Benedetto (copertina e illustrazioni) a S.H. Palmer, da Luca Carelli a Olindo Guerrini, gran sacerdote di nom de plume (Lorenzo Stecchetti, Argia Sbolenfi, Marco Balossardi, Giovanni Dareni, Pulinera, Bepi, Mercutio, Odino Linguerri, Angelo Viviani e chissà quanti altri ): culto assoluto il suo Canto dell’odio.
Ci avviciniamo alla conclusione delle ristampe digitali di Semiautomatica: siamo arrivati alla sedicesima puntata (su diciotto), dove Simone Lucciola ci racconta della sua fascinazione adolescenziale per i wrestler americani, Mad Dog Buzz Sawyer su tutti.

L’ingiustizia è più forte di noi. Ci sarà sempre un bambino con la erre moscia a cui torceranno il braccio per fargli dire oritteropo.

Da ragazzino ero affascinato dagli eroi del wrestling. L’immagine parafascista dell’uomo inteso come montagna di muscoli, l’abbigliamento sgargiante, l’espressione da cattivi del western e le chiome incolte o impomatate sfoggiate dai lottatori nei servizi fotografici. La vedevo come una netta contrapposizione al mio fisico mingherlino che non mi avrebbe mai permesso di salire su un ring, pesare 120 chili o esibire un look da biker senza farmi ridere dietro. Invidia, stupore e ammirazione per quella sana razza americana superumana e infrangibile, la stessa ammirazione che in seguito avrei mostrato per il mondo – per certi versi parallelo – del rock’n’roll. Presi a comprare mensilmente Wrestling All Stars, che poi era l’unica rivista specializzata che fosse presente a quei tempi nelle edicole italiane: la traducevano papale papale direttamente dagli States, seguiva contemporaneamente tutte le federazioni e offriva ampie retrospettive. Lì appresi dell’accoltellamento di Bruiser Brody in Messico, dell’invalidità da anabolizzanti di Superstar Billy Graham e vidi un sacco di sangue vero che non mostravano in televisione. All’aeroporto di New York, nel 1992, riuscii finalmente ad acquistare un wrestling magazine in lingua: nelle pagine interne, in un trafiletto sbrigativo, c’era il necrologio con foto di Mad Dog Buzz Sawyer, appena deceduto a 32 anni per un’overdose di eroina. Questo prima che il 90% degli eroi morisse d’infarto, che Mickey Rourke interpretasse il personaggio di Randy The Ram nel film denuncia di Aronofsky e che lo stesso Hulk Hogan – giunto alla centesima, inutile operazione alla schiena – annunciasse pubblicamente di volersi suicidare per non convivere quotidianamente con gli antidolorifici. L’altra faccia della medaglia della super-razza, il backstage oscuro di questo scintillante vaudeville.

Era un anarchico, quindi non faceva un cazzo, dirà qualcuno al mio funerale.

Simone Lucciola

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