SEMIAUTOMATICA #15

Verde 22, marzo 2014 (In copertina: Cavellini writing on nude male, Vile Magazine vol 3 n.2, estate 1977)

Verde 22, marzo 2014 (In copertina: Cavellini writing on nude male, Vile Magazine vol 3 n.2, estate 1977)

La Semiautomatica #15 è stata pubblicata nel numero 22 di Verde (marzo 2014), dedicato a Guglielmo Achille Cavellini, nel centenario della sua nascita. Copertina, illustrazioni e materiale per l’editoriale ci sono stati forniti da Vittore Baroni. I contributi sono di Alda Teodorani, Benedetta Torchia Sonqua, Paolo Gamerro, Andrea Frau, Giovanni Marchese, Simone Lucciola, S.H. Palmer, Luca Carelli.

D’accordo, e se il Ponte di Londra, Piazza Piccadilly, Villa d’Este a Tivoli e il porticciolo di Muggia fossero davvero come nel View-master? Tridimensionali, immobili, congelati in un mattino folgorante degli anni ’50 e ricolorati a mano da un fotografo professionista! Parenti a Braccio di Ferro e Peter Pan, al punto che da un momento all’altro potrebbero svolazzarti davanti Wendy e Michele o potresti trovarti a tu per tu con l’uncino di capitan Uncino, o ancora potrebbe incendiarsi tutto il fotogramma e per combutta disneyana accorrere il principe a cavallo che machetizza i rovi nel tentativo di salvare Aurora punta dal fuso, mentre traballa in bilico su un ponte sottile come un grissino e lungo come una quaresima. È troppo? Allora limitiamoci ai prati, alle balconate, ai piccioni, alle fontane. Quei panorami somigliano in tutto e per tutto a quelli della mia infanzia, come quel giardino fantastico di margherite in Viale delle Azalee (o delle Orchidee, o delle Ginestre o delle Mimose) che rimasi a guardare dalle sbarre di un cancello che non avevo il coraggio di scavalcare, mentre mio cugino, incurante della proprietà privata, si rotolava tra i fiori alti come lui. Ecco cosa deve essere il carcere. Il punto cruciale della questione, ad ogni modo, è che i colori di allora non erano gli stessi che vedo adesso, ne sono certo. Neanche le proporzioni, occhei, dato che la norma mi sembrava normalmente enorme, ma i colori erano percepiti in modo più luminoso e più intenso. Il tempo se li è poi fregati, sostituendoli con delle insignificanti tonalità pastello che tendono al grigio quando sei depresso. Probabile che sia un cromatismo meno kitsch e più adatto allo sguardo di un signore adulto e vaccinato, ma io continuo a trovare impagabili quei dischetti rotanti, che una volta facevano parte della mia ruota di Napoli. L’argento dei pesci pescati da Braccio di Ferro, per esempio…

Era soltanto l’orma di un trancio di pizza caduto di fresco sul marciapiede
ma sembrava il muscolo cardiaco esploso di qualche passante

Simone Lucciola

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