STORIE NERE #8: CAMILLA (PARTE I)

Verde 15, agosto 2013 (In copertina: Grazia Greuter, Mother and child)

Verde 15, agosto 2013 (In copertina: Grazia Greuter, Mother and child)

L’ottava Storia Nera scritta da Luca Carelli è il lungo e ambizioso racconto del camerata e filatelico Paolo Stroppiana e delle vicende che lo legano a un gruppo di donne morte o scomparse da Torino nel corso degli anni Ottanta e Novanta: sono Camilla Bini, Marina Di Modica, Letizia Teglia, Edvige Porta, Fiorella Rolfo e la dottoressa Bianca Tovo. Camilla è stato pubblicato nel numero 15 del cartaceo (agosto 2013) e nel Bestiario 2013 (apparso online nel febbraio 2014). Questa è la prima parte: la seconda, da Verde 16, la leggeremo tra due settimane.

L’assassino non lascia mai il luogo del delitto se la città è la sua scena. Le vittime scompaiono sotto le strade, dentro campi abbandonati, in buche profonde e sanguinanti. Non verranno mai più ritrovate. Sono storie tutte uguali che cominciano sempre allo stesso modo: un uomo impugna un’arma e colpisce dove fa più male; se viene bene si pente e poi sparisce, sotto una pioggia fitta e oscura o nella cortina fumosa di un pomeriggio infernale. Se viene male l’arma uccide, il braccio si pente ma si fa scoprire in fretta per una colluttazione non prevista o una sigaretta di troppo. Nel peggiore dei casi la storia viene molto male: l’arma colpisce e la mente è glaciale, non si pente né si fa braccare. È così che iniziano le serie, le eccezioni che eccitano i giornali perché sono rare e spettacolari.
Ma cosa succede quando le serie non si possono contare o non è possibile montarle in sequenza perché la pellicola è bruciata o è stata tagliata male?

Quando mi arrestarono ero sereno e solo un po’ seccato: sapevo che in carcere non mi sarebbe accaduto nulla, perché ormai era troppo tardi e a nessuno interessava più la nostra storia.
«Non ti accorgi che non conti un cazzo,» mi disse una volta un compagno romano, «perché se tu volessi parlare non avresti niente da dire». Avrei voluto veleggiare, come lui, lungo quella sottile linea tenebrosa di segreti rubati e ambiguità ostentate, che non si dipanavano mai in un’unica direzione ma si riavvolgevano senza fine in un nastro elegante come seta e più spietato di un filo spinato. Eppure mi sfuggiva la contingenza, fermo com’ero nella contemplazione di un passato che non era più il mio; e il futuro non mi apparteneva, perché scorreva in una corrente diversa, quella che altri riuscirono a guadare in virtù di un vissuto che era ancora presente e grazie a un proscenio maieutico e indulgente da dove incassare tutto in cambio di niente.
In cambio di una infiltrazione, un pentimento e una sequenza di testimonianze esplosive che avrebbero dovuto dare ordine e forma alla materia oscura e nera dello stragismo di destra.
Il camerata Paolo Stroppiana – novello demiurgo postmussoliniano – prometteva di squarciare il velo di Maya per consentire al mondo in attesa di conoscere tutta la verità; ma l’ex tippino torinese andò a sbattere contro il simulacro di una bellezza inesistente e tormentata e prese male la mira, sfregiando il volto di Maya.
Tanto rumore per nulla. Fu da un errore che prese inizio la stagione della lunga serie.

La sera del 2 aprile 1996 la logopedista torinese Marina Di Modica è ospite a cena della dottoressa Bianca Tovo. Lì conosce Paolo Stroppiana e la sua compagna Beatrice Della Croce Di Dojola. L’uomo, impiegato alla Bolaffi, è un appassionato di filatelia, e durante la cena scopre che Marina conserva in casa vecchi francobolli emessi dal Regime negli anni Trenta. Interessato all’acquisto, le propone una valutazione gratuita: i due fissano un appuntamento di lì a qualche giorno.
Tre settimane più tardi, il 26 aprile 1996, Marina prenota una visita ginecologica presso l’ospedale Sant’Anna di Rivoli, dove la dottoressa Tovo presta servizio. È un particolare tipo di esame glicemico che si effettua dal quarto mese di gravidanza in poi. Quasi dieci anni dopo, durante il processo di primo grado, la dottoressa che riceve la telefonata sostiene di aver creduto, all’epoca, che la chiamata non provenisse dal centralino, ma da un numero interno dell’ospedale; la dottoressa inoltre rivela che, come contatto telefonico, Marina avrebbe lasciato il recapito di una casa disabitata di proprietà dei genitori, pur abitando da diversi anni da sola in un appartamento in affitto.
Non c’è traccia nell’agenda di Marina di quell’appuntamento. I parenti e gli amici più stretti non erano a conoscenza di un’eventuale gravidanza della donna, che non si sottoporrà mai alla visita.

