CASUAL FRIDAY #10: SETTEMBRE

Savino Ficco, La pietà.

Savino Ficco, La pietà

Casual Friday è la rubrica di Verde nata per promuovere un nuovo reading code. Ogni settimana un racconto inedito di un autore diverso che cercherà di farvi ridere, divertirvi o semplicemente imbarazzarvi. Il decimo appuntamento lo firma Filippo Santaniello con Settembre. È venerdì, rilassati!
Illustrazione di
Savino Ficco (La pietà).

Stavo così bene prima che tornaste dalle vacanze che fino all’ultimo ho sperato che precipitaste con l’aereo o vi schiantaste sull’A1, ma niente, siete tornati puntuali come la Serie A e adesso volete rimpossessarvi della città dalla quale siete fuggiti: la metro ha ripreso a puzzare, il Raccordo a intasarsi, le università a brulicare di futuri ingegneri, avvocati, dentisti, i bar a macinare Spritz a 6 euro, Villa Ada a riempirsi di gente che corre.

Sono tornati pure Sandro e Guido. Eccoli. Camicia bianca, mocassini, braccialetti colorati delle discoteche più in voga al polso, cappello di paglia e mezzo centimetro di ricrescita sul petto abbronzato. Cosa vogliono da me? Il silenzio, l’attenzione, lo stupore. Si aspettano che ascolti le loro cronache estive, nonostante sappiano che potrei rimanerci male perché ho trascorso agosto a Roma, ho miliardi di pensieri e sono senza lavoro, però Sandro è preso bene, è al secondo gin tonic – siamo da Rizzi, seduti all’aperto – ci dà dentro così tanto coi dettagli che non posso fare a meno di visualizzare la scena: una striscia di sabbia fine e Sandro che si alza dall’ombrellone sulle gambe allenate di chi fa jogging col braccialetto Nike e il conto delle calorie consumate, e si immerge in acqua fino alle caviglie.
Sandro che ti chiama solo se Guido ha da fare, Sandro che quando lavoravo al pub passava dopo l’una di notte, scroccava un cocktail e se ne andava, Sandro che ha i soldi che gli escono dal culo e non voleva spendere 50 centesimi per il cesso del Chiringuito e ha deciso di pisciare in mare. Prima d’immergersi però – così dice – si è voltato verso la playa, e distrattamente s’è aggiustato il pisello nel costume, un gesto che fanno tutti, senza pensarci. Solo che quella smaneggiata Sandro l’ha fatta nel momento sbagliato, o nel momento giusto, dipende dai punti di vista.

«L’ho fatta mentre l’iguana guardava dritta verso di me» dice, e Guido fa un verso suino, non so se per il cellulare o per quello che ha detto Sandro.
«Quella avrà pensato che l’ho fatto per lei. Capito come? Tipo un segnale, che cazzo ne so».
Dice che lo guardava da quando lui e Guido avevano piantato l’ombrellone, ma secondo me è stato Sandro a metterle gli occhi addosso.
«Tutta secca, nera come un tizzo, i capelli che parevano saggina. Mi fanno schifo quelle così, hanno la pelle grinzosa e la cosa più grave è che non capisci quanti anni hanno, talmente incartapecorita che sembrava star lì da una settimana, sotto il sole, a cuocersi fino a squagliarsi, e in quella settimana, poco ma sicuro, nessuno se l’era chiavata».
Anche Sandro e Guido erano a secco. Guido aveva rimediato un pompino al Cavo Paradiso da una fatta di MD, e quando Sandro aveva cercato di dargliene un po’ del suo, le amiche l’avevano portata via.
«M’inquietava perché aveva la faccia arancione come Bossetti, hai presente? Non l’avrei toccata nemmeno col cazzo di un altro, almeno prima che s’attaccasse al ciuccio, però fa sempre piacere quando una ti guarda, cioè quest’anno sono andato a correre tre volte a settimana,» e alza la maglietta mostrando giusto un filo di pancetta abbronzata. Gliene do atto, i risultati sono evidenti. Vorrei solo che arrivasse al dunque, anche perché so già tutto della loro vacanza a Mykonos: ogni volta che aprivo Facebook c’era un selfie di loro due con le sopracciglia a spillo, le cannucce in bocca e il mare increspato dietro. Faccio fatica a credere che siamo rimasti amici. Dopo il liceo c’è stato un crack. Università diverse, io Lettere, Sandro e Guido Economia. Lavorano da sei anni in un’importante azienda di servizi di consulenza: bonus, macchina aziendale, tredicesima e quattordicesima. Ogni tanto facevano un salto al pub dove lavoravo (adesso ha chiuso perché l’ha comprato il Sultano, quello dei kebab).

