SEMIAUTOMATICA #10

p.1 VERDE 17

Verde 17, ottobre 2013 (In copertina: Marco Teodorani, acrilico su tela)

Con la decima Semiautomatica attingiamo finalmente da quel gran numero che è il 17 del nostro cartaceo (ottobre 2013). Sei autori (su nove) per la prima volta sulle nostre pagine (era successo soltanto con il numero zero): si va dal maestro Gian Ruggero Manzoni (il Manzoni che preferiamo, cfr edit.), al Vate Pier Paolo Di Mino, passando per l’oscuro Joe Kossovo, il Neo-Noir Fabio Giovannini, il Collettivo Carrascosa Project fino a, il nome è una garanzia, Marco Teodorani, autore della copertina e delle illustrazioni interne.
In questa puntata Simone Lucciola ci racconta di quella volta che, in un sozzo fast-food di Corso Vittorio, ha conosciuto Benedetto Croce, cinque cani al seguito e per comanda, sempre la stessa, una lattina piccola di Coca Cola. Ne è quasi certo Simone, e noi siamo con lui: chi siete voi per dubitarne?

La clientela del fast food di Corso Vittorio di notte era variegata: ex tossici, piccoli spacciatori, turisti vaticani, barboni in pausa cena, borseggiatori del 64. Tutta gente loquace, cordiale a conti fatti, che se ti capitava di attaccarci bottone ti metteva a tuo agio riproducendo una sorta di sonnacchioso e perverso clima familiare, il che era probabilmente il risultato di un’empatia umana materialmente possibile solo a quell’ora. Ma c’era anche un altro signore, un anziano abitué, che non solo non risultava collocabile in nessuna delle categorie di cui sopra, ma anzi, esulava rumorosamente da tutto il chiassoso contesto. L’uomo dei cani imboccava quotidianamente verso le undici di sera con la sua figura pingue, baffuta e glabra, recando una pila di libri assortiti e cinque amici latranti al guinzaglio.

La comanda era sempre la stessa, una Coca Cola piccola. Quindi si sedeva al tavolino antistante l’ingresso a destra, lui, i suoi cani, la sua bibita e i suoi libri, e non rivolgeva la parola a nessuno per nessun motivo: si immergeva in un mondo parallelo come se si trovasse in una Biblioteca Alessandrina, in mezzo a polverosi scaffali strabordanti del lavoro millenario di dotti e miopi amanuensi. Sfogliava pagine su pagine di quegli ignoti tomi e litigava ogni tanto con gli inquilini che gli sostavano sotto la sedia, mollando dei grossi strattoni al cordino che li teneva insieme per farli stare fermi e zitti. Dopo un paio di esami fisionomici, mi accorsi che somigliava in maniera impressionante a Benedetto Croce. Era qualcosa di più di una somiglianza, forse era proprio lui che non era mai morto a Napoli e ora viveva a Roma in relativo incognito. Stefano, il banconista del turno di notte, era un mio amico che a quei tempi dormiva sul divano di casa mia. Così una sera gli dissi: «È già passato Benedetto Croce?»
E lui: «Chi?»
«Il filosofo. Quello che viene sempre coi cani».
«Quello è il principe Sforza Cesarini,» mi informò Stefano, «ha un palazzetto qui all’angolo, è un tipo strano. Ma chi è ‘sto Benedetto Croce?»

Così un giorno caricai il CD Letteratura dell’Enciclopedia Rizzoli Larousse, glielo feci vedere in foto e lui sbottò «Porco dio, è uguale!» Da allora il Principe divenne per tutti Benedetto Croce, però nessuno continuava a trovare uno straccio di motivo per interagire con lui, e intanto io fremevo e smaniavo letteralmente dal desiderio di capire che genere di persona o personaggio fosse quello sconosciuto. Così, dopo essermi castrato la lingua una decina di volte per tema di intervenire a sproposito, una notte raccolsi il coraggio a quattro mani, lo avvicinai mentre era al bancone a pagare la sua Coca Cola e gli dissi: «Le hanno mai detto che lei assomiglia palesemente a Benedetto Croce?»
Lui scese dalla sua galassia e mi guardò stupefatto, come se gli avessero appena agitato un campanellino sulla punta del naso, cosicché per metterci una pezza aggiunsi: «Mi spiace, non intendevo disturbarla né offenderla».
«No, anzi,» fece lui, «per me è un onore essere paragonato ad un così grande ed insigne studioso. Lei sa di dove era originario Benedetto Croce?»
«Pescasseroli».
«Bravo, è un bene che un giovane come lei si interessi di queste cose,» e sparì dietro la porta d’ingresso risucchiato dal buio della notte, seguito a ruota dai suoi cinque cani.

Sono quasi certo che l’uomo con cui ho parlato fosse davvero Benedetto Croce.

Simone Lucciola

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