UOZZAP, OVVERO GLI IMPILATORI DI PIETRE

Verde 24, maggio 2014

Verde 24, maggio 2014 (In copertina: Nando Adiletta, Priestess)

Sergio Peter (Como 1986) ha studiato filosofia, laureandosi con una tesi di Estetica su Le città invisibili. Ha scritto racconti per Scrittori Precari e Atti Impuri. Collabora con La Balena Bianca. Il suo romanzo d’esordio, Dettato, è il primo della collana di narrativa Romanzi edita da Tunué.
Il racconto Uozzap, ovvero gli impilatori di pietre è stato pubblicato nel numero 24 del cartaceo di Verde (maggio 2014, copertina e illustrazioni di Nando Adiletta, contributi di Luca Marinelli, Sergio Peter, Filippo Santaniello, Luca Antonini, Filippo Parodi, Jacopo Marocco).

Non succede ancora niente. Eppure è sempre possibile vedere tutti i venerdì gli impilatori di pietre – che dal resto della popolazione si distinguono per l’età (15-29 anni) – all’opera presso i loro abituali luoghi d’incontro: benzinai, piazze, cimiteri, stadi, fermate degli autobus, auditorium, ospedali, autogrill, centri commerciali. Come facciano a darsi appuntamento in un determinato luogo e non in un altro, tutti insieme, in gruppi da ventitré, nessuno saprebbe dirlo.

Silenti, con certi passamontagna rossi, i bassi impilatori di pietre iniziano la loro solita occupazione, accuratamente e senza sbagli; che sia estetico il loro fine, come scrivono tutti i giornali, puramente estetico, questo è proprio falso. Infatti basta assistere alla breve vita delle pietre così impilate dagli impilatori di pietre per comprendere che quei mucchi, benché bellissimi a vedersi, sono lì per altro, non per deliziare gli occhi. Scopo ultimo che, per la verità, gli impilatori di pietre non sono interessati a comunicare esplicitamente al resto della popolazione.

Allora tutti i venerdì, alle undici, gli impilatori di pietre si fermano a osservare le loro opere momentanee, dopo quattro ore di lavoro volontario e gratuito: ogni volta in un punto diverso, ma sempre e comunque presso marciapiedi, rive di laghi e argini di fiumi, stazioni, spiazzi urbani molto frequentati, metropolitane, canali periferici di passaggio, s’ergono pile e pile di pietre tutte di diversa fattura. Certune ricordano come degli animali, o delle macchine utensili pronte a fare i primi passi, correre, ruggire, o preparate per essere pilotate. Altre, la minor parte, sono come delle piccole abitazioni, delle piramidi, sembrano grotte, persino palazzine. Una dopo l’altra gli impilatori di pietre raggruppano pietre delle più differenti qualità.

Si vede un giorno una pila a forma piramidale fatta nel modo seguente: alla base dieci pietre di talco, bianche, tutte sul punto di sfaldarsi in polvere per il peso di ciò che sostengono; più sopra, di color giallo piscio, la celestina, un solfato poco più duro, in nove pezzi striati di bruno. Che sia effettivamente wulfenite, ancora più in alto, quella pietra rossa in numero di otto, sarebbe possibile dirlo con certezza dopo attenti studi al microscopio ed il suo compito è di tener su la zincite arancione: viste in una giornata di sole queste sette pietre paiono infuocate. Poi i colori si raffreddano con le sei apofilliti azzurre, e il meraviglioso microclino verde, cinque esemplari identici, forse artificiali?

Posso fotografare questa immagine per pochi secondi con loro, gli impilatori di pietre davanti a me, di spalle, perché poi, in un secondo momento, calcolato dagli impilatori con accuratezza, la pila cadrà, lo so già, sparpagliandosi interamente a terra. Non siam fatte per essere guardate, paiono gridare le pile. Eppure appare la trasparente pietra viola, cattivo presagio per il resto della popolazione (si tratta di quatto tormaline, credo), e noti di conseguenza salendo l’eliodoro – giallo oro eliodoro, giallo oro eliodoro, giallo oro eliodoro – e tre; soltanto due berilli sono stati trovati dagli impilatori lì intorno e là sopra appoggiati.

Appena si distingue l’incolore corindone, un unico esemplare, l’altezza massima del cumulo, l’apice quasi o forse no, considerando l’Elemento Nativo là in alto, la punta della pila, la direzione indicata alla popolazione, il messaggio segreto, scagliatemi contro tutti i detentori di potere, incendiatemi, forza accorrete, fate presto ragazzi, l’equilibrio è momentaneo, sono invisibile ma ci sono, sono nascosto e non perdono: lanciatemi contro tutti gli oligarchi ridenti della televisione, del parlamento, dei consigli di amministrazione, addosso gli anonimi burattinai scagliatemi, preparate le catapulte, rovesciatemi contro i grassi doppiopetto, arrivano le fionde immense, le cerbottane, quando ascolti questo ecco si staglia il dio diamante in numero di zero, durissimo e purissimo, invisibile, la fonte della nostra vittoria impossibile, non faccio in tempo a nominarlo che già la pila crolla su se stessa. Non succede ancora niente. Tante pietre sparpagliate in luoghi di passaggio dai giovani impilatori di pietre. Eppure, come scrivono gli impilatori di pietre nel loro unico manifesto, 43 caratteri in tutto, PARREBBE NECESSARIO CHE ACCADESSE, QUALCOSA, da loro continuamente preparato. Uozapp?

Sergio Peter

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