ROCK CRIMINAL #4: PRESUNTO INNOCENTE

Savino Ficco, Bad Girl

Savino Ficco, Bad Girl

A distanza di quasi tre anni dall’ultima puntata (che per le virtù anacronistiche di questo blog abbiamo riletto meno di un mese fa) torna Rock Criminal, la rubrica che Sergio Gilles Lacavalla ha tenuto sulle pagine del nostro cartaceo dal luglio all’ottobre del 2012. La prima delle nuove puntate inedite a cadenza mensile è Presunto innocente, la storia di Rob Collins, il tastierista dei The Charlatans morto alla guida della sua BMW 520 a causa di un sizable amount of alcohol
Fotoillustrazione di Savino Ficco (Bad Girl).

Lo schianto somigliava a un colpo di pistola. L’attimo si dilata, poi s’infrange, all’improvviso e senza sorpresa. C’è sempre qualcosa di annunciato nell’imprevedibile. Non se lo aspettava di venire sbalzato fuori dalla vettura, eppure se lo sentiva. Non poteva farci più niente, proprio come con il colpo di pistola, la volta in cui finì dentro.

«Presto, parti, parti perdio!»
«Ma che cazzo hai fatto?»
«Ti ho detto di andare!»
Rob Collins mise in moto e si allontanò più veloce che poteva. Poco prima, questione di un paio di minuti, il suo amico gli aveva detto: «Aspetta qui».
«Dove vai?»
«Vuoi una birra?»
«Ma se stiamo andando al pub?»
«Vado a rubare qualcosa in quel negozio,» rispose l’amico e si mise a ridere.
«Dai sbrigati,» rispose Rob e rise anche lui. Il sorriso svanì presto dal suo volto quando sentì lo sparo.
«Cos’era quel colpo?» chiese più tardi all’amico.
«Poteva lasciar fare, e invece no! No cazzo! Non doveva andare così!»

Dal negozio di alcolici a casa erano due passi – ma era chiaro che di andare a casa non se ne parlava, e neppure al pub, se è per questo. Quell’imbecille ti va a rapinare un negozio a due passi da casa: idiota. E spara pure un colpo. Proprio adesso che lui, Rob Collins, è diventato il famoso tastierista dei Charlatans. Il suo amico balordo, va bene, non è nessuno, ma se gli avesse chiesto un po’ di soldi non avrebbe certo ricevuto un no come risposta. Probabilmente a Rob piaceva frequentare le cattive amicizie di un tempo. Forse cercava ancora l’inaspettato oltre le regole. Cazzo di un imbecille.

La macchina corre. Come sempre. Più di sempre. La fuga dura niente. Il giorno dopo, il 3 dicembre 1992, i due sono in stato di arresto. «E adesso?» Adesso non poteva che continuare a ripetere che lui con quella faccenda non c’entrava nulla. Perché sì, era così. Doveva essere così.

«Vi pare, Vostro Onore, che un musicista di successo abbia bisogno di rapinare un negozio?» disse il suo avvocato, che riuscì a convincere il giudice a far decadere l’accusa più grave di concorso in rapina a mano armata.
«Sì, mi aveva detto della rapina,» si limitò ad ammettere Rob durante il processo, «ma pensavo che scherzasse.»

Una volta scontata la pena, otto mesi (ridotti a quattro) per aver fatto salire in macchina il suo amico dopo il colpo, Rob Collins comincia a sentire che l’imminente declino del Manchester Sound coincide con il suo. Nessuno se ne è ancora accorto, soltanto lui ne è consapevole. Il negozio di alcolici gli ha regalato una bottiglia da perdente che non si esaurisce mai. Il 22 luglio del 1996 l’alcol nelle sue vene era in quantità superiore al limite consentito dal codice della strada: il doppio, avrebbe appurato il medico legale, dottor David Bowen, subito dopo che la BMW 520 di Rob, al ritorno dai Rockfield Studios, aveva preso una curva troppo forte in una strada di campagna vicino a Monmouth, scagliandolo fuori dall’abitacolo.
L’impatto sull’asfalto è tremendo. Rob rimane ucciso. La sua testa sembra un proiettile che infrange il parabrezza.

Sergio Gilles Lacavalla

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