Poco meno di un anno prima, il 30 agosto 1995, Letizia Teglia raggiunge in autobus lo stesso ospedale. La donna, 24 anni, centralinista ipovedente del Tribunale minorile di Torino, capelli mossi e scuri, ha già abortito una volta e sospetta di essere incinta di nuovo. La visita ginecologica, fissata alle 15:30, termina verosimilmente attorno alle 18. Mezz’ora dopo la donna viene vista per l’ultima volta da un suo vicino di casa davanti alla fermata di un autobus in Corso Unione Sovietica, dall’altra parte della città.
Come ha fatto Letizia ad arrivare fino a lì? Qualcuno l’ha accompagnata in macchina?

Quasi dieci anni dopo la signora Teglia è nella stanza della figlia, che da allora è rimasta com’era. Ogni mattina passa la lucidatrice, rifà il letto, apre la finestra e spolvera la libreria. Poi apre l’armadio e accarezza i vestiti della figlia, che sanno di polvere e naftalina. La plastica protettiva crepita sotto il tocco pesante delle sue mani, un cappotto si sfila e finisce su una pila di maglioni piegati. Quella pila nasconde una scatola di scarpe piena di nastri incisi che erano sfuggiti alle precedenti perquisizioni della polizia. Sono le audiocassette che Letizia utilizzava per le sue lezioni di inglese. Una, sovraincisa, è indirizzata a Vittorio Emanuele Sia: due ore di registrazione in cui Letizia confesserebbe al suo ex-ragazzo di essere stata violentata da due uomini, nella stessa stanza in cui la mamma si trova in quel momento.
Lo stesso letto su cui è seduta. Il corpo di Letizia non è mai stato ritrovato. La mamma è convinta che sia stata rapita.

L’8 maggio 1996 Marina Di Modica esce di casa alle 17:30 con una scatola piena di vecchi francobolli e sparisce nel nulla. Uscita da lavoro alle 16:30, è stata dal parrucchiere, ha acquistato dei collant nuovi e forse un rossetto color pastello. La sua Y10 verrà ritrovata tre giorni dopo davanti all’ospedale Mauriziano, a pochi passi dal Sant’Anna. Dall’agenda della donna i familiari scoprono che la donna alle 18 doveva incontrare Paolo Stroppiana, il filatelico che avrebbe voluto acquistare i francobolli della donna. Stroppiana nega: Marina, giura l’uomo, ha disdetto all’ultimo momento l’appuntamento.
Per cinque anni non verranno condotte indagini. È soltanto un’altra delle tante donne che spariscono ogni anno in città, dice la polizia. Poi nel 2001 a un poliziotto o a un magistrato o a un giornalista televisivo torna in mente quell’appunto sull’agenda e pensa: chi è Paolo Stroppiana?

Quel poliziotto o quel magistrato o quel giornalista televisivo scopre che: Stroppiana ha militato nel gruppo di Terza Posizione; è stato arrestato a 17 anni per aver sprangato un compagno; nel 1982, infiltrato dalla polizia nei Nuclei Armati Rivoluzionari, contribuisce all’arresto di numerosi camerati; ha collaborato con la magistratura nei processi per la strage di Bologna, testimoniando contro Paolo Signorelli (ideatore), Licio Gelli (mandante) e la banda Fioravanti (esecutori). Nel 1985 è stato rilasciato.

CONTINUA

 

Luca Carelli

Annunci

One thought on “STORIE NERE #8: CAMILLA (PARTE I)

  1. Pingback: BLITZRECENZION #19: MITTAGEISEN | VERDE RIVISTA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...