CASUAL FRIDAY #14: KARKI

Elisa Piatti

Elisa Piatti, Lone gnome

Casual Friday è la rubrica di Verde nata per promuovere un nuovo reading code. Ogni settimana un racconto inedito di un autore diverso che cercherà di farvi ridere, divertirvi o semplicemente imbarazzarvi. Oggi c’è Filippo Santaniello con Karki. È venerdì, rilassati!
Fotografia di
Elisa Piatti (Lone Gnome).

Il molosso schiuma e ha la testa larga come la ruota del furgoncino Vito con cui siamo arrivati a Ivrea, ma Karki non ha paura, glielo leggo negli occhi, c’ha scritto MORTE in tutti e due, e non gliene frega un cazzo di lanciarsi contro quel mostro perché chiunque era il suo padrone prima che io lo trovassi, deve avergli fatto qualcosa di malvagio al cervello per trasformarlo in una macchina assassina. Almeno così speriamo io e Giulio mentre la gente urla e ficca i soldi nella scatola di cartone che un tizio col berretto della Juve passa agli scommettitori.

Do una pacca sul culo secco di Karki che si gira di scatto e per poco non mi mozza la mano.
«Testa di cazzo!»
«Non deconcentrarlo,» dice Giulio. Il suo fiato caldo puzza di Sambuca. Giulio sapeva dei combattimenti, ma Karki l’ho trovato io. Sembra un incrocio tra un Fox Terrier e una nutria. È piccolo e brutto come un pipistrello e l’ho chiamato Karki come il cantante dei Dismember, perché sbavano allo stesso modo.
Tornavo a casa lungo il Po squagliando il fumo nella mano, quando sotto il ponte della Bocciofila vedo due puntini brillare nella notte. Penso ai catarifrangenti di una bici, ma i puntini non si muovono, allora mi avvicino e vedo i denti scoperti di un cane che pare gli abbiano fatto l’elettroshock. Orecchie dritte, coda all’insù, zampe secche. Il guinzaglio s’era aggrovigliato alla ruota di un Piaggio rovesciato. A chi è scappato ‘sto cazzo di cane non lo sapremo mai. Ho chiuso la canna e l’ho fumata pensando a quello che m’aveva detto Giulio sulle scommesse a Ivrea. Ho preso il cellulare e l’ho chiamato.
È arrivato in un quarto d’ora. Non gli ho dovuto spiegare niente. Appena ha visto il cane ha capito tutto. Abbiamo tritato il sonnifero nelle polpette e s’è fatto un sonnellino fin sotto il getto ghiacciato di una fontanella. Appena ha aperto gli occhi per poco non ci stacca le palle. Fortuna che gli avevamo messo la museruola.
Tocca a te Karki, vai e uccidi!

Lo libero quando il burino che tiene il molosso gli sgancia il moschettone dal collare. Karki parte a razzo, poi si ferma e gira intorno all’avversario. Entrambi ringhiano e si appiattiscono contro l’asfalto, finché Karki non schizza per aria come quel mostro-sanguisuga del film di Cronenberg, si attacca al collo del molosso e lì resta appeso peggio di un chupacabra. Il molosso scuote la testa ma Karki non molla. Tecnica dello sfinimento.
Bravo Karki!

Più che un combattimento tra cani sembra una gara di toro meccanico. Quando il molosso crolla, cala il silenzio. La gente ci guarda come se fossimo dei truffatori. Nessuno aveva scommesso un cazzo sul nostro Karki. Il tizio col berretto della Juve ci consegna i soldi. Il peggio è staccare Karki dal molosso e rimettergli la museruola. È sfinito.

Sul Vito, io e Giulio buttiamo fuori l’adrenalina gridando come pazzi. Nel cassone Karki prende parte ai festeggiamenti abbaiando isterico. Dobbiamo capire cosa farne: se riportarlo sotto il ponte della Bocciofila o a casa. Intanto contiamo i soldi. Duemila euro.
Metto in moto e prima di prendere l’autostrada dico a Giulio che ho voglia di festeggiare con una troia.
Lui ghigna. «Mi pare un’ottima idea!»
Cazzo se lo è!

Filippo Santaniello

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