«Piscio. Mi allontano di qualche bracciata e quando guardo la spiaggia vedo che lei non c’è più, è entrata in acqua e sta nuotando verso di me, spunta solo la testa, sembra un cazzo di labrador. Sinceramente non so cosa mi abbia trattenuto dal non scappare verso gli scogli, ero curioso di vedere quello che sarebbe successo, se davvero nuotava verso di me o se si stava facendo un bagno per i cazzi suoi. Stavo fermo, i piedi nella sabbia, un pesce mi ha morso il ditone, ma io niente, immobile e lei sempre più vicina, le vedo i tendini del collo e mi rendo conto che ha le labbra rifatte, gonfie, viscide, sembrano un pomodoro di mare. Mi guarda decisa, gli occhi da condor un po’ socchiusi, sia per gli spruzzi sia per farmi capire che m’avrebbe acchiappato. Prende una boccata d’aria e sparisce sott’acqua». Sandro manda giù la saliva con un sorso di gin tonic. «Cinque secondi dopo m’abbassa il costume. Cazzo, aveva i polmoni come due buste della Conad. È stata giù due minuti. Secondo me era allenata».
«A’ fa’ bocchini in apnea,» annota Guido, perso su Facebook.
«Dalla spiaggia credevo che ci avrebbero visti, ma quando siamo usciti la gente era tranquilla, forse a Mykonos so’ abituati. Te lo giuro Gabrie’, ‘na cosa tremenda…»
Io non ci sono più.

Da via Orlandini è sfrecciata una Polo con gli adesivi della Sardinia Ferries sul lunotto posteriore e i Diaframma a tutto volume. Tre anni fa quel disco l’ascoltavo con Manuela. Anche quell’estate non mi ero mosso da Roma, mi ero trasferito a casa sua, a Prati, perché i suoi erano partiti e lei non era voluta andare al Circeo con le amiche. Fumavamo erba in salotto e quando le veniva un attacco di panico – ogni volta che la baciavo sentivo il sapore dolce del Lexotan – salivamo in macchina e andavamo in centro ascoltando Faust’O, Kirlian Camera, i primi Litfiba. Manuela poi è rimasta incinta. Avevamo deciso di tenerlo. Io l’ho detto a suo padre, interrompendolo mentre guardava il GP sul divano, lo stesso sul quale io e sua figlia scopavamo. Non ho mai visto un uomo più incazzato di lui. Se non me ne fossi andato mi avrebbe messo le mani addosso. Il giorno dopo Manuela mi dice che ha deciso di abortire, perché la famiglia non l’avrebbe sostenuta. Ci siamo lasciati un mese dopo l’intervento. Io tutta sta merda non l’ho mai superata.

«Gabrie’, hai capito o no?» Sandro aspetta una mia reazione. Faccio un sorso di Beck’s. «Ho capito. Ti ha fatto un pompino».
«Subacqueo!»
«Subacqueo,» ripeto senza enfasi.
Domani è lunedì primo settembre. Sandro e Guido lavorano. Io accompagno mia madre al mercato.

Filippo Santaniello

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