SEMIAUTOMATICA #12

Verde 19, dicembre 2013 (in copertina: Rocco Lombardi, Una piccola bestia in una pozzanghera d’acqua)

Verde 19, dicembre 2013 (in copertina: Rocco Lombardi, Una piccola bestia in una pozzanghera d’acqua)

La settimana scorsa abbiamo lasciato Simone Lucciola alle prese con il fantasma (ma lui dice di no) di Benedetto Croce. Oggi rileggiamo la Semiautomatica #12, accantonando per il momento l’undicesima puntata, che recupereremo martedì 27 nella settimana dedicata a Lou Reed, a due anni dalla sua scomparsa, quando riproporremo per intero il numero 18 di Verde, anche noto ai nostri tre lettori come VeREEDe 0 – una fanza per Lou Reed.
In Semiautomatica #12 Simone ci racconta di quella volta che, il 4 ottobre 1994, i Ramones suonarono al Tendastrisce di Roma. Lui naturalmente era lì (ed era pure un martedì). La puntata è stata pubblicata nel numero 19 del nostro cartaceo (dicembre 2013), che ricordiamo per le illustrazioni di Rocco Lombardi e l’esordio di Vinicio Motta. C’erano anche Luca Piccolino, Alda Teodorani, S.H. Palmer, Francesco Cortonesi, Jesus Adentro e Luca Carelli.


Uno dei miei vizi è indossare gli indumenti che mi piacciono prima finché non diventano una seconda pelle e poi finché non sono completamente distrutti. Da ragazzo avevo un paio di Levi’s anni ’70 a zampa di elefante, già appartenuti a mio padre: li trovai in un armadio a casa di mia nonna insieme a mozziconi di vecchi sigari, cravatte fuori moda e lettere di imprecisate e sconosciute ex londinesi scritte su dei post-it. Erano del tutto senza tasche e li portai finché non si consumarono a tal punto che camminavo per strada con il culo in vista, perché il retro era andato a brandelli. Poi avevo un paio di jeans che per la metà anteriore erano rivestiti in similpelle nera: anche questi si riempirono ben presto di strappi e abrasioni e per giunta erano crivellati di bruciature di hashish. Ma io senza farmi tanti problemi ricoloravo periodicamente le parti dove non c’era più la similpelle con un pennarello acrilico nero, che spariva di nuovo a ogni lavaggio. La cosa più eclatante però fu quando il 4/10/1994 andai con Daniel, Fabio e Nicoletta a sentire i Ramones che suonavano al Tendastrisce.

Andai alla stazione di corsa sbattendo la porta di casa perché i miei non volevano lasciarmi partire, e una volta arrivati a Termini l’autobus fu preso d’assalto dai punk finché non venne la polizia e ne fece scendere un paio che anni dopo sarebbero diventati miei amici (allora i punk di Roma si radunavano quasi tutti a Piazza di Spagna). Furono arrestati, credo, ma fecero in tempo a tornare per il concerto. Fuori dal teatro incontrammo altri ragazzi e ragazze che avevano i capelli lunghi e il chiodo di pelle nera come me, e mi sedetti in circolo con loro a fumare una canna sul marciapiede. Per il solo fatto che eri lì per il loro stesso motivo, tutti ti rivolgevano la parola ed erano amichevoli: era così diverso da quell’ambiente di merda del liceo, dove i tuoi coetanei se ne stavano sulle loro o addirittura facevano finta di non conoscerti! Il concerto poi fu il migliore che abbia mai visto in vita mia, con un pogo fantastico e Fabio che si arrampicava invasato sui tralicci che reggevano il tendone. Per non perdere l’ultimo treno utile, poco prima dei bis fummo costretti ad abbandonare, ma camminando verso la pensilina passammo davanti a uno stand abusivo dove comprai due magliette taroccate: una dei Ramones con il logo che riportava Dee Dee al basso e Richie alla batteria, e una dei Sex Pistols con la regina d’Inghilterra. Ce le ho ancora entrambe: la prima ha mezza serigrafia cancellata ed è tutta slabbrata, la seconda è ormai senza maniche e si tiene insieme con un grosso spillone da balia. Mi hanno suggerito più volte di buttarle, ma io non le darei via per nulla al mondo, specie quella dei fratellini newyorkesi che ogni tanto ancora metto per ricordare (o ricercare) la felicità di quel giorno lontano.

Simone Lucciola

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