THE FINE ART OF LIVING WAR

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Verde 8, gennaio 2013 (In copertina: Simone Lucciola ritratto da Enrica De Nicola)

Su Verde S.H Palmer ha curato la rubrica Blitzrecenzion e ha pubblicato a puntate il romanzo Apocalyptical Marsmellow Crunchers e una manciata di racconti, il primo dei quali, The fine art of living war, apparso nel numero 8 del cartaceo (gennaio 2013), piacque anche al maestro Giampiero Neri (vedi in calce al racconto). Uno dei momenti più alti e memorabili della storia di Verde.

Puntualmente mi perdo in libreria. Non riesco a soffermarmi sui titoli perché ogni libro mi fa venire in mente una persona, una situazione, qualcuno, qualcosa. Nella libreria dell’aeroporto, poi, tutto si amplifica portando alla mente luoghi e ricordi ancora più soddisfacenti. Anni riassunti in minuti, secondi che durano un giorno intero.

Trovandomi di fronte a una versione economica (paperback rosso ciliegia, 10×15) de L’arte della Guerra di Sun Tzu, ho pensato a quella persona che non riesco a staccarmi dalla pelle, dalle ossa, dal cuore – il che fa molto Dylan Thomas, e confonde i significati che si mescolano nell’uso contemporaneo dei due emisferi, nella concentrazione con cui strappi ritmicamente dal cosciotto di pollo gli ultimi pezzi di carne. In verità non credo che questa persona leggerebbe per intero il manuale del perfetto samurai, o magari non lo leggerebbe fino alla fine. In verità potrebbe anche leggerlo tutto in dieci minuti – perché sempre, quasi sempre, riesce a sorprendermi in un modo o nell’altro. Sarà lo stile aforistico, la sentenziosità di quelle frasi a volte totalmente avulse dal contesto, sarà proprio questo il motivo della mia associazione – che lo vuole un po’ generale e un po’ cacciatore – la ragione estrema della connessione. O forse è solo qualcosa di quel modo di essere così, come statue di marmo sotto un temporale.

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Gung-ho style never, never die…

La guerra è un concetto affascinante dai risvolti materiali noiosi: la tensione umana riesce a cancellare la poesia della nozione di “scontro, bandiera, vittoria, sconfitta” e Marte – fiero, bellissimo e nato come me i primi di marzo – prende la forma di piccoli generali col riporto, vili e poco virili, che non riescono ad accettare neanche la più semplice delle calvizie, figuriamoci la più banale delle sconfitte.

La guerra è uno stile di pensiero difficile da gestire, ma non si può certo negare che un guerrafondaio sia per sempre (gung-ho style never, never die). Sarà la passione mascherata dal disinteresse (la linea è molto più sottile di quello che si è soliti pensare). Sarà quel modo di guardare fisso l’orizzonte sotto la falda di un cappello: sempre in guardia, sempre all’erta. Sarà quel modo di proteggere la famiglia – sangue, carne, affinità e cervelli – come i lupi della steppa, ciechi a causa del riflesso del sole bianco sulle distese dei laghi ghiacciati che sono costretti ad attraversare.

Accettare la guerra dentro di sé è il presupposto principale per cercare di credere nell’esistenza di una pace qualsiasi. O forse è solo un modo come un altro per continuare a infastidire il prossimo.

Di quella volta che il maestro Giampiero Neri scrisse a Simone Lucciola dell’eccellenza di Verde, S.H. Palmer in particolare.

S.H. Palmer